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Science Based Target Initiative

La SBTI è un’importante organizzazione internazionale che supporta le aziende nella definizione di obiettivi e strategie di sostenibilità basati su standard scientifici e in linea con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi.

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Saverio Lapini

Esperto in cambiamento climatico

La strategia di sostenibilità delle aziende implica la definizione di obiettivi per la riduzione delle emissioni, col focus di lungo termine verso la decarbonizzazione completa. Il ruolo di SBTI in questo processo è aiutare le attività economiche ad individuare degli obiettivi di sostenibilità concreti, grazie all’approccio che priorizza la riduzione della quantità di emissioni come guida verso un mondo net-zero.

Che cos’è l’SBTI?

La Science Based Target Initiative – nota brevemente come SBTI – è un’organizzazione internazionale che promuove un approccio nella definizione di obiettivi di riduzione delle emissioni in linea con le indicazioni della comunità di scienziati del clima e i fini dell’Accordo di Parigi. L’organizzazione è nata nel 2015 da una partnership di livello globale, che vede impegnati in primo piano il Carbon Disclosure Project, il WWF, il WRI e, infine, le Nazioni Uniti col loro Global Compact.

La SBTI può contare su un team di esperti che provengono dalle realtà istituzionali indicate qui sopra e, le sue attività, sono sostenute da fondazioni come IKEA Foundation, Bezos Earth Fund, Bloomberg Philanthropies e tante altre ancora.

Sin dalla sua fondazione, numerose realtà aziendali (tra le quali, gruppi come Enel, Mastercard e Tesco) hanno deciso di adottare l’approccio di SBTI nella definizione dei loro obiettivi di sostenibilità. I risultati ottenuti nel raggiungimento dei loro obiettivi di sostenibilità sono stati analizzati poi dalla stessa organizzazione offrendo come spunto per altre organizzazioni l’implementazione di obiettivi scientifici per la riduzione delle emissioni chiamati SBT (Science Based Target). Grazie agli obiettivi di riduzione delle emissioni definiti secondo lo standard SBT, i risultati si sono rivelati in linea (se non addirittura migliori) delle tendenze previste dall’Accordo di Parigi.

Qual è quindi la particolarità degli obiettivi Science Based Target?

Gli SBT: che cosa li rende unici?

Gli obiettivi science based target (o SBT) sono focalizzati sulla definizione della quantità di emissioni che devono essere ridotte affinché l’attività d’impresa contribuisca a raggiungere i risultati auspicati dall’Accordo di Parigi. Questo prevede che il riscaldamento globale debba restare ben al di sotto dei 2 gradi, con l’obiettivo dichiarato di contenere a 1.5 gradi celsius questo fenomeno.

Gli obiettivi SBT devono considerare le emissioni “scope 1” e “scope 2”, così come previsto dallo standard Greenhouse Gas Protocol. Qualora le emissioni “scope 3” dell’attività d’impresa fossero superiori al 40% delle emissioni complessive (scope 1, 2 e 3), gli obiettivi devono tenere conto anche dello “scope 3”.

Le emissioni si dividono tra dirette e indirette. All’interno di Scope 1 si trovano solamente le emissioni derivate da direttamente attività da attività aziendali come le emissioni generate dai processi industriali o dai carburanti nei veicoli. Le emissioni indirette invece sono racchiuse in Scope 2 e 3 dove in scope 3 si considerano tutte quelle attività indirette a esclusione delle emissioni derivanti dall’energia elettrica e l’acquisto di calore. Vediamo quindi alcuni esempi di opportunità per la riduzione delle emissioni suddivisi tra “scope 1”, “scope 2” e “scope 3”, i quali rappresentano l’intera catena di valore dell’azienda

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Le attività che precedono (a monte) e seguono (a valle) l’attività produttiva vera e propria dell’azienda rientrano quindi nello “scope 3” Nella definizione dei suoi obiettivi, l’azienda deve però tenere conto delle emissioni che interessano tutta la sua catena di valore.

Un modo per poter analizzare queste emissioni a livello aziendale consiste nel redigere un bilancio di sostenibilità, mentre, per quanto riguarda le emissioni Scope 3 si tratta di svolgere uno studio più complesso che rientra all’interno della carbon footprint. Naturalmente qualora un’azienda decidesse di svolgere un’analisi di Scope 3 i risultati sarebbero integrati all’interno del suo bilancio di sostenibilità. Queste attività consentono di identificare e quantificare le emissioni GHG.

A questo proposito, è bene sottolineare come le emissioni evitate o i certificati di Co2 esterni non possano essere computati negli obiettivi SBT. Possono essere invece considerati come un’opportunità che l’azienda ha a sua disposizione per contribuire in termini monetari ad abbassare le emissioni mediante gli science-based target.

Per raggiungere l’obiettivo delle emissioni zero netto – raggiungibile a lungo termine – l’SBTI ha introdotto lo standard net-zero: vediamo di che cosa si tratta.

SBTI e il suo standard net-zero

Nell’ottobre 2021, Science Based Target Initiative (SBTI) ha presentato il suo standard net-zero, cioè una “struttura di base” che sia di aiuto per le aziende nella definizione di obiettivi climatici sfidanti e pragmatici, con lo scopo ultimo di arrivare ad avere attività d’impresa con “emissioni zero netto”.

Lo standard net-zero si articola essenzialmente su 4 punti fondamentali, che sono:

  1. Adottare misure in tempi brevi ed efficaci per imprimere una chiara riduzione delle emissioni all’interno dell’intera catena di valore (come abbiamo visto nello schema del paragrafo precedente). Poiché lo standard considera anche le emissioni indirette, cioè “scope 2” e “scope 3”, un’azienda deve mediamente decarbonizzare il 90% della catena di valore per mirare al net-zero.
  1. L’azienda deve individuare obiettivi climatici sul breve e lungo termine per imprimere una riduzione delle emissioni che si concretizzino nel dimezzamento delle stesse entro il 2030. In vista dell’obiettivo net-zero del 2050, devono essere considerati progetti di lungo termine che tengano anche conto delle cosiddette eventuali emissioni inevitabili. Si tratta di iniziative per la protezione climatica che si svolgono tramite le “attività di rimozione”.
  1. L’azienda si può considerare “net-zero” solo quando ha effettivamente concretizzato l’obiettivo delle emissioni zero netto. Gli obiettivi ambiziosi e gli sforzi messi in campo per raggiungerli sono ovviamente degni di considerazione, ma non permettono di dichiararsi “net-zero” finché non si sia effettivamente raggiunto questo importantissimo traguardo.
  1. L’azienda è incoraggiata a guardare oltre la sua catena di valore, tramite investimenti in progetti a favore della tutela del clima. Queste iniziative non possono sostituire l’impegno aziendale rivolto alla riduzione delle emissioni dirette (interne).

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