Bilancio di sostenibilità: cos’è e quando è obbligatorio
Il bilancio di sostenibilità è uno strumento sempre più centrale per le aziende italiane: chi è obbligato deve prepararsi per il 2027, chi non lo è riceve comunque richieste ESG da banche, clienti e investitori. In questa guida trovi tutto quello che devi sapere: cos'è, quando scatta l'obbligo, come si redige e quali standard adottare.
Bilancio di sostenibilità: cos’è e quando è obbligatorio
Il bilancio di sostenibilità è uno strumento sempre più centrale per le aziende italiane: chi è obbligato deve prepararsi per il 2027, chi non lo è riceve comunque richieste ESG da banche, clienti e investitori. In questa guida trovi tutto quello che devi sapere: cos’è, quando scatta l’obbligo, come si redige e quali standard adottare.
Di Davide Treghini | Ultimo aggiornamento: Agosto 5, 2026|Normative, Rendicontazione ESG
Il bilancio di sostenibilità è il documento con cui un’azienda rendiconta le proprie performance ambientali, sociali e di governance (ESG) verso investitori, banche e clienti.
Dal 2027 è obbligatorio solo per le imprese con più di 1.000 dipendenti e 450 milioni di fatturato: la riforma Omnibus ha ridotto drasticamente il perimetro CSRD originario.
Chi esce dall’obbligo non esce dalle richieste ESG: banche, clienti e grandi imprese di filiera continuano a chiedere dati, e il VSME è lo standard volontario pensato per rispondere in modo proporzionato.
Cos’è il bilancio di sostenibilità?
Il bilancio di sostenibilità, o bilancio ESG, è un documento attraverso il quale un’organizzazione rendiconta i propri impatti a livello ambientale, sociale e di governance. Si parla anche molto spesso di rendicontazione di sostenibilità.
Grazie al bilancio di sostenibilità le aziende possono comunicare in modo trasparente riguardo ai temi ESG con stakeholder come clienti, banche, investitori e dipendenti.
Oggi sempre più aziende redigono i bilanci di sostenibilità, anche se non sono soggette ad obbligo normativo. Infatti, la richiesta di dati ESG strutturati da parte del mercato è in forte crescita, soprattutto da parte di banche, grandi clienti, e consumatori.
Differenza tra bilancio di sostenibilità e report di sostenibilità
I termini bilancio di sostenibilità, report ESG e report di sostenibilità vengono spesso usati come sinonimi, poiché tutti riguardano la divulgazione di informazioni ESG attraverso
un documento aziendale.
In senso stretto, si parla di bilancio di sostenibilità quando ci si
riferisce al documento obbligatorio richiesto dalla direttiva CSRD, redatto secondo gli standard ESRS.
Si parla invece di report di sostenibilità per un documento più flessibile, spesso redatto in forma volontaria secondo standard come il VSME o il GRI.
In pratica, però, la distinzione non è rigida: anche la rendicontazione volontaria oggi segue standard definiti, che garantiscono una struttura coerente e confrontabile. Per
approfondire cos’è il report di sostenibilità, quali standard adottare e i vantaggi concreti per le aziende che scelgono di rendicontare volontariamente, leggi il nostro articolo dedicato
al report di sostenibilità volontario. Per vedere invece come si presentano nella pratica i principali bilanci di sostenibilità, consulta la nostra selezione dei migliori esempi di bilancio di sostenibilità.
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Dalla Dichiarazione Non Finanziaria al bilancio di sostenibilità
L’obbligo di rendicontare le performance ESG non è una novità del 2023. In Italia esiste già dal 2017, quando la Dichiarazione Non Finanziaria (DNF), introdotta dalla Direttiva NFRD, rese obbligatoria la rendicontazione per le grandi imprese di interesse pubblico con più di 500 dipendenti. Si trattava però di un documento prevalentemente narrativo, con standard flessibili e scarsa comparabilità tra aziende.
Con la Direttiva CSRD, il quadro è cambiato radicalmente: la rendicontazione è diventata molto più tecnica e strutturata, basata sugli standard europei ESRS, con l’obbligo di analisi di doppia materialità e verifica da parte di un revisore esterno.
Con la riforma Omnibus (Direttiva (UE) 2026/470), l’UE è ritornata sui propri passi, e il perimetro si è ridotto drasticamente: da circa 50.000 imprese europee coinvolte dalla CSRD originaria, si passa alle sole imprese con più di 1.000 dipendenti e 450 milioni di fatturato. Per tutte le altre, la rendicontazione rimane possibile su base volontaria, e lo standard raccomandato dall’UE è appunto il VSME.
