Standard ESRS 2026: cosa cambia con la nuova versione semplificata
Il 21 settembre 2026 sono stati pubblicati in Gazzetta ufficiale UE i nuovi standard ESRS semplificati, adottati dalla Commissione Europea il 3 luglio. Ecco cosa prevede la revisione, quali imprese dovranno applicarla e da quando entreranno in vigore le nuove regole.
Standard ESRS 2026: cosa cambia con la nuova versione semplificata
Il 21 settembre 2026 sono stati pubblicati in Gazzetta ufficiale UE i nuovi standard ESRS semplificati, adottati dalla Commissione Europea il 3 luglio. Ecco cosa prevede la revisione, quali imprese dovranno applicarla e da quando entreranno in vigore le nuove regole.
Di Lucio Zagonel |Â Â Ultimo aggiornamento: Settembre 22, 2026Â Â |Â Â Rendicontazione ESG
Questa guida ti mostra cosa cambia con la nuova versione semplificata degli Standard ESRS, pubblicata in Gazzetta Ufficiale UE il 21 settembre 2026, e cosa comporta per la tua azienda — che tu sia già soggetto agli obblighi CSRD o che, con la revisione delle soglie, ci stia rientrando ora.
Grazie alla nostra esperienza nel supportare aziende di vari settori nella reportistica per la sostenibilità , noi di Ollum abbiamo condensato qui le informazioni più importanti in merito.
Scopri tutto ciò che devi sapere sui nuovi ESRS in questo articolo!
Indice
PUNTI CHIAVE
Gli ESRS sono linee guida europee per la rendicontazione ESG, pensate per garantire trasparenza e uniformità tra le aziende.
Restano obbligati agli ESRS solo gli enti che superano 1.000 dipendenti medi e 450 milioni di fatturato netto
La nuova versione semplificata degli ESRS, adottata il 3 luglio 2026, elimina oltre il 60% dei datapoint obbligatori e diventerà applicabile dagli esercizi che iniziano dal 1° gennaio 2027
Cosa sono gli standard ESRS?
Gli Standard ESRS (European Sustainability Reporting Standards) sono gli standard europei obbligatori per la redazione del bilancio di sostenibilità secondo la direttiva CSRD. Definiscono la struttura, i contenuti e gli indicatori che le imprese in scope devono rendicontare, garantendo che i dati ESG siano comparabili e verificabili in tutta l’Unione Europea.
Il 3 luglio 2026 la Commissione Europea ha adottato la nuova versione semplificata degli standard ESRS, successivamente pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea il 21 settembre 2026 con il Regolamento delegato (UE) 2026/1563. I nuovi standard riducono di oltre il 60% i datapoint obbligatori e di oltre il 70% i datapoint complessivi rispetto alla versione precedente.
I nuovi ESRS diventeranno il riferimento obbligatorio per gli esercizi finanziari soggetti a CSRD che iniziano la rendicontazione ESG dal 1° gennaio 2027.
Se stai valutando quale standard adottare per la tua rendicontazione — obbligatoria o volontaria — trovi un confronto completo tra ESRS, VSME e GRI nella nostra guida al bilancio di sostenibilità .
Per quali aziende sono obbligatori gli ESRS Standard?
Vige l’obbligo di conformarsi agli standard ESRS per tutte le imprese soggette alla direttiva CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive), ovvero la normativa che impone alle aziende di rendere pubblico il proprio impatto su ambiente e società , con riferimento ai principi ESG (ovvero di sostenibilità ambientale, sociale e di governance).
In origine applicabile ad oltre 50.000 aziende, il perimetro della CSRD è stato drasticamente ridotto nel 2025 dalla riforma Omnibus. Da allora, le aziende obbligate a redigere un bilancio di sostenibilità utilizzando gli ESRS sono tutte quelle che superano entrambe le soglie:
Più di 1.000 dipendenti medi
Più di 450 milioni di fatturato netto
In aggiunta, anche le imprese non UE con un fatturato di oltre 450 milioni nell’UE, così come alle loro filiali o succursali con un fatturato di oltre 200 milioni nell’UE sono obbligate a produrre il bilancio ESG basato sull’ESRS.
