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Efficientamento energetico 2030

L’efficientamento energetico 2030 porta con decisione il concetto di eco-sostenibilità nel parco immobiliare dei paesi europei, definendo degli obiettivi ambiziosi per ridurre l’impatto ambientale di questo comparto.

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Saverio Lapini

Esperto in cambiamento climatico

Punti chiave

Nel post odierno ci occuperemo di comprendere meglio le implicazioni pragmatiche della direttiva europea sull’efficientamento energetico 2030 relativa agli immobili. Le principali misure mirano a far sì che le emissioni di gas serra e i consumi energetici siano ridotti del 55 percento entro il 2030, con la prospettiva di raggiungere la neutralità climatica nel 2050.

La nuova direttiva sull’efficientamento energetico 2030

Dopo aver provocato una vera e propria levata di scudi con la prima bozza di direttiva, l’Unione Europea ha accettato la nuova versione del testo di legge sull’efficientamento energetico 2030 apportandovi tutta una serie di modifiche che ha allentato diversi vincoli. La direttiva è entrata in vigore dal 10 Ottobre 2023.

Con questa revisione della direttiva dedicata alla prestazione energetica nell’edilizia, le istituzioni europee mirano a ridurre in maniera progressiva le emissioni di gas serra e i consumi energetici nel comparto dell’edilizia entro appunto il 2030. L’obiettivo più ambizioso, quello della neutralità climatica del settore, dovrà essere raggiunto entro il 2050.

In termini pragmatici, gli sforzi dovranno essere concentrati principalmente nella ristrutturazione della maggior quantità possibile di costruzioni che, ad oggi, fanno registrare le peggiori prestazioni. D’altro canto, i paesi dovranno adoperarsi in maniera più incisiva nel promuovere la consapevolezza da parte della società nei confronti della tematica del rendimento energetico.

Nei prossimi paragrafi, andiamo quindi a delineare meglio le novità racchiuse nella nuova direttiva, per meglio comprenderne la portata per il settore edilizio nel suo complesso.

Le misure previste dall’efficientamento energetico 2030

In primo luogo, l’atto legislativo comunitario pone l’accento sull’esigenza di rendere “emissioni zero” tutti i nuovi edifici. I proprietari privati avranno questo onere per tutte le costruzioni realizzate a far tempo dal 2030. Gli edifici che rientrano nel patrimonio demaniale, invece, dovranno essere “decarbonizzati” già dal 2028.

Un’altra misura molto importante dell’obbligo di efficientamento energetico 2030 è quella che riguarda le ristrutturazioni. Nel caso del patrimonio immobiliare pubblico, il 16% degli edifici con le prestazioni peggiori dovrà essere oggetto di ristrutturazione entro il 2030. Questa quota dovrà salire al 26% entro il 2033. Nel caso delle abitazioni, la riduzione del consumo energetico dovrà essere pari al 16% entro il 2030 e in una quota compresa tra il 20 e il 22% entro il 2035.

Per contro, dalla direttiva è sparito il riferimento all’armonizzazione delle classi energetiche, cioè, l’obbligo di portare a termine una transizione del patrimonio immobiliare verso classi energetiche predefinite entro un termine temporale predefinito. In precedenza, la roadmap prevedeva la classe E (2027), classe D (2030) per gli edifici pubblici e non residenziali, a fronte delle classi E (2030) e D (2033) per le costruzioni ad uso abitativo.

Quali sono le misure per arrivare all'efficientamento energetico entro il 2030

L’obbligo di efficientamento energetico 2030: il divieto per le caldaie a gas

La direttiva non trascura per contro l’esigenza di superare le caldaie a combustibili fossili, tenendo conto di come il riscaldamento degli edifici sia ritenuto responsabile di un’importante quota di emissioni di gas ad effetto serra.

Dal prossimo anno, infatti, non saranno più disponibili sussidi per l’acquisto di caldaie autonome che funzionano a combustibile fossile. Saranno per contro introdotti degli incentivi per favorire la transizione verso sistemi di riscaldamento e raffrescamento che usano vettori energetici rinnovabili. 

A partire dal 2040, infine, non sarà più possibile installare alcuna caldaia a combustibile fossile.

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Altre novità della direttiva sull’efficientamento energetico 2030

Tra le altre misure che sono presenti nella direttiva comunitaria non possiamo fare a meno di citare il nuovo obbligo di installazione dei pannelli solari sugli edifici pubblici di nuova costruzione. Si tratta di un cambio di paradigma che avrà attuazione progressiva, nel periodo compreso tra il 2026 e il 2030.

Per quanto riguarda l’edilizia privata, invece, gli stati membri dovranno adoperarsi per attuare strategie, politiche ed emanare misure per far sì che gli edifici di natura residenziale siano dotati di impianti solari.

Sempre a proposito di interventi normativi nazionali, i singoli paesi potranno comunque emanare delle disposizioni che permetteranno di esentare alcune categorie di edifici dall’applicazione delle disposizioni dell’efficientamento energetico 2030.

A questo proposito, si possono citare le costruzioni storiche, quelle in cui si svolgono attività agricole, oppure, gli edifici ecclesiastici, quelli impiegati nell’ambito della difesa o, infine, le costruzioni usate a titolo temporaneo.

Obbligo di installazione del fotovoltaico secondo l'efficientamento energetico al 2030

I piani degli stati membri e gli investimenti per l’efficientamento energetico 2030

Per dare attuazione alle diverse novità introdotte dalla direttiva, gli stati membri avranno a disposizione un lasso di tempo di due anni, fino a fine 2025. Ogni paese potrà individuare una roadmap nazionale tramite la quale raggiungere gli obiettivi in termini di efficientamento energetico. 

Le attività da mettere in campo per raggiungere gli obiettivi derivanti dall’obbligo di efficientamento energetico degli immobili, secondo le stime della Commissione UE, richiederanno investimenti di 275 miliardi di euro all’anno da qui al 2030.

Non sono state allocate delle risorse ad hoc per il finanziamento di questo percorso di efficientamento energetico, tuttavia, le nazioni avranno la possibilità di richiedere dei contributi dal fondo sociale per il clima, il recovery fund e, infine, i diversi fondi per lo sviluppo regionale.

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