Per chi è obbligatorio il bilancio di sostenibilità in Italia?
Il bilancio di sostenibilità è obbligatorio per tutte le imprese soggette alla direttiva europea per la rendicontazione di sostenibilità, conosciuta comunemente come direttiva CSRD.
Dopo le semplificazioni introdotte dalla riforma Omnibus, l’obbligo di bilancio di sostenibilità è stato notevolmente ristretto rispetto alla normativa del 2023. A partire dall’esercizio finanziario 2027, con pubblicazione del bilancio nel 2028, l’obbligatorietà del bilancio di sostenibilità si applica a:
imprese UE che superano entrambe le nuove soglie: più di 1.000 dipendenti e oltre 450 milioni di euro di ricavi netti annui
imprese madri di gruppi UE che superano tali soglie su base consolidata
alcune imprese di Paesi terzi con ricavi netti nell’UE superiori a 450 milioni di euro, quando la controllata o succursale europea genera un fatturato superiore a 200 milioni di euro.
È possibile che il decreto di recepimento italiano modifichi alcuni dettagli applicativi, ma la sostanza della direttiva europea rimane chiara: il bilancio di sostenibilità obbligatorio non riguarda più la maggior parte delle imprese inizialmente coinvolte, comprese molte grandi imprese e le PMI quotate.
ℹ️ Info AI — Abbiamo notato che chiedendo informazioni all’intelligenza artificiale in merito all’obbligo di bilancio di sostenibilità si ricevono spesso risposte non aggiornate, perché basate su articoli che riportano ancora le vecchie soglie CSRD pre-Omnibus. In questo articolo, invece, sono riportate solo le informazioni aggiornate sugli obblighi in vigore dal 2027, in base alla Direttiva (UE) 2026/470. Gli articoli che citano ancora le soglie precedenti sono da considerarsi obsoleti.
Da quando è obbligatorio il bilancio di sostenibilità?
L’obbligo di pubblicare informazioni sulla sostenibilità non è una novità recente. In Italia esiste già dagli esercizi iniziati il 1° gennaio 2017, quando la Dichiarazione Non Finanziaria divenne obbligatoria per alcune grandi imprese di interesse pubblico.
Nel 2026, la scadenza da tenere maggiormente in considerazione è quella del 1° gennaio 2027, a partire dalla quale inizierà l’obbligo di rendicontazione per le sole aziende soggette alle nuove soglie CSRD (più di 1.000 dipendenti e 450 milioni di fatturato).
Bilancio ESG obbligatorio: da quando, in breve:
Periodo
Chi è coinvolto
Pubblicazione del bilancio
Cosa cambia per le aziende
2024 → 2025
Imprese già soggette alla prima applicazione CSRD, in continuità con la precedente rendicontazione non finanziaria.
2025 dati riferiti al 2024
Queste imprese hanno già pubblicato il primo bilancio CSRD. Non sono state interessate dallo stop-the-clock e hanno continuato il percorso di rendicontazione.
2025 → 2026
Imprese già obbligate dal 2024 (prima fase CSRD).
2026 dati riferiti al 2025
Per l’esercizio 2025 non è più realistico fare affidamento su un’esenzione tardiva: l’anno si è chiuso e le imprese coinvolte stanno pubblicando, o hanno già pubblicato, il relativo bilancio nel corso del 2026.
2026 → 2027
Imprese già obbligate dal 2024 (prima fase CSRD).
2027 dati riferiti al 2026
Gli Stati membri possono prevedere un’esenzione transitoria per queste imprese. In Italia, l’effetto concreto dipenderà dal recepimento della Direttiva (UE) 2026/470: se recepita rapidamente, l’esenzione potrebbe rilevare per l’esercizio 2026.
2027 → 2028
Imprese che rientrano nel nuovo perimetro CSRD: oltre 1.000 dipendenti e oltre 450 milioni € di ricavi netti annui.
2028 dati riferiti al 2027
Le grandi imprese non quotate che superano le nuove soglie devono iniziare la raccolta dati ESG dal 2027 e preparare il bilancio di sostenibilità obbligatorio secondo gli standard ESRS.
PMI e imprese fuori perimetro
Imprese che non superano le nuove soglie CSRD.
Non obbligatoria
Non devono pubblicare il bilancio CSRD, ma possono ricevere richieste ESG da banche, clienti e grandi imprese della filiera. In questi casi può essere utile una rendicontazione volontaria secondo VSME.
