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La sostenibilità nel settore agroalimentare

Perché è cruciale parlare di sostenibilità nel settore agroalimentare? Scopri quali sono gli impatti di questo comparto e quali sono le strategie più efficaci per ridurli.

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Di Saverio Lapini |    Novembre 14, 2025    |    Economia circolare, cambiamento climatico

  • Lucio Zagonel

    SEO Specialist & Copywriter appassionato di natura e sostenibilità.

Il settore agroalimentare sfama il mondo, ma allo stesso tempo è uno dei più esposti — e dei più responsabili — della crisi climatica.
Un terzo delle emissioni globali, il 70% dell’acqua dolce utilizzata e l’80% della perdita di biodiversità sono legate alla produzione e trasformazione del cibo.
In questo scenario, la sostenibilità nel settore agroalimentare non è più un valore aggiunto: è una condizione essenziale per garantire produttività, competitività e resilienza dell’intera filiera.

PUNTI CHIAVE

Il settore agroalimentare è uno dei più impattanti al mondo, responsabile di un terzo delle emissioni globali, del 70% dell’uso di acqua dolce e di gran parte della perdita di biodiversità.

La filiera è complessa e interconnessa, e richiede soluzioni integrate: dall’agricoltura sostenibile all’economia circolare, fino alla conformità a nuovi regolamenti come EUDR e PPWR.

Le aziende del settore devono adottare strategie strutturate di sostenibilità — LCA, decarbonizzazione SBTi FLAG, gestione delle risorse idriche, riduzione degli sprechi

Sostenibilità nel settore agroalimentare: perché è un tema cruciale

La popolazione mondiale cresce di circa 75 milioni di persone ogni anno. Cento anni fa eravamo “solo” 2 miliardi, oggi oltre 8 miliardi. Si stima che circa nel 2083 raggiungeremo i 10 miliardi.

Questa crescita continua ha una conseguenza importante: tutte queste persone vanno sfamate. C’è quindi bisogno di produrre sempre più cibo.

La sostenibilità del settore agroalimentare è quindi un tema estremamente attuale, poiché pone la seguente domanda: come possiamo garantire di riuscire a produrre abbastanza cibo in modo sostenibile, lungo tutta la filiera alimentare e delle bevande?

Gli impatti ambientali del settore agroalimentare

Il comparto agroalimentare è caratterizzato da uno stretto legame con la natura. Infatti, molto di più rispetto ad altri settori, esso vive primariamente grazie ad essa e agli ecosistemi.

È nato per questo il concetto di capitale naturale, ovvero l’insieme di tutte le risorse naturali e gli ecosistemi che forniscono all’essere umano le risorse per poter vivere.

Questo legame molto stretto con la natura fa sì che il settore agroalimentare sia particolarmente vulnerabile ai rischi climatici. Siccità, inondazioni, eventi climatici estremi possono colpire duramente le colture e avere pesanti conseguenze sulla produzione di beni alimentari.

Allo stesso tempo, però, è proprio il settore alimentare uno dei maggiori responsabili del riscaldamento climatico: infatti, esso genera circa un terzo delle emissioni globali di gas serra, utilizza il 70% dell’acqua dolce disponibile, ed è la causa di quasi l’80% della perdita di biodiversità. Parlare di sostenibilità ambientale nella filiera agroalimentare significa quindi affrontare uno dei nodi centrali della transizione ecologica.

Il cambiamento delle abitudini alimentari, e in particolar modo l’aumento del consumo di carne negli ultimi decenni (quasi raddoppiato a livello globale negli ultimi 50 anni, passando da 23 kg a circa 43 kg all’anno), pesa in modo significativo su questi impatti.

La filiera agroalimentare: perché è così complessa

Quando parliamo di sostenibilità del settore agroalimentare facciamo riferimento all’intera filiera agroalimentare. Essa è composta non solo dagli agricoltori, ma anche da allevatori, produttori di mangimi, dall’industria della trasformazione alimentare, produttori di imballaggi, trasportatori e distributori, commercianti all’ingrosso e al dettaglio (supermercati e ristoranti), fino ad arrivare al consumatore.

