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Impronta idrica: che cos’è e perché ridurla?

Quando si parla di sostenibilità e protezione delle risorse ambientali, spesso si introduce un argomento spinoso: l’uso dell’acqua. Si tende spesso a sprecarla, a sottovalutare il fatto che è un bene finito e che le nostre azioni hanno un impatto su di essa. Nello specifico, si parla di impronta idrica.

Saverio Lapini
Saverio Lapini

Esperto in cambiamento climatico

Punti chiave

Cos’è l’impronta idrica

L’impronta idrica è un indicatore che va oltre il semplice conteggio dei litri d’acqua consumati (o, per meglio dire, sprecati). Misura la quantità totale di acqua utilizzata per produrre beni e servizi durante tutto il processo di produzione in modo “virtuale”. Questo significa che l’indicatore tiene conto dell’acqua utilizzata nel processo che sta misurando e di tutti i materiali e servizi coinvolti.

Se ti stai chiedendo perché è importante conoscere l’impronta idrica della tua azienda, è presto detto: bisogna comprendere che l’uso che facciamo dell’acqua ha un impatto e che ottimizzare la nostra impronta idrica è fare un passo in avanti verso la sostenibilità.

Ogni cosa ha la sua impronta idrica

La consapevolezza dell’impatto della propria impronta idrica nella quotidianità può influenzare le scelte che facciamo. Dal cibo all’abbigliamento, ogni prodotto ha la sua impronta idrica. Scegliere prodotti e processi produttivi con una bassa impronta idrica aiuta il pianeta ed è un’occasione da non perdere per la tua azienda, un’interessante opportunità per applicare davvero l’essenza del green marketing.

come ridurre l'impronta idrica

Il concetto di acqua virtuale

Il concetto di impronta idrica nasce nel 2002 dagli studi del professor Arien Y. Hoekstra che attualizza gli studi di J.A. Allan sull’acqua virtuale. Questa è la quantità utilizzata per produrre e mettere in commercio prodotti o servizi includendo ogni tappa della filiera produttiva virtualmente connessa al prodotto.

Scorretto calcolare l’impronta idrica solo sul volume d’acqua consumato e si sono iniziati a includere anche i processi che sono alle spalle di quel consumo, il contesto in cui l’acqua viene consumata e le persone che operano all’interno della filiera produttiva.

Simile al calcolo dell’impronta di carbonio, quella d’acqua calcola consumi e sprechi. Per farlo, è necessario conoscere anche qual è la provenienza dell’acqua.

Le tre differenti impronte d’acqua secondo il water footprint

L’impronta idrica si divide in tre componenti principali: blu, verde e grigia.

  • L’impronta idrica blu si riferisce al volume di acqua dolce prelevato da superfici e falde acquifere e utilizzato principalmente in agricoltura, industria e per l’uso domestico. L’impatto idrico è considerevole e la sua gestione è una delle principali preoccupazioni in materia ambientale.
  • L’impronta idrica verde rappresenta l’acqua piovana assorbita, traspirata o evaporata dai terreni e dalle piante. L’impatto che genera è più modesto ma va comunque controllato per il bilancio idrico totale, soprattutto per le aree coltivate.
  • L’impronta idrica grigia quantifica l’acqua necessaria per diluire i contaminanti a livelli che non superino gli standard idrici prefissati. Indicatore principale per il trattamento delle acque e per l’inquinamento, è da tenere sotto controllo costantemente. 

Ci sono, poi, le impronte idriche dei singoli alimenti o di altri beni che possono essere individuati consultando il database Water Footprint Network che ha anche dato vita alle tre componenti dell’impronta idrica così come le conosciamo ora.

impronta idrica

L’impronta idrica degli alimenti

Per calcolare l’impronta idrica degli alimenti bisogna considerare l’impatto che la nostra alimentazione ha sull’ambiente. Secondo i dati della FAO, il 70% dell’acqua del pianeta viene utilizzato per l’agricoltura e l’allevamento. La produzione di cibi di origine animale richiede più energia fossile e acqua rispetto a quella di fonti vegetali. 

