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Sostenibilità sociale, dalle persone al valore per l’impresa

La sostenibilità sociale riguarda il modo in cui un’azienda genera valore per persone, lavoratori e comunità. In questo articolo vediamo cosa significa, perché conta per le imprese e come trasformarla in azioni concrete e misurabili

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Di Lorenzo Baronti   |   Agosto 25, 2026   |    ESG, Rendicontazione ESG

Il 75% delle aziende ritiene che le iniziative rivolte ai dipendenti producano anche un ritorno economico diretto, secondo il 4° Rapporto dell’Osservatorio Sodalitas sulla Sostenibilità Sociale d’Impresa.

La sostenibilità non riguarda soltanto la riduzione delle emissioni o dell’impatto ambientale. Sempre più imprese stanno infatti concentrando l’attenzione anche sulle persone, sulle condizioni di lavoro e sugli effetti generati sulle comunità.

È in questo contesto che assume sempre maggiore rilevanza la sostenibilità sociale, uno dei tre pilastri fondamentali dello sviluppo sostenibile.

PUNTI CHIAVE

Riguarda persone e comunità, non solo i dipendenti: include diritti, inclusione, benessere, condizioni di lavoro e impatti sociali

È uno dei tre pilastri della sostenibilità, insieme alla dimensione ambientale ed economica, ed è anche la “S” dei criteri ESG

Per le aziende ha effetti concreti su attrazione dei talenti, reputazione, produttività, rapporti con stakeholder e gestione dei rischi nella supply chain

Cos’è la sostenibilità sociale

Non esiste un’unica definizione di sostenibilità sociale, ma il concetto indica la capacità di promuovere nel tempo condizioni di vita e di lavoro eque, inclusive e dignitose, tutelando i diritti e il benessere delle persone e favorendo società capaci di affrontare insieme i cambiamenti.

Una definizione particolarmente utile arriva dalla Banca Mondiale, che associa la sostenibilità sociale alla capacità delle comunità di collaborare per affrontare le sfide, distribuire le risorse secondo criteri percepiti come equi e consentire alle persone di prosperare nel tempo. Il modello individua quattro elementi fondamentali: coesione sociale, inclusione, resilienza e legittimità dei processi decisionali.

In termini più semplici, il significato della sostenibilità sociale riguarda il modo in cui organizzazioni, istituzioni e imprese influenzano le persone: lavoratori, fornitori, consumatori, comunità locali e altri stakeholder.

Sostenibilità ambientale, sociale ed economica

Lo sviluppo sostenibile viene tradizionalmente analizzato attraverso tre dimensioni: ambientale, sociale ed economica.

La sostenibilità ambientale riguarda la tutela delle risorse naturali e la riduzione degli impatti sull’ambiente; quella economica punta alla creazione di valore durevole; la dimensione sociale della sostenibilità considera invece temi come lavoro dignitoso, diritti umani, salute, sicurezza, inclusione, pari opportunità e impatto sulle comunità.

Le tre componenti sono strettamente collegate. Una transizione ambientale, ad esempio, non può dirsi pienamente sostenibile se genera conseguenze sociali negative o aumenta le disuguaglianze.

Anche nei criteri ESG, utilizzati per valutare le performance ambientali, sociali e di governance delle organizzazioni, questi aspetti costituiscono la “S” di Social. Gli stessi ESRS europei (European Sustainability Reporting Standards), gli standard europei per la rendicontazione di sostenibilitàdedicano quattro standard alle questioni sociali: forza lavoro propria, lavoratori nella catena del valore, comunità interessate, consumatori e utilizzatori finali.

L’importanza della sfera sociale

Mettere le persone al centro dei percorsi di sostenibilità significa intervenire su questioni che incidono direttamente sulla qualità della vita, dalla tutela dei diritti alla riduzione delle disuguaglianze fino all’accesso a opportunità di formazione e lavoro.