Ogni anello della filiera ha delle caratteristiche e delle sfide specifiche in merito all’integrazione della sostenibilità. Questo vale per l’industria alimentare in senso lato, ma anche per filiere specifiche come la sostenibilità nel settore vitivinicolo o in altri comparti del food & beverage. Vediamo le principali.

Agricoltura sostenibile

L’agricoltura sostenibile è alla base della sostenibilità del settore agroalimentare: è in questa fase, infatti, che vengono prodotte le risorse di cui l’umanità ha bisogno per vivere. L’agricoltura sfrutta la capacità della natura di generare queste risorse, e la amplifica attraverso tecniche che l’umanità ha sviluppato nel corso di millenni.

Applicare la sostenibilità in agricoltura significa trasformare questo settore in modo tale che esso possa soddisfare i bisogni di oggi, senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare i propri. Si tratta chiaramente di un tema molto ampio e complesso, che merita di una trattazione propria; tuttavia, i principali punti da tenere in considerazione sono:

Gestione sostenibile delle acque

Questo significa, da un lato, un uso razionale dell’acqua, per ridurre al minimo gli sprechi, ad esempio attraverso l’irrigazione a goccia, ovvero una tecnica attraverso cui l’acqua viene versata lentamente e direttamente sulle radici delle piante, e la fertirrigazione, ovvero un sistema in cui irrigazione e fertilizzazione vengono effettuati contemporaneamente.

D’altro lato, significa anche sapersi adattare ad un clima che cambia, in cui le precipitazioni sono sempre più concentrate e violente. Alcune soluzioni sono rappresentate dalla costruzione di invasi, oppure di canali e bacini per contenere l’impeto dell’acqua.

Ridurre l’impronta di carbonio dell’agricoltura

I gas serra generati dall’agricoltura sono principalmente CO2, metano e protossido di azoto. Una particolarità di questo settore, è che la quota di questi ultimi due gas è significativa, e presenta delle sfide peculiari. Infatti, il metano, che ha un potenziale di riscaldamento globale circa 28 volte superiore alla CO2, viene prodotto nella digestione dei bovini, e ad oggi non esistono delle soluzioni, se non la riduzione del numero di animali allevati. L’impiego di fertilizzanti azotati, d’altra parte, genera protossido di azoto, gas serra con un potenziale di riscaldamento globale 270 volte superiore alla CO2. Alcune soluzioni per ridurre le emissioni di questo gas sono la produzione di nutrienti in loco, l’ottimizzazione dell’applicazione dei fertilizzanti (applicarne meno e più precisamente grazie alla tecnologia), e l’utilizzo di tecniche come il sovescio e la rotazione delle colture.

Energie rinnovabili

Nell’agricoltura ecosostenibile, spesso quando si parla di energie rinnovabili pensiamo a vaste distese di pannelli fotovoltaici. Tuttavia, questa non è l’unica soluzione disponibile: infatti, l’uso delle biomasse di scarto per la produzione di energia elettrica e calore è un ambito molto importante e spesso trascurato.

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Sostenibilità ed economia circolare nella filiera agroalimentare

Come abbiamo accennato, la filiera agroalimentare non si limita ai produttori primari, come agricoltori e allevatori, ma si estende a molti altri operatori. Ad esempio: aziende che si occupano della trasformazione dei prodotti agricoli (caseifici, mulini, aziende alimentari), i produttori di imballaggi per il confezionamento, la fase della logistica e trasporto, la grande distribuzione organizzata (GDO), quindi grossisti, supermercati e negozi al dettaglio. Ci sono poi i fornitori di concimi, di mangimi, di sementi, di macchinari. Insomma, si tratta di una filiera estremamente sfaccettata e complessa, in cui economia circolare e sostenibilità nel settore alimentare e nelle bevande possono giocare un ruolo chiave.

Secondo un recente studio, circa un terzo della produzione alimentare globale viene sprecata. Essendo un settore ad alto utilizzo di risorse (acqua, terra, energia) e con un’elevata produzione di rifiuti, l’economia circolare è particolarmente importante.