Obbligo bilancio di sostenibilità 2026: esiste ancora?
Nel 2026 l’obbligo del bilancio di sostenibilità esiste solo per le grandi imprese già obbligate dall’esercizio 2024, quelle della cosiddetta prima ondata, che non hanno mai beneficiato della proroga stop-the-clock e hanno continuato a rendicontare senza interruzioni.
Per tutte le altre, l’obbligo riparte dal 2027, ma solo per chi supera le nuove soglie (1.000 dipendenti e 450 milioni di fatturato netto).
Un caso a parte riguarda le imprese della prima ondata che non rientrano più nel nuovo perimetro: la Direttiva (UE) 2026/470 prevede per loro un’esenzione transitoria anche per gli esercizi 2025 e 2026, ma questa deve essere recepita a livello nazionale. In Italia il termine per il recepimento è il 19 marzo 2027: fino ad allora, queste imprese restano formalmente obbligate.
Proroga dell’obbligo di bilancio di sostenibilità
Quando si parla di proroga, ci si riferisce allo stop-the-clock: il meccanismo temporaneo che ha rinviato gli obblighi per le imprese che avrebbero dovuto iniziare a rendicontare nel 2026 e 2027, in attesa che l’Omnibus definisse il nuovo perimetro.
Dal 2026 quella fase è chiusa. La proroga ha fatto il suo lavoro: evitare che le imprese sostenessero costi di rendicontazione per poi uscire dal perimetro pochi mesi dopo. Ora il riferimento è la nuova direttiva CSRD, che ha definito le nuove soglie di obbligatorietà del bilancio ESG in modo definitivo.
Quali aziende hanno l’obbligo di bilancio ESG dal 2027?
Dal 2027 l’obbligo del bilancio di sostenibilità riguarda le imprese che rientrano nelle nuove soglie della normativa UE sulla rendicontazione di sostenibilità. Come abbiamo visto sopra, si tratta delle imprese con oltre 1.000 dipendenti e oltre 450 milioni di fatturato annuo netto.
Nel concreto, un sottoinsieme delle grandi imprese che si erano fermate nel 2025 con la proroga stop the clock, ricadranno nuovamente sotto obbligo se superano tali soglie.
Queste imprese dovranno raccogliere i dati relativi all’esercizio 2027, e strutturare la rendicontazione secondo i nuovi standard ESRS semplificati.
Bilancio di sostenibilità obbligatorio per PMI: è ancora così?
No. A seguito della riforma Omnibus, le PMI non rientrano più nell’obbligo, nemmeno le PMI quotate, inizialmente coinvolte nella terza ondata CSRD.
Questo non significa che le richieste di dati ESG scompaiano. Banche, grandi clienti di filiera e investitori continueranno a chiederli. In questi casi lo strumento consigliato è il VSME, lo standard volontario UE pensato per le imprese fuori dall’obbligo.
La redazione del bilancio di sostenibilità èun processo strutturato che parte prima di tutto dalla scelta dello standard, perché da questa dipendono le fasi successive: il tipo di analisi di materialità, i dati da raccogliere e il livello di dettaglio richiesto.
Scelta dello standard di rendicontazione: prima di qualsiasi altra cosa, l’azienda deve capire quale standard adottare: ESRS, VSME o GRI. Per le imprese soggette a CSRD la scelta è obbligata: gli ESRS sono l’unico standard ammesso. Per le altre, la scelta dipende dal contesto: VSME per chi vuole uno strumento proporzionato e riconosciuto in Europa, GRI per chi opera in contesti internazionali.
Analisi di materialità: le modalità cambiano radicalmente in base allo standard scelto. Chi adotta gli ESRS deve svolgere la cosiddetta analisi di doppia materialità: identificare sia i temi ESG che hanno un impatto sull’azienda (materialità finanziaria), sia quelli in cui l’azienda ha un impatto su ambiente e società (materialità d’impatto). È un processo più complesso all’analisi di materialità classica. Chi sceglie VSME o GRI segue invece un approccio più semplice e flessibile.
Raccolta dati: è la fase che richiede più tempo. Occorre infatti raccogliere i dati ambientali, come consumi energetici, emissioni di gas serra, rifiuti, acqua, dati sociali, come retribuzione, formazione, infortuni, turnover, e dati relativi alla governance aziendale. Nella nostra esperienza con le aziende supportate nella redazione del bilancio secondo ESRS, GRI e VSME, questa è la fase in cui emergono le maggiori criticità: dati mancanti, sistemi non integrati, responsabilità non definite tra funzioni aziendali.
