Linee guida EBA sui rischi ESG: le banche richiedono più dati ESG alle imprese
Dal gennaio 2026 le linee guida EBA impongono agli istituti finanziari di considerare i rischi ESG nelle decisioni di credito. La conseguenza pratica è diretta: le banche chiederanno sempre più carbon footprint, piani di decarbonizzazione e bilanci di sostenibilità ai propri clienti.
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Di Davide Treghini | Gennaio 21, 2026| Finanza sostenibile
Questo articolo spiega cosa prevedono le Linee guida EBA sui rischi ESG e perché le banche richiederanno sempre più frequentemente informazioni ESG alle imprese.
Diventa quindi sempre più importante per le imprese, anche non soggette a CSRD, iniziare a strutturare i propri dati di sostenibilità.
Indice
PUNTI CHIAVE
Dall’11 gennaio 2026, le banche dovranno integrare i rischi ESG nella valutazione del credito
Anche le imprese fuori dal perimetro della CSRD saranno chiamate a fornire dati ESG alle banche
Strumenti come il bilancio di sostenibilità VSME, la carbon footprint e i piani di decarbonizzazione permettono di migliorare il dialogo di sostenibilità con le banche
Cosa sono le linee guida EBA per la gestione dei rischi ESG?
Le Linee Guida EBA per la gestione dei rischi ESG sono un documento pubblicato nel gennaio 2025 dall’Autorità Bancaria Europea (EBA), in cui vengono stabilite le modalità con cui le banche e altri enti finanziari devono tenere conto dei rischi ESG nella loro governance e nella strategia aziendale.
Esse offrono delle risposte alle seguenti questioni:
Come possono le banche identificare, gestire e monitorare i rischi ESG?
Come influiscono i rischi ESG sui rischi finanziari tradizionali?
Le linee guida EBA si applicano dall’11 gennaio 2026 agli “enti diversi dagli enti piccoli e non complessi”, e agli “enti piccoli e non complessi” a partire al massimo dall’11 gennaio 2027.
A rafforzare ulteriormente questo approccio contribuiscono anche gli obblighi di trasparenza informativa (Pillar III) introdotti dal CRR3, che richiedono alle banche di pubblicare informazioni su come gestiscono i rischi, inclusi quelli ESG, e il quadro della SFDR, che impone agli operatori finanziari di dimostrare come i fattori di sostenibilità siano integrati nei processi decisionali.
Linee Guida EBA e imprese: cresce la richiesta di dati ESG
Il fatto che le banche siano chiamate ad integrare i rischi ESG nelle loro politiche di governance ha delle conseguenze anche per le imprese.
Nella sezione 4.2.2. (Processi in materia di dati), viene infatti stabilito che
gli enti finanziari dovrebbero acquisire e utilizzare le informazioni necessarie per la valutazione, la gestione e il monitoraggio dei rischi ESG attuali e prospettici a cui possono essere esposti attraverso le loro controparti, puntando a raccogliere dati a livello di cliente e di attivi con un grado di granularità adeguato
In altre parole, la gestione dei rischi ESG da parte delle banche implica la richiesta di dati ESG ai clienti, quindi anche alle aziende. Qui entra in gioco il bilancio di sostenibilità, redatto secondo gli standard europei (ESRS o VSME, a seconda della grandezza dell’azienda).
Infatti, le linee guida EBA incoraggiano le banche ad utilizzare le informazioni di sostenibilità “comunicate dalle loro controparti, in particolare in conformità dei principi europei di rendicontazione di sostenibilità sviluppati nell’ambito della direttiva 2013/34/UE o (standard ESRS, ndr) della norma di rendicontazione volontaria per le piccole e medie imprese (PMI) non quotate (standard VSME, ndr)”
Infatti, come abbiamo spiegato altrove, dal 2026 la pressione verso la rendicontazione di sostenibilità viene sempre di più dal mercato e dalle banche, ed è sempre meno una questione di mera compliance normativa.
Le linee guida EBA sui rischi ESG forniscono delle indicazioni precise in merito al tipo di informazioni da chiedere alle imprese.
Grandi imprese
In particolare, quando si tratta di grandi imprese (come definite nell’art. 3 della direttiva 2014/34/UE), le banche dovrebbero raccogliere le seguenti informazioni ESG:
impatti finanziari attuali e prospettici dei rischi ambientali.
Imprese non soggette alla CSRD
Gli Orientamenti EBA stabiliscono che le banche devono raccogliere informazioni ESG sulle imprese, anche quando queste non sono soggette alla CSRD.
Questo significa che, nonostante la riforma Omnibus abbia rimosso l’obbligo di redazione del bilancio di sostenibilità per migliaia di imprese, anche per le PMI la capacità di fornire dati ESG solidi è fondamentale per rispondere alle richieste delle banche.
Qual è la conseguenza immediata di questo?