L’importanza della sfera sociale emerge anche dai dati europei. Nel 2025 secondo Eurostat, 92,7 milioni di persone nell’Unione europea, il 20,9% della popolazione, erano a rischio di povertà o esclusione sociale. Un dato che mostra come temi quali disuguaglianze, inclusione e accesso a condizioni di vita dignitose rimangano centrali nei percorsi di sviluppo sostenibile.

La sostenibilità sociale diventa quindi un elemento complementare alle strategie ambientali: decarbonizzazione e tutela delle risorse devono procedere insieme alla capacità di generare effetti positivi sulle persone e sui territori.

Per questo motivo Ollum aderisce ad ASviS, l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, realtà impegnata nella diffusione della cultura della sostenibilità e nel raggiungimento degli Obiettivi dell’Agenda 2030.

Sostenibilità sociale e Agenda 2030

La sostenibilità sociale nell’Agenda 2030 non è associata a un unico obiettivo, ma attraversa numerosi Sustainable Development Goals (SDGs).

Tra quelli maggiormente connessi alla sfera sociale troviamo il Goal 3 – Salute e benessere, il Goal 4 – Istruzione di qualità, il Goal 5 – Parità di genere, il Goal 8 – Lavoro dignitoso e crescita economica e il Goal 10 – Ridurre le disuguaglianze.

Per le aziende l’Agenda 2030 può rappresentare una cornice utile per collegare iniziative e obiettivi aziendali a sfide sociali più ampie. Non a caso, nell’indagine Sodalitas il Goal 8 è quello maggiormente indicato dalle imprese intervistate (81%), seguito dalla parità di genere (76%) e da salute e benessere (66%).

Perché investire nella sostenibilità sociale aziendale

In un percorso di sostenibilità aziendale, la sfera sociale non risponde soltanto a considerazioni etiche. Se integrata nella strategia d’impresa, può incidere su numerosi aspetti organizzativi e competitivi.

Benessere e produttività. Salute e sicurezza, qualità dell’ambiente lavorativo e attenzione al benessere possono influire sull’engagement e sulle performance. Le analisi Gallup, società statunitense di ricerca, mostrano ad esempio che i team con livelli elevati di coinvolgimento registrano mediamente maggiore produttività e redditività, oltre a minore assenteismo.

Attrazione e fidelizzazione delle persone. Formazione, opportunità di crescita, equilibrio vita-lavoro e inclusione contribuiscono a rendere un’organizzazione più attrattiva.

Reputazione e stakeholder. Le politiche sociali possono rafforzare il rapporto con lavoratori, clienti e comunità. Un impegno credibile su temi come inclusione, benessere e diritti contribuisce infatti a costruire fiducia e a rendere più solido il rapporto dell’azienda con i propri stakeholder. Per individuare i temi sociali più rilevanti per l’azienda e per i suoi stakeholder, può essere utile partire da un processo di materiality assessment, che consente di definire priorità e aspettative da integrare nella strategia di sostenibilità.

👉 Chi sono gli stakeholder? Sono tutti i soggetti che possono influenzare l’azienda o esserne influenzati, come lavoratori, clienti, fornitori, investitori, comunità locali e istituzioni.

Banche, richieste ESG e rating. Le informazioni sociali possono essere richieste anche da clienti, investitori, piattaforme e provider di rating ESG. Inoltre, le linee guida EBA applicabili dal 2026 richiedono alle banche di identificare, misurare e gestire i rischi ESG: questi fattori possono quindi entrare, quando materialmente rilevanti, anche nella valutazione del profilo di rischio delle controparti.

Rischi sociali nella supply chain. L’attenzione non può limitarsi ai propri dipendenti. Condizioni di lavoro, diritti umani, salute e sicurezza e discriminazioni possono riguardare anche fornitori e lavoratori lungo la catena di approvvigionamento.