Redazione e impaginazione: il documento finale deve essere strutturato e coerente con lo standard scelto. Per le imprese soggette a CSRD, deve essere integrato nella relazione di gestione e rispettare i requisiti di tagging digitale XBRL.
Assurance: per le imprese soggette a CSRD, la verifica da parte di un revisore esterno abilitato è obbligatoria. Per le altre, è volontaria ma sempre più apprezzata da banche e clienti.
Leggi anche: i migliori esempi di bilancio di sostenibilità
Assurance del bilancio di sostenibilità
L’assurance è il processo di verifica indipendente del bilancio di sostenibilità da parte di un soggetto terzo abilitato (spesso chiamata impropriamente “certificazione del bilancio di sostenibilità). Serve a garantire che le informazioni riportate siano accurate, complete e conformi allo standard dichiarato. Essa avviene in due casistiche:
Assurance obbligatoria (CSRD). Per le imprese soggette alla CSRD, l’assurance è obbligatoria e deve essere svolta da un revisore legale o da una società di revisione abilitata. Il livello richiesto è la limited assurance: una verifica più snella rispetto alla reasonable assurance, che era stata inizialmente prevista come obiettivo futuro dalla CSRD originaria ma è stata eliminata con la riforma Omnibus.
Assurance volontaria. Le imprese fuori dall’obbligo CSRD possono comunque scegliere di far verificare il proprio report da un ente terzo, per aumentarne la credibilità verso banche, clienti e investitori. È una scelta sempre più comune, soprattutto per le aziende che operano in filiere con grandi clienti attenti ai dati ESG.
Un caso specifico di assurance volontaria è possibile grazie allo schema Get It Fair (GIF): attraverso un unico processo accreditato da Accredia, permette di ottenere sia un rating ESG che l’attestazione di conformità del report di sostenibilità (conforme a GRI ed ESRS).
Quali standard si usano per il bilancio di sostenibilità
Non tutti i bilanci di sostenibilità sono uguali: la struttura, il livello di dettaglio e gli indicatori richiesti dipendono dallo standard scelto. I principali sono tre.
Standard
Per chi
Caratteristiche principali
ESRS
Imprese soggette a CSRD (oltre 1.000 dipendenti e 450M€ di fatturato)
Standard obbligatorio UE, richiede l’analisi di doppia materialità, alto livello di dettaglio, verifica esterna obbligatoria.
VSME
PMI e imprese fuori perimetro CSRD
Standard volontario UE, molto semplificato rispetto agli ESRS, strutturato in due moduli (Base e Comprensivo), non richiede l’analisi di doppia materialità.
GRI
Qualsiasi impresa, standard internazionale
Lo standard più diffuso al mondo per la rendicontazione volontaria, flessibile e riconosciuto globalmente, usato anche fuori dall’Europa.
Esistono anche altri standard, come gli ISSB (IFRS S1 e S2), orientati principalmente agli investitori e alla materialità finanziaria. Per approfondire ogni standard, leggi le guide dedicate:
Dipende dalla situazione dell’azienda. Se sei soggetta alla CSRD, gli ESRS sono l’unico standard ammesso. Se sei fuori dall’obbligo ma vuoi strutturare una rendicontazione credibile, il VSME è oggi la scelta raccomandata a livello europeo: è molto più gestibile degli ESRS e offre uno “scudo” contro le richieste eccessive dei grandi clienti in filiera (value chain cap). Se operi in contesti internazionali o vuoi uno standard flessibile e riconosciuto globalmente, il GRI rimane un’ottima opzione.
Con la semplificazione degli ESRS prevista dall’Omnibus — la proposta EFRAG riduce i datapoint obbligatori di circa il 70% — anche le imprese soggette alla CSRD troveranno il processo di rendicontazione più gestibile a partire dall’esercizio 2027.
I vantaggi della rendicontazione di sostenibilità
Il bilancio di sostenibilità non è solo un adempimento normativo. Per molte delle aziende con cui lavoriamo, è diventato uno strumento concreto per organizzare meglio i dati interni, rispondere alle richieste del mercato e rafforzare la propria posizione competitiva. I vantaggi principali della rendicontazione di sostenibilità sono:
Trasparenza e fiducia degli stakeholder. Comunicare in modo chiaro e strutturato le proprie performance ESG aumenta la fiducia di investitori, banche, clienti e dipendenti. Sempre più banche integrano i dati ESG nelle condizioni di credito: avere un bilancio strutturato può fare la differenza nell’accesso al capitale.
