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Emission trading system: di cosa si tratta e a cosa serve

Lo European Emission Trading System, con la sua logica «cap & trade», impone un limite massimo e prevede la commerciabilità delle quote di emissioni per le aziende di diversi settori: scopri di quali si tratta.

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Saverio Lapini

Esperto in cambiamento climatico

Lo European Emission Trading System non va in alcun modo confuso con il «Voluntary Carbon Market»: il primo, infatti, prevede dei precisi obblighi in termini di tetto (cap) alle emissioni per alcuni ambiti economici, nonché la possibilità di vendere (o acquistare) delle quote di emissioni. In questo post, vediamo quali sono i meccanismi dell’EU ETS e quali implicazioni ha per le aziende interessate che si trovano in EU e nell’EFTA.

L’Emission Trading System (EU ETS): che cos’è?

L’Emission Trading System – indicato brevemente come EU ETS – come suggerisce il nome stesso è il sistema europeo che permette di commerciare le quote di emissioni.

Da una parte, il sistema individua e impone un limite massimo alle emissioni alle imprese (detto «cap») che appartengono a diversi comparti economici e, in modo particolare, ai settori industriali più rilevanti nonché all’aviazione.

L’«unità di misura» tramite la quale si quantificano le emissioni è la cosiddetta «quota», definita European Union Allowance (o, con la sigla, EUA). Ad ogni quota corrisponde una precisa quantità di emissioni di Co2 equivalente, vale a dire, 1 tonnellata.

Ogni comparto economico interessato dalle disposizioni dell’EU Emissions Trading System (ETS) ha quindi a disposizione una specifica quantità di quote. Lo stesso sistema europeo prevede inoltre che le quote possano essere vendute o acquistate (da qui la componente «trade»).

Lo European Trading System interessa ovviamente tutti gli Stati membri dell’Unione Europea, ai quali si affiancano i paesi membri dell’Area Europea di Libero Scambio (AELS o EFTA). La regolamentazione del sistema è dettata dalla direttiva ETS (2003/87/CE), nonché da nuove disposizioni (ETS2).

L’ETS 2, che sarà attivo dal 2027, costituirà un sistema specifico destinato a edifici, trasporti stradali e combustibili per i comparti economici che non erano stati oggetto di attenzione con l’ETS. Ciò significa che, tra alcuni anni, tantissime PMI saranno interessate da queste nuove disposizioni sul calcolo e la riduzione delle emissioni.

Qual è lo scopo dell’Emission Trading System?

L’Emission Trading System europeo è nato con un preciso intento e, cioè, tenere conto dell’impatto ambientale delle attività produttive – soprattutto in termini di emissioni – nelle politiche volte a contenere gli effetti negativi delle attività umane a livello climatico.

Le imprese assumono quindi un ruolo attivo nello sforzo di ridurre il loro impatto ambientale, grazie alle quote dell’EU ETS, e contribuiscono a migliorare le prestazioni dei rispettivi comparti economici.

A questo scopo, il sistema europeo ha l’obiettivo di raggiungere entro il 2030 una diminuzione del 62 per cento della produzione di emissioni – dei settori sottoposti all’ETS – rispetto ai valori del 2005.

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Come funziona l’Emission Trading System?

Ogni comparto economico dispone di un valore complessivo massimo di emissioni, al quale corrisponde quindi un totale di quote (ricordiamo che la proporzione è 1 quota = 1 tonnellata di Co2 equivalente).

Le emissioni prese in considerazione per le quote sono quelle di:

  • Co2 (anidride carbonica)
  • CH4 (metano)
  • N2o (ossido di diazoto)
  • HFCs (idrofluorocarburi)
  • PFCs (perfluorocarburi)
  • SF6 (esafluoruro di zolfo)
  • NF3 (trifluoruro di azoto)

Tutte le imprese che appartengono al rispettivo settore economico sottoposto all’EU ETS devono tenere conto di questo tetto («cap») e, ogni anno, impegnarsi a contenere le emissioni entro questa quantità massima di quote (con verifiche messe in atto da un attore terzo).

A seconda delle performance messe in atto dalle singole aziende, può capitare che alcune imprese producano una quantità superiore di emissioni (a parità di quote) o inferiore.

Nel primo caso, l’azienda è quindi confrontata con l’esigenza di acquistare il corrispondente numero di quote per riportare in equilibrio il suo bilancio di emissioni. L’impresa può farlo partecipando alle aste pubbliche o comprando eventuali quote in esubero di altre aziende.

Nel secondo caso, viceversa, l’azienda ha la possibilità di rivendere le sue «quote inutilizzate» di emissioni.

In particolari casistiche, è prevista l’assegnazione di quote (in compensazione degli eccessi) per quelle imprese che potrebbero optare per la delocalizzazione verso giurisdizioni più permissive – rispetto a quelle europee – dal punto di vista delle normative ambientali.

La quantità di quote per settore è costantemente aggiornata nel tempo, in un’ottica di revisione al ribasso in modo tale da imprimere una riduzione delle emissioni.

Sono ovviamente previste delle sanzioni per tutta una serie di trasgressioni, tra le quali:

  • la produzione «abusiva» di emissioni (cioè, nel caso in cui le aziende non siano regolarmente autorizzate a svolgere attività produttive che rientrano nelle disposizioni ETS);
  • la rendicontazione mendace delle quantità di emissioni (rispetto a quelle verificate).

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Quali aziende sono toccate dall’Emission Trading System?

Nel complesso, l’EU ETS Emissions Trading System interessa più di 10’000 impianti – come vengono definiti dalle disposizioni europee – ripartiti in questi ambiti:

  • produzione di energia;
  • acciaierie;
  • produzione di metalli;
  • raffinerie;
  • produzione di plastica;
  • industria manifatturiera;
  • comparto dell’aviazione;
  • industrie definite ad alta intensità energetica.

Nel complesso, il sistema dell’ETS ingloba al suo interno circa il 40% dei responsabili della produzione totale delle emissioni a livello europeo. Esistono comunque delle imprese che possono essere escluse dal sistema, grazie a specifiche eccezioni individuate nelle disposizioni.

Quali sono i settori coinvolti per l'emission trading eu tes

Quali adempimenti comporta l’Emission Trading System?

L’Emission Trading System, a differenza del Voluntary Carbon Market, è un vero e proprio obbligo di legge per tutte le imprese che rientrano nei comparti economici individuati dall’ETS.

Queste aziende devono presentare ogni anno, entro il 31 marzo, la documentazione relativa alle emissioni Co2 prodotte. Se si trovano in una situazione di «eccedenza di consumo delle quote», devono riequilibrare il proprio bilancio di emissioni al più tardi al 30 aprile.

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