ESRS 2026: cosa cambia con i nuovi standard semplificati
Il 3 luglio 2026 la Commissione europea ha adottato una nuova versione semplificata degli Standard ESRS. Essi sono stati pubblicati definitivamente in Gazzetta Ufficiale UE il 21 settembre 2026.
I nuovi ESRS diventeranno obbligatori per gli esercizi finanziari che iniziano dal 1° gennaio 2027.
Per gli esercizi finanziari iniziati nel 2026 è invece prevista una fase transitoria: le imprese già soggette alla rendicontazione possono scegliere se applicare gli ESRS precedenti oppure i nuovi ESRS semplificati. Chi mantiene la versione precedente può inoltre utilizzare alcune specifiche semplificazioni introdotte dal nuovo Regolamento. La versione utilizzata deve essere indicata chiaramente nella dichiarazione di sostenibilità .
L’obiettivo della revisione è ridurre gli oneri amministrativi senza eliminare i principi centrali della rendicontazione europea, come la doppia materialità e la pubblicazione delle informazioni sugli impatti, i rischi e le opportunità ESG.
Riduzione dei datapoint obbligatori
La semplificazione più immediata riguarda la quantità di informazioni da rendicontare.
Rispetto agli ESRS del 2023, i nuovi standard eliminano più del 60% dei datapoint obbligatori e oltre il 70% dei datapoint complessivi, considerando anche le precedenti informazioni volontarie.
Molti requisiti sono stati accorpati, riscritti o eliminati. In altri casi è stato ridotto il livello di dettaglio richiesto.
La Commissione europea stima che queste modifiche possano ridurre di oltre il 30% i costi di rendicontazione sostenuti da ciascuna impresa.
Semplificazione degli effetti finanziari attesi
Una delle semplificazioni più rilevanti riguarda gli effetti finanziari attesi dei rischi e delle opportunità ESG.
Gli ESRS del 2023 prevedevano requisiti specifici per stimare in termini monetari le conseguenze finanziarie associate a cambiamento climatico, inquinamento, risorse idriche, biodiversità ed economia circolare.
Alle aziende poteva essere richiesto, per esempio, di stimare quanto un rischio idrico, una futura restrizione normativa o la perdita di biodiversità avrebbero potuto incidere sul fatturato, sugli asset o sui flussi finanziari.
Nella nuova versione sono stati eliminati i requisiti tematici specifici sugli effetti finanziari attesi relativi a inquinamento, acqua, biodiversità ed economia circolare.
Rimane un requisito generale nell’ESRS 2, ma con importanti semplificazioni. Quando la quantificazione non è attendibile, comporta un livello di incertezza troppo elevato oppure l’azienda non dispone delle competenze e delle risorse necessarie, è possibile fornire prevalentemente informazioni qualitative.
Il cambiamento climatico rappresenta l’eccezione principale. L’ESRS E1 continua infatti a richiedere informazioni specifiche sugli effetti finanziari dei rischi climatici fisici e di transizione, anche se con maggiori possibilità di utilizzare stime e semplificazioni.
Doppia materialità più proporzionata
Il principio della doppia materialità rimane alla base degli ESRS, ma viene semplificato il processo con cui le aziende devono individuare gli impatti, i rischi e le opportunità materiali.
Anche la raccolta dei dati lungo la catena del valore diventa più flessibile. Le aziende possono ricorrere maggiormente a dati settoriali, medie, stime e informazioni pubblicamente disponibili, senza dover necessariamente ottenere dati primari da ogni fornitore o cliente.
Eliminazione degli ESRS settoriali
La CSRD prevedeva inizialmente la futura pubblicazione di Standard ESRS dedicati a specifici settori economici.
Questi standard avrebbero dovuto integrare gli ESRS generali con nuovi requisiti e datapoint specifici, per esempio per settori particolarmente esposti a impatti ambientali o sociali.
Con la riforma Omnibus, l’obbligo per la Commissione europea di adottare gli standard settoriali è stato eliminato. Non saranno quindi introdotti nuovi ESRS obbligatori distinti per settore.