Come integrare la dimensione sociale in azienda

I progetti di sostenibilità sociale possono assumere forme molto diverse in funzione del settore, delle dimensioni aziendali e degli stakeholder coinvolti. Alcuni ambiti di intervento particolarmente rilevanti sono:

  1. Garantire condizioni di lavoro eque e inclusive, adottando politiche contro le discriminazioni, favorendo pari opportunità e monitorando aspetti come gender pay gap, salute e sicurezza. In questo ambito, alcune certificazioni sociali possono aiutare le aziende a strutturare e verificare il proprio impegno: la SA8000 riguarda temi come diritti dei lavoratori, lavoro minorile e forzato, libertà di associazione e condizioni di lavoro; la ISO 45001 certifica il sistema di gestione per la salute e sicurezza sul lavoro; la UNI/PdR 125:2022 è invece dedicata alla parità di genere, con KPI relativi, tra gli altri, a governance, processi HR, crescita professionale ed equità retributiva.
  2. Investire nella crescita professionale, attraverso programmi di formazione, aggiornamento delle competenze e percorsi di sviluppo che consentano alle persone di affrontare anche i cambiamenti tecnologici e organizzativi.
  3. Promuovere benessere e work-life balance, ad esempio attraverso strumenti di welfare aziendale, flessibilità organizzativa, sostegno alla genitorialità e iniziative dedicate al benessere.
  4. Estendere l’attenzione sociale alla supply chain, introducendo criteri ESG nella selezione e valutazione dei fornitori e monitorando eventuali rischi legati a diritti umani e condizioni di lavoro.
  5. Coinvolgere comunità e stakeholder, identificando le persone interessate dalle attività dell’impresa e valutandone esigenze e aspettative.
  6. Misurare gli impatti generati, definendo indicatori e metodologie che permettano di capire se le iniziative intraprese producono effettivamente i risultati desiderati.

Queste attività possono inserirsi in una più ampia strategia di Corporate Social Responsibility (CSR) o essere integrate nei modelli di organizzazioni come Società Benefit, che sono tenute a redigere annualmente una relazione d’impatto, e B Corp.

Come misurare la sostenibilità sociale

Misurare la sostenibilità sociale è più complesso rispetto alla semplice rilevazione di un singolo dato: occorre individuare gli stakeholder interessati, gli impatti generati e indicatori coerenti con gli obiettivi dell’organizzazione.

I KPI sociali possono includere, ad esempio, tasso di infortuni, turnover, gender pay gap, ore di formazione, presenza femminile nelle posizioni manageriali, copertura delle iniziative di welfare o valutazioni dei fornitori su criteri sociali. Lo stesso approccio basato su indicatori misurabili viene utilizzato anche per monitorare le performance di sostenibilità ambientale, attraverso KPI dedicati a emissioni, consumi energetici, rifiuti, utilizzo delle risorse e altri impatti.

Accanto agli indicatori possono essere utilizzate metodologie specifiche.

Lo SROI (Social Return on Investment) mette in relazione il valore degli impatti generati da un’attività con le risorse necessarie per realizzarla, cercando di attribuire un valore anche a risultati sociali che normalmente non emergono dalla contabilità tradizionale.

La Valutazione di Impatto Sociale (VIS) analizza invece, attraverso elementi qualitativi e quantitativi, gli effetti prodotti da determinate attività nel breve, medio e lungo periodo. Le linee guida italiane per gli Enti del Terzo Settore la definiscono proprio in relazione agli effetti generati sulla comunità di riferimento.

💡 Ollum supporta le organizzazioni nella misurazione degli impatti sociali, attraverso metodologie come Valutazione di Impatto Sociale (VIS) e analisi SROI, aiutandole a individuare gli effetti generati sugli stakeholder e a valutarne il valore sociale. Scopri il nostro supporto per la valutazione dell’impatto sociale.

Quando l’analisi riguarda prodotti o servizi può essere utilizzata anche la Social Life Cycle Assessment (S-LCA), che applica una prospettiva di ciclo di vita agli impatti sociali. La Life Cycle Sustainability Assessment (LCSA) amplia ulteriormente l’approccio integrando dimensione ambientale, economica e sociale.

Sul modello delle EPD ambientali, stanno emergendo anche le Social Product Declaration (SPD), dichiarazioni che comunicano dati verificati sulle performance sociali di un prodotto lungo il suo ciclo di vita. Le SPD si basano infatti su una Social LCA (S-LCA) verificata; il primo progetto pilota è stato pubblicato da EPD International nel 2023.