La carne, in particolare quella bovina, è uno degli alimenti con la più alta impronta idrica. Per produrre 1 kg di carne bovina sono necessari circa 15.000 litri di acqua, una quantità nettamente superiore rispetto ai 350 litri per i cetrioli o ai 250 litri per la lattuga. I prodotti alimentari industriali, poi, richiedono grandi quantità di acqua per la loro lavorazione. 

Per calcolare l’impronta idrica degli alimenti bisogna far capo a strumenti come il Global Water Footprint Standard del Water Footprint Network.

Calcolo dell’impronta idrica

Se ti stai chiedendo come si procede al calcolo dell’impronta idrica, ti rispondiamo subito. Il processo è fondamentale per capire quanto impattano le nostre attività produttive in termini idrici: non ci si limita a misurare l’acqua fisicamente consumata o inquinata per produrre un prodotto o un servizio ma si considera il consumo totale di acqua utilizzata lungo tutta la catena produttiva, distributiva e di smaltimento del prodotto

Facciamo l’esempio di un capo di abbigliamento: il calcolo dell’impatto idrico di un paio di jeans o di una t-shirt parte dalla coltivazione del cotone, passando per le fasi di tessitura, cucitura e i vari cicli di lavaggio necessari. Non solo: viene calcolato anche il trasporto e altri fattori che incidono sull’indicatore finale.

Quando si calcola l’impronta idrica, questa può essere diretta (legata al consumo o  alla contaminazione dell’acqua durante le varie fasi di produzione) oppure indiretta quando è associata ai consumi o alle contaminazioni di fasi precedenti o successive alla produzione effettiva.

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Come ridurre l’impronta idrica

Scegliere di ridurre l’impronta idrica della propria azienda è fondamentale per prendere decisioni più sostenibili. Questo indicatore è fondamentale per ottimizzare i processi produttivi – riducendo l’uso effettivo dell’acqua e migliorando la sostenibilità globale delle proprie attività imprenditoriali.

Ridurre l’impatto dell’impronta idrica della tua azienda

La misurazione dell’impronta idrica è diventata un aspetto fondamentale per le aziende che puntano a una gestione sostenibile delle risorse. La water footprint è uno degli indicatori chiave che aiuta le aziende a comprendere e ottimizzare l’uso dell’acqua nelle loro operazioni

Quali sono le fasi della misurazione della water footprint?

Quantificazione e localizzazione:

  • La prima fase consiste nel determinare il volume e la localizzazione dell’acqua utilizzata in un prodotto o processo per un dato periodo.
  • Valutazione della sostenibilità: si valuta l’impatto ambientale nei vari punti della catena di fornitura, produzione e utilizzo del prodotto.
  • Sviluppo della strategia di riduzione: quali azioni si possono intraprendere per minimizzare l’impronta idrica identificata?
calcolo impronta idrica

L’ISO 14046 e LCA: gli strumenti più utili contro lo spreco idrico

La norma ISO 14046 fornisce linee guida chiare per la determinazione dell’impronta idrica di prodotti, processi e organizzazioni, utilizzando il metodo Life Cycle Assessment (LCA). Quest’ultimo è una metodologia standardizzata e analitica che valuta gli impatti ambientali ed energetici associati a un prodotto o processo lungo tutto il suo ciclo di vita. Noi di Ollum siamo pronti a darti tutto il supporto necessario, da qui in poi. Questo processo assicura infatti che l’analisi sia conforme agli standard e produce una documentazione dettagliata, inclusa una relazione dello studio LCA e una dichiarazione dei risultati.

La misurazione della water footprint non solo evidenzia il consumo diretto e indiretto di acqua, ma offre anche molteplici benefici:

  • Ottimizzazione dell’uso dell’acqua e riduzione dell’impatto ambientale.
  • Miglioramento della comunicazione interna ed esterna sull’impegno ambientale.
  • Aumento dell’efficienza dei consumi e dei costi.

Sono tanti i motivi per cui ridurre l’impronta idrica della tua azienda, vero?

La misurazione e la gestione efficace della water footprint sono passi essenziali verso la sostenibilità aziendale. Questa conoscenza ci permette di valutare l’impatto complessivo del nostro consumo e di agire in modo più sostenibile, sia a livello individuale sia collettivo. Se anche tu vuoi intraprendere questo percorso di sostenibilità, contattaci.

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