Rischi climatici fisici, di transizione e resilienza
La nuova versione dell’ESRS E1 rende più esplicita la rendicontazione dei rischi legati al cambiamento climatico.
Il nuovo requisito E1-2 è dedicato all’identificazione dei rischi climatici e all’eventuale utilizzo dell’analisi di scenario. Le aziende devono distinguere tra:
rischi fisici, derivanti da eventi estremi o cambiamenti climatici di lungo periodo;
rischi di transizione, collegati all’evoluzione delle normative, delle tecnologie, dei mercati e delle aspettative dei consumatori.
Il requisito E1-3 riguarda invece la resilienza climatica. L’azienda deve spiegare in che misura la propria strategia e il proprio modello di business siano preparati ad affrontare e ad adattarsi ai rischi climatici materiali.
Questi argomenti erano già presenti nella precedente versione degli ESRS, ma ora vengono organizzati in requisiti autonomi e più chiaramente identificabili.
L’adeguamento agli standard ESRS non è solo una questione di conformità normativa, ma può offrire numerosi vantaggi concreti, in primo luogo, in termini di competitività e reputazione, ma anche per quanto riguarda l’accesso a finanziamenti sostenibili, come i Sustainability Linked Loan, ad esempio. Inoltre, con l’entrata in vigore delle nuove linee guida EBA, gli istituti bancari sono obbligati a considerare i rischi ESG nella loro governance, e questo si traduce in richieste di dati ESG solidi alle imprese clienti.
Infatti, grazie agli ESRS, le aziende potranno divulgare le informazioni in modo trasparente e standardizzato, diventando in questo modo più attraenti per gli investitori, che sempre più orientano le loro decisioni in base ai dati ESG.
Inoltre, avere degli standard uniformi a livello europeo evita alle aziende il grattacapo burocratico di doversi allineare a molteplici standard volontari. Nel lungo termine, questo porterà a una riduzione dei costi di rendicontazione, semplificando i processi interni.
Vale la pena ricordare che gli ESRS non esauriscono il quadro degli obblighi di rendicontazione ESG: si affiancano ad altri framework europei, come la Tassonomia UE, con cui è opportuno mantenere coerenza nei dati e nelle metodologie di calcolo.
Insomma, gli ESRS funzionano come una sorta di “lingua franca” della sostenibilità , facilitando la comunicazione e migliorando la comprensione reciproca tra le aziende, gli investitori e tutti gli stakeholder.
Differenze tra GRI e ESRS Standards
Gli standard ESRS si distinguono dagli Standard GRI (Global Reporting Initiative), uno dei principali riferimenti per il reporting di sostenibilità a livello globale, principalmente per il loro focus sul contesto socio-economico europeo.
Inoltre, un’altra differenza importante è che gli ESRS assumono un carattere vincolante, in quanto associati alla direttiva CSRD, che obbliga le imprese europee soggette di rendicontare la loro sostenibilità . Al contrario, i GRI rimangono, per così dire, volontari – anche se ampiamente adottati a livello internazionale.
Infine, mentre gli ESRS si basano sul principio della doppia materialità (considerando sia l’impatto aziendale sul mondo esterno sia i rischi esterni per l’azienda), gli standard GRI si concentrano principalmente sulla materialità d’impatto.
Come sono stati sviluppati gli ESRS Standards?
Gli standard ESRS sono stati sviluppati con la volontà di standardizzare il processo di rendicontazione tenendo conto delle esigenze delle imprese, e non solo come una normativa imposta dall’alto. Per questo essi sono stati creati da EFRAG, un organismo consultivo indipendente finanziato principalmente dall’Unione Europea.
All’elaborazione delle bozze degli ESRS hanno infatti partecipato direttamente “investitori, aziende, revisori, società civile, sindacati, accademici e organismi nazionali di normazione”, garantendo così che le voci delle diverse parti interessate venissero prese in considerazione, e consentendo di adattare gli ESRS alle reali necessità delle imprese (per maggiori info, vedi le FAQ ufficiali pubblicate dall’UE).