Infografica Ollum. Come misurare la sostenibilità sociale Bilancio sociale e bilancio di sostenibilità: quali sono le differenze?

Bilancio sociale e bilancio di sostenibilità non sono sinonimi.

Il bilancio sociale nasce principalmente per rendicontare responsabilità, attività e risultati sociali di determinate organizzazioni. In Italia esistono specifiche linee guida per gli Enti del Terzo Settore e l’obbligo riguarda, tra gli altri, gli ETS con ricavi o entrate superiori a un milione di euro e le imprese sociali.

Il bilancio di sostenibilità ha invece un perimetro più ampio e comprende informazioni ambientali, sociali e di governance, secondo standard e requisiti differenti in funzione dell’organizzazione e del contesto di rendicontazione.

La differenza principale sta quindi nel perimetro: il primo è focalizzato soprattutto sulla dimensione sociale e sulle finalità dell’organizzazione, mentre il secondo considera complessivamente le performance ESG.

Anche la redazione di un bilancio di sostenibilità secondo standard volontari può rappresentare un primo passo utile per mappare la situazione dell’organizzazione, perché consente di raccogliere e strutturare informazioni anche sulla dimensione sociale, oltre che sugli aspetti ambientali e di governance.

💡 Ollum supporta le aziende nella redazione del bilancio di sostenibilità, anche attraverso standard volontari, aiutandole a strutturare le informazioni ESG e a mappare in modo organico aspetti ambientali, sociali e di governance. Scopri il nostro supporto per il bilancio di sostenibilità.

Esempi di sostenibilità sociale

Gli esempi di sostenibilità sociale in azienda permettono di capire come principi generali possano tradursi in interventi concreti.

Lavoratori. Un’impresa può introdurre un programma di welfare che comprenda sostegno alla genitorialità, flessibilità lavorativa o iniziative per il benessere, monitorandone nel tempo utilizzo e risultati.

Inclusione. Un’organizzazione può analizzare retribuzioni e percorsi di carriera per individuare eventuali disparità, definendo obiettivi e azioni per favorire pari opportunità e accesso alle posizioni di responsabilità.

Formazione. Un’azienda può sviluppare programmi strutturati di reskilling e upskilling per accompagnare i dipendenti durante trasformazioni digitali o produttive, misurando partecipazione, competenze acquisite e sviluppo professionale.

Non esiste quindi un unico modello di sostenibilità sociale: interventi e indicatori devono essere scelti sulla base degli impatti dell’organizzazione e delle esigenze degli stakeholder.

Il nostro supporto per la gestione degli impatti sociali

Dalla tutela delle persone alla misurazione degli impatti, la sostenibilità sociale richiede metodo, obiettivi chiari e strumenti adeguati. Dopo aver visto cosa comprende e perché è importante, è utile capire come tradurla in azioni concrete e misurabili.

Integrare gli aspetti sociali nella strategia di sostenibilità quindi, richiede innanzitutto di individuare gli impatti più rilevanti e scegliere strumenti di analisi coerenti con gli obiettivi aziendali.

Ollum supporta le organizzazioni nella misurazione e gestione dei propri impatti sociali, attraverso attività come analisi SROI e VIS, Life Cycle Sustainability Assessment e percorsi più ampi di strategia e rendicontazione ESG. Affianchiamo inoltre le aziende nella redazione della relazione d’impatto e nei percorsi di certificazione B Corp, aiutandole a strutturare, misurare e comunicare in modo coerente il proprio impegno sociale.

 

Fonti:

World Bank: https://datacatalog.worldbank.org/search/dataset/0061880/social-sustainability-global-database

Eurostat: https://ec.europa.eu/eurostat/en/web/products-eurostat-news/w/ddn-20260430-1

Gallup: https://www.gallup.com/workplace/321725/gallup-q12-meta-analysis-report.aspx

Fondazione Sodalitas: https://www.sodalitas.it/conoscere/news-sodalitas/quarto-osservatorio-sodalitas-sostenibilita-sociale-competitivita-imprese

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