Se un’impresa non ha disponibilità di dati ESG solidi, la banca utilizzerà stime settoriali e proxy. Questo, chiaramente, viene fatto dalla banca in modo prudenziale, e per tutelarsi tenderà a peggiorare il profilo di rischio ESG del proprio cliente.
Un’impresa che possiede dati ESG solidi, può quindi avere condizioni più favorevoli di accesso al credito (ed evitare che il proprio profilo di rischio venga stimato dalla banca utilizzando delle stime settoriali). Leggi anche: Sustainability Linked Loans: quali sono i benefici di questi prestiti ESG?
In che modo le PMI possono agire per fornire alle banche le informazioni ESG richieste, ed evitare in questo modo di subire la valutazione stimata?
Per rispondere a questa domanda, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha redatto un documento dedicato, chiamato “Dialogo di sostenibilità tra PMI e banche” (per approfondire questo argomento, leggi l’articolo dedicato).
💡 Avere dati ESG strutturati — carbon footprint, analisi dei rischi climatici, bilancio di sostenibilità — migliora il profilo creditizio dell’impresa e riduce il rischio di valutazioni prudenziali da parte della banca. Come supportiamo le aziende nella redazione del bilancio di sostenibilità.
Il documento per il dialogo di sostenibilità tra PMI e banche
Sebbene le imprese con meno di 1.000 dipendenti non siano più soggette al perimetro applicativo della CSRD a seguito della riforma Omnibus, la richiesta di dati ESG da parte delle banche e delle grandi imprese committenti è destinata ad aumentare.
Le Linee guida EBA analizzate in questo articolo affrontano il tema dal punto di vista degli istituti finanziari, chiarendo come le banche debbano raccogliere e utilizzare le informazioni ESG per valutare correttamente i rischi.
Il documento del MEF “Dialogo di sostenibilità tra PMI e banche” si colloca invece dal lato delle imprese e ha l’obiettivo di supportare le PMI nella raccolta e nella strutturazione dei dati ESG richiesti dal sistema bancario, fornendo un set informativo proporzionato e standardizzato. Leggi la nostra guida al documento del MEF sul dialogo di sostenibilità tra PMI e banche.
Un elemento particolarmente rilevante è il chiaro collegamento con lo standard VSME, poiché per ciascun datapoint il documento indica la corrispondenza con i datapoint VSME.
Questo rende evidente la direzione intrapresa a livello istituzionale: favorire l’adozione del VSME come linguaggio comune per facilitare il dialogo di sostenibilità tra PMI e banche, anche al di fuori degli obblighi formali di rendicontazione.
Rischi ESG e rischi finanziari: impatti su credito, condizioni e pricing
I rischi ESG entrano quindi a pieno titolo nella valutazione dei rischi finanziari. Ciò comporta che essi vadano integrati nelle politiche di concessione, nel monitoraggio e nella gestione dei portafogli.
Le linee guida EBA dicono chiaramente che le banche possono e dovrebbero adeguare termini finanziari, condizioni contrattuali e pricing sulla base dei rischi ESG individuati. Questo andrà ad impattare di conseguenza il costo del credito.
Ne consegue che le imprese con dati ESG incompleti, assenza di piani di decarbonizzazione, emissioni elevate o forte esposizione a rischi climatici verranno giudicate come più rischiose e quindi saranno soggette a condizioni meno favorevoli.
Al contrario, le imprese con un solido profilo ESG possono migliorare il proprio dialogo con il sistema bancario, riducendo il rischio di penalizzazioni economiche (accesso al credito, pricing, continuità del rapporto finanziario).
Le banche, ovviamente, non fanno questo perché improvvisamente sono diventate green e vogliono promuovere la sostenibilità, ma piuttosto perché i fattori ESG incidono sull’affidabilità creditizia di un’azienda, ovvero sulla sua capacità di ripagare il debito.
Cosa possono fare concretamente le imprese?
Per trovarsi pronte e preparate a rispondere alle sempre più frequenti richieste di dati ESG da parte delle banche, migliorando così il proprio profilo creditizio, le imprese possono intraprendere alcune azioni concrete:
ottenere una valutazione ESG indipendente, come il rating EcoVadis (di cui Ollum è Consulting Partner ufficiale) oppure Open-es
Queste strategie di sostenibilità, oltre a migliorare il dialogo con le banche, offrono tutta una serie di altri vantaggi, come una maggiore competitività, riduzione dei consumi energetici, individuazione di inefficienze, e molto altro.
Le linee guida EBA segnano un cambiamento strutturale: i dati ESG non sono più solo uno strumento di comunicazione, ma diventano parte integrante della valutazione creditizia. Anche le PMI non soggette alla CSRD sono chiamate a strutturare un patrimonio informativo ESG solido, per evitare che la banca ricorra a stime prudenziali.