Il coinvolgimento di questi attori ha fatto sì che EFRAG apportasse modifiche sostanziali alla prima bozza, riducendo in modo importante l’onere amministrativo delle imprese, e dimezzando il numero di requisiti di rendicontazione previsti inizialmente.
L’approccio della doppia materialità negli ESRS
Uno dei concetti più importanti legati agli standard ESRS è il cosiddetto approccio di doppia materialità . I più informati tra di voi si ricorderanno che tale concetto non è nuovo, in quanto già introdotto nel 2019 nelle “Linee Guida sulla rendicontazione non finanziaria”, e consolidato ulteriormente nel 2021 con la CSRD.
Tale principio unisce le due prospettive della materialità , tenendo conto sia dell’impatto che le attività dell’impresa hanno sul mondo esterno (materialità d’impatto o esterna), sia di quanto i rischi del mondo esterno possano influenzare il valore e la performance economica dell’azienda (materialità finanziaria, o interna).
Il principio di doppia materialità integra questi due punti di vista, portando l’attenzione sul lungo termine: gli impatti negativi che un’azienda genera oggi sul mondo possono trasformarsi in rischi futuri, che a loro volta influenzeranno negativamente il valore economico dell’azienda.
Adeguarsi agli standard ESRS può sembrare complesso, ma seguendo un approccio strutturato puoi rendere la transizione più fluida e ottenere importanti vantaggi competitivi. Ecco come Ollum ti può supportare:
Valutazione di doppia materialità : Effettuiamo una valutazione approfondita della doppia materialità per capire il punto di partenza della tua azienda
Analisi del gap: Identifichiamo gli scostamenti tra lo stato attuale della sostenibilità aziendale e i requisiti degli standard ESRS, per elaborare un piano d’azione mirato.
Raccolta e gestione dei dati: Strutturiamo la raccolta e l’elaborazione dei dati ESG per una reportistica conforme e accurata.
Ciclo di miglioramento continuo: Applichiamo la logica del ciclo di Deming per monitorare, verificare e migliorare costantemente l’implementazione degli standard ESRS.
Coinvolgimento degli stakeholder: Promuoviamo una comunicazione efficace e coinvolgiamo tutti gli stakeholder.
Gli ESRS e i GRI condividono molti principi, ma differiscono in alcuni aspetti chiave. Gli ESRS integrano la doppia materialità , richiedendo la rendicontazione sia sugli impatti che un’azienda ha su persone e ambiente, sia sui rischi e opportunità finanziari legati alla sostenibilità . I GRI, invece, si concentrano principalmente sulla materialità di impatto, valutando gli effetti dell’azienda sull’ambiente e la società . Inoltre, gli ESRS sono specifici per il contesto normativo europeo e, a differenza dei GRI, sono obbligatori per le aziende soggette alla CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive).
La principale differenza tra ESRS e ISSB sta nel focus. Gli ESRS coprono un’ampia gamma di temi ambientali, sociali e di governance (ESG), e richiedono alle aziende di rendicontare sia sugli impatti che le loro attività hanno su persone e ambiente, sia sui rischi e opportunità finanziari legati alla sostenibilità . Gli standard ISSB, invece, si concentrano principalmente sui rischi e opportunità finanziari legati ai temi ESG, con un focus più stretto sulle informazioni rilevanti per gli investitori.
Gli ESRS impongono alle aziende di rendicontare sulle tematiche ambientali, sociali e di governance (ESG) con un focus sulla doppia materialità . Le imprese devono rendicontare sia sull’impatto che hanno su persone e ambiente, sia sui rischi e opportunità finanziari legati alla sostenibilità .
Gli ESRS devono essere utilizzati a partire dai bilanci relativi all’esercizio finanziario 2024, per le aziende soggette alla CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive), con rendicontazione obbligatoria dal 2025 per il primo gruppo di aziende (grandi imprese quotate).
No, le PMI non quotate non sono soggette a nuovi requisiti di rendicontazione sulla sostenibilità . Tuttavia, sono stati sviluppati degli standardsemplificati e volontari (VSME) per aiutare le PMI non quotate a rispondere a eventuali richieste di rendicontazione da parte di clienti, investitori o altri stakeholder.