Nella filiera agroalimentare, infatti, ci sono molti scarti di lavorazione, sottoprodotti, imballaggi, ecc. L’applicazione di modelli circolari può quindi avere un impatto molto positivo per trasformare tutti questi scarti in risorse. Ad esempio, trasformandoli in compost da utilizzare nei terreni agricoli; biogas e bioenergie; biomateriali e bioplastiche (ad esempio per il packaging compostabile); oppure attraverso l’upcycling, in cui i sottoprodotti vengono utilizzati per altri scopi (ad esempio in cosmetica e in farmaceutica). Interessante è infine la trasformazione degli scarti legnosi in biochar, un carbone naturale ottenuto sottoponendo la biomassa a pirolisi. In questo senso, parlare di economia circolare nella filiera agroalimentare significa lavorare concretamente sulla riduzione degli sprechi e sulla valorizzazione delle risorse.

sostenibilità settore agroalimentare Come ridurre gli impatti ambientali della filiera agroalimentare

Abbiamo capito che la filiera agroalimentare è veramente vasta e complessa, e questo rappresenta una grande sfida per la sostenibilità. Vediamo ora alcune strategie di sostenibilità e di riduzione degli impatti che si applicano bene a questo settore e che sono sempre più richieste alle aziende dell’industria alimentare:

Analizzare gli impatti del prodotto attraverso uno studio LCA

L’analisi LCA richiede di studiare tutta la catena del valore, ed è quindi un punto di partenza fondamentale per sviluppare strategie di riduzione degli impatti fondate su dati solidi.

Calcolare la propria carbon footprint

Misurare la carbon footprint permette di quantificare tutte le emissioni di gas serra generate lungo la filiera agroalimentare, dalla produzione alle fasi di trasformazione e distribuzione. È il primo passo per individuare le principali fonti di impatto climatico e definire strategie efficaci di riduzione.

💡 LCA e carbon footprint sono spesso i primi strumenti con cui le aziende agroalimentari iniziano a misurare i propri impatti in modo strutturato. Nella filiera alimentare, dove le emissioni provengono da fasi molto diverse — agricoltura, trasformazione, logistica, imballaggi — questo lavoro richiede un approccio metodologico solido. Come affrontiamo gli studi LCA con le aziende della filiera agroalimentare.

Sviluppare una strategia di decarbonizzazione basata su target SBTi FLAG

SBTi è conosciuta nel mondo aziendale per il suo standard di definizione di obiettivi di riduzione delle emissioni allineati con l’accordo di Parigi. Vista la specificità del contesto agroalimentare, SBTi ha creato uno standard apposito, ovvero SBTi FLAG (Forest, Land and Agriculture), che deve essere impiegato dalle aziende nel caso in cui più del 20% delle loro emissioni provengano da ambiti FLAG. L’allineamento a questo standard è richiesto a molti fornitori nella grande distribuzione organizzata (GDO), da grandi supermercati come EDEKA in Germania, Albert Heijn nei Paesi Bassi, e anche LIDL, presente anche in Italia.

💡 Per le aziende della filiera agroalimentare che ricevono richieste di allineamento SBTi da parte della GDO, definire target FLAG-compatibili richiede una metodologia specifica e dati sulle emissioni land-use che spesso non sono ancora disponibili internamente. Come strutturiamo il percorso SBTi con le aziende che seguiamo.

Conformità al regolamento EUDR

Il regolamento europeo sulla deforestazione richiede che le aziende importatrici di prodotti causanti deforestazione (come bovini, cacao, caffè, olio di palma, gomma, soia e legno) effettuino una due diligence per dimostrare che tali prodotti non hanno causato deforestazione dopo il 31 dicembre 2020. Molte aziende della filiera alimentare importano o immettono sul mercato queste categorie di prodotti; quindi, devono assicurarsi di essere conformi a tale regolamento.