Migliore gestione dei rischi. Il processo di rendicontazione obbliga l’azienda a mappare i propri impatti ambientali e sociali, identificando criticità che spesso non emergono dalla gestione ordinaria, i cosiddetti rischi ESG. Per le imprese soggette a CSRD, questo si traduce nell’analisi di doppia materialità; per le altre, anche un processo più semplice porta risultati concreti.
Riduzione dei costi e maggiore efficienza. Un’attenta gestione della sostenibilità porta spesso a ridurre sprechi, consumi energetici e inefficienze operative, con effetti diretti sui costi.
Reputazione e competitività. La rendicontazione ESG contribuisce a rafforzare il brand e a differenziare l’azienda in un mercato in cui clienti e investitori prestano sempre più attenzione ai dati di sostenibilità.
Non sono più obbligato a redigere il bilancio di sostenibilità: e adesso?
Con la riforma Omnibus, un grande numero di aziende è uscito dall’obbligo di rendicontazione. È comprensibile che molte di queste vedano nell’Omnibus un’opportunità per alleggerire i costi amministrativi.
Tuttavia, la richiesta di informazioni ESG non scompare, tutt’altro. Banche, clienti, partner di filiera e investitori continueranno a chiedere dati su emissioni, consumi energetici, gestione dei fornitori, welfare, sicurezza, governance e rischi climatici.
Lo ha sottolineato anche la Banca Centrale Europea, che pur dichiarandosi favorevole a una semplificazione proporzionata degli obblighi, ha espresso preoccupazione per l’eccessiva riduzione del perimetro CSRD e il suo impatto sulla disponibilità di dati per la valutazione del rischio di credito.
Per questo, molte imprese che escono dall’obbligo scelgono comunque di strutturare una rendicontazione volontaria. In questo caso lo standard consigliato è il VSME: molto più semplice degli ESRS, consente di rispondere alle richieste ESG del mercato con uno strumento proporzionato. Offre inoltre una protezione concreta: le grandi imprese in filiera non possono richiedere dati ESG oltre quelli previsti dal VSME (il cosiddetto value chain cap).
La divisione reporting di Ollum ha supportato aziende nella redazione del bilancio di sostenibilità secondo GRI, ESRS e VSME. Stiamo già lavorando con i primi clienti sui nuovi ESRS semplificati, la cui adozione è prevista dall’esercizio 2027.
Supportiamo le imprese in tutte le fasi del percorso: dalla scelta dello standard più adatto alla raccolta dati, dall’analisi di materialità alla redazione del bilancio, fino all’assurance e alla definizione di un piano di sostenibilità per il miglioramento futuro. Per i team che vogliono sviluppare competenze interne, offriamo anche un corso di formazione ESG dedicato al bilancio di sostenibilità.
Il bilancio di sostenibilità è già stato obbligatorio per alcune imprese a partire dall’esercizio 2024, con pubblicazione nel 2025. Dopo la Direttiva (UE) 2026/470, il nuovo perimetro CSRD si applica dal 2027 alle imprese che superano le nuove soglie: oltre 1.000 dipendenti e oltre 450 milioni di euro di ricavi netti annui.
Dal 2027, il bilancio di sostenibilità obbligatorio riguarda le imprese che superano entrambe le nuove soglie CSRD: oltre 1.000 dipendenti e oltre 450 milioni di euro di ricavi netti annui. Le imprese fuori perimetro non sono soggette all’obbligo CSRD, ma possono comunque ricevere richieste ESG dal mercato.
La normativa principale è la CSRD, modificata dal Pacchetto Omnibus I e dalla Direttiva (UE) 2026/470. Le imprese soggette all’obbligo devono rendicontare secondo gli standard ESRS, che definiscono le informazioni ambientali, sociali e di governance da comunicare.
No, dopo la riforma Omnibus le PMI non rientrano di norma nel perimetro del bilancio di sostenibilità obbligatorio CSRD. Tuttavia, possono ricevere richieste ESG da banche, clienti e grandi imprese della filiera. In questi casi può essere utile una rendicontazione volontaria secondo VSME.
Sì, nel 2025 c’è stata una proroga, il cosiddetto stop-the-clock, che ha rinviato alcuni obblighi di rendicontazione per le imprese che avrebbero dovuto iniziare a rendicontare prima dell’approvazione definitiva dell’Omnibus. Nel 2026, però, il punto centrale è verificare se l’impresa rientra o meno nel nuovo perimetro CSRD definito dalla Direttiva (UE) 2026/470.