Conformità al nuovo regolamento imballaggi (PPWR)

Il nuovo regolamento europeo sugli imballaggi (PPWR) è entrato in vigore l’11 febbraio 2025, ma la sua applicazione effettiva inizierà a partire dal 12 agosto 2026. Tra le sue disposizioni, ve ne sono molte riguardo gli imballaggi alimentari, quindi le aziende di questo settore dovrebbero attivarsi per assicurarsi di essere conformi alle imminenti prescrizioni in materia di sostenibilità e riciclabilità.

Calcolare la propria water footprint

Come abbiamo visto, la maggior parte del consumo di acqua dolce nel mondo deriva dall’industria agroalimentare. Uno studio approfondito della propria impronta idrica, basato sulla metodologia LCA è utile per razionalizzare l’utilizzo dell’acqua e limitare gli sprechi.

Effettuare una valutazione dei rischi climatici

Il settore agroalimentare è particolarmente vulnerabile ai rischi derivanti dai cambiamenti climatici. Per questo, analizzare i rischi climatici (sia fisici che di transizione) rappresenta una scelta importante per aumentare la propria resilienza.

Alimentazione sostenibile e cambiare le proprie abitudini

Chiudiamo il cerchio con un tema spesso tralasciato, ma che ha in realtà impatti molto importanti. Infatti, tutto il discorso fatto finora esiste perché il cibo è un bisogno fondamentale dell’essere umano. Tuttavia, è proprio il cambiamento avvenuto nelle abitudini alimentari negli ultimi 50 anni una delle cause più gravi dell’aumento delle emissioni derivanti da questo settore, in particolare il forte incremento nel consumo di carne.

Uno studio del 2020 ha individuato le 10 azioni più efficaci per ridurre le emissioni di CO2 nel quotidiano. Nel podio troviamo “vivere senz’auto”, al primo posto, seguito da “passare all’auto elettrica” e da “evitare voli a lunga distanza”. Più in giù nella classifica, al settimo posto, troviamo “diventare vegani“, che permette di ridurre di 0,82 t CO2eq/anno la propria impronta carbonica. Subito dopo, “limitare i prodotti di origine animale” permette di ridurla di 0,36 t CO2eq/anno.

Le principali certificazioni di sostenibilità alimentare

Le aziende della filiera agroalimentare possono dimostrare il proprio impegno per la sostenibilità anche attraverso alcune certificazioni riconosciute. Tra le più diffuse troviamo le certificazioni biologiche (ad esempio il marchio EU Organic), che garantiscono criteri rigorosi nella gestione agricola, GlobalG.A.P. per le buone pratiche in campo agricolo e zootecnico, e standard di gestione come ISO 14001 per i sistemi di gestione ambientale. Per alcuni prodotti e mercati sono rilevanti anche schemi come Fairtrade o Rainforest Alliance, che integrano aspetti ambientali e sociali lungo la filiera. La scelta delle certificazioni più adatte dipende ovviamente dal posizionamento dell’azienda, dai mercati di riferimento e dalle richieste dei clienti (come GDO, buyer internazionali, brand owner) all’interno della più ampia strategia di sostenibilità nel settore agroalimentare.

Come possiamo supportarti

La filiera agroalimentare ha un ruolo centrale nella transizione ecologica: consuma grandi quantità di risorse naturali, contribuisce in modo significativo alle emissioni globali di gas serra, ma allo stesso tempo è una delle filiere che può beneficiare di più di approcci come l’economia circolare, la decarbonizzazione e la gestione sostenibile del capitale naturale.

Per le aziende del settore questo significa passare da una logica di mera conformità normativa a una strategia strutturata, che integri analisi degli impatti (LCA, impronta di carbonio e water footprint), obiettivi climatici allineati agli standard SBTi FLAG, adeguamento a regolamenti come EUDR e PPWR, gestione dei rischi climatici e, dove utile, percorsi di certificazione.

Fonti

Lettera del supermercato olandese Albert Heijn ai fornitori in cui richiede l’adesione a SBTi

The Importance of the Circular Economy Concept among Organizations within the Food Sector and a Management Systems Perspective

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