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SBTi FLAG: guida allo standard sulle emissioni da foreste, suolo e agricoltura

Scopri cos’è SBTi FLAG, come si calcolano le emissioni da foreste, suolo e agricoltura, e perché molte aziende devono fissare obiettivi FLAG separati.

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Di Lucio Zagonel     |    Ultimo aggiornamento: Giugno 18, 2026    |    Decarbonizzazione

  • Lucio Zagonel

    SEO Specialist & Copywriter appassionato di natura e sostenibilità.

Lo standard SBTi FLAG è nato nel 2022, ed è stato il primo standard che l’iniziativa SBTi ha sviluppato per uno specifico settore. Le emissioni FLAG sono infatti particolarmente complesse da gestire, poiché presentano alcune unicità. Contemporaneamente, le attività FLAG hanno una grande potenzialità, ovvero quella di contribuire in modo sostanziale agli assorbimenti di carbonio necessari per raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi.

PUNTI CHIAVE

Le emissioni FLAG rappresentano circa il 22% delle emissioni globali di GHG

Includono emissioni e rimozioni legate a foreste, uso del suolo e agricoltura

Le aziende devono fissare un target FLAG se ≥20% di emissioni o fatturato in settori agricolo-forestali

Cosa sono le emissioni FLAG?

FLAG è l’acronimo di Forest, Land and Agriculture, traducibile in Italiano con foreste, uso del suolo e agricoltura. Le emissioni FLAG, termine introdotto dalla Science Based Targets initiative, sono tutte quelle emissioni di gas serra (GHG), o rimozioni, che derivano da questi ambiti:

  • Foreste: emissioni frutto del mancato assorbimento della CO2 da parte delle foreste, a causa della deforestazione (taglio di legname, industria della carta, ecc.)
  • Uso del suolo e cambiamenti d’uso del suolo: attività quali la conversione di ecosistemi in terreni agricoli oppure aree urbane, ma anche afforestazione (piantumazione di alberi)
  • Agricoltura: metano (CH4) generato dalla fermentazione enterica dei bovini, protossido d’azoto prodotto dai fertilizzanti azotati, gestione dei reflui
  • Pratiche di gestione del suolo: lavorazioni del terreno, pratiche rigenerative, rotazioni colturali, gestione dei pascoli.

Si tratta quindi di emissioni (o rimozioni) biogeniche, ovvero che nascono da processi naturali. Anche se fanno parte del ciclo naturale del carbonio, se non gestite correttamente, hanno anch’esse un impatto importante sui cambiamenti climatici. Le emissioni FLAG rappresentano il 22% delle emissioni totali di gas serra.

Leggi anche: La sostenibilità nel settore agroalimentare

Le emissioni FLAG si verificano in una fase precedente rispetto alla trasformazione industriale delle materie prime, ovvero nella fase agricola o forestale. Per questo, vanno distinte dalle emissioni non-FLAG, come quelle derivanti dal trasporto, dai processi industriali, ecc.

Lo standard SBTi FLAG si inserisce all’interno del quadro della Science Based Targets initiative. Esso viene applicato in aggiunta ai criteri generali SBTi quando le emissioni legate a foreste, uso del suolo e agricoltura sono significative e superano determinate soglie. Per una panoramica generale su SBTi, leggi la nostra guida alla Science Based Targets initiative.

 

emissioni flag cosa sono Quali aziende devono fissare target SBTi FLAG?

Dal 2023, tutte le aziende con attività significative negli ambiti FLAG, devono presentare target FLAG separati (chiaramente parliamo di aziende che, volontariamente, hanno scelto di aderire a SBTi).

In particolare, secondo il manuale ufficiale “SBTi FLAG Guidance”, le aziende devono fissare obiettivi SBTi specifici per l’ambito FLAG se verificano uno dei seguenti criteri:

  • Almeno il 20% delle emissioni totali sono di categoria FLAG
  • Almeno il 20% del fatturato totale è generato da settori FLAG

Questi requisiti implicano che anche aziende non appartenenti ai settori FLAG possano essere soggette ad SBTi FLAG: ad esempio aziende del settore dell’abbigliamento o dell’editoria, che verosimilmente hanno emissioni FLAG significative nella loro catena del valore (Scope 3). Fermo restando che queste devono ammontare ad almeno il 20% delle emissioni totali.

Tra i settori considerati FLAG intensivi, abbiamo ad esempio: agricoltura, food and beverage, foreste, legname, cellulosa, tessile basato su fibre naturali, carta e packaging.

Guida Criteri Settoriali SBTi

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Come funzionano gli obiettivi SBTi FLAG?

Come abbiamo visto, gli obiettivi FLAG sono specifici per le emissioni legate a foreste, uso del suolo e agricoltura. Essi si aggiungono ai target non-FLAG, e non li sostituiscono.

Ciò significa che un’impresa che genera sia emissioni non-FLAG (quindi da produzione industriale, ecc.) che emissioni FLAG (più del 20% del totale), deve fissare obiettivi SBTi specifici e separati per entrambe le categorie. Per la categoria non-FLAG seguirà il classico Corporate Net Zero Standard, mentre per la parte FLAG, seguirà lo standard dedicato oggetto di questo articolo.

Gli obiettivi FLAG devono coprire almeno il 90% delle emissioni FLAG di Scope 1, e almeno il 67% delle emissioni FLAG di Scope 3. Per le emissioni FLAG esiste solamente il percorso con target 1.5°C.

Lo standard FLAG prevede due tipologie di traiettorie di decarbonizzazione: quella di riduzione assoluta, pensata soprattutto per le aziende a valle della filiera (che hanno quindi molte emissioni FLAG di Scope 3), in cui le aziende devono ridurre le emissioni FLAG secondo un tasso annuo fisso; e la traiettoria specifica per tipologia di materia prima prodotta, pensata per le aziende a monte, quindi i produttori di un bene specifico (ce ne sono 11: manzo, pollo, latticini, pelle, mais, olio di palma, suini, riso, soia, grano, legname e fibra di legno, quest’ultima attualmente in aggiornamento). In questo secondo caso, il target non è annuo fisso, bensì in termini di intensità (tonnellate di CO2 per tonnellata di prodotto).

Infine, le aziende FLAG sono obbligate ad impegnarsi ad eliminare la deforestazione da tutta la supply chain entro il 31 dicembre 2025. Interessante che questa scadenza corrispondi all’entrata in vigore del regolamento europeo contro la deforestazione, prima del recente ulteriore rinvio di 12 mesi.

💡 Definire target SBTi separati per le emissioni FLAG richiede un inventario GHG strutturato e competenze specifiche sulla contabilizzazione delle emissioni biogeniche. Scopri come affianchiamo le aziende nella definizione e validazione dei target SBTi.

Come si calcolano le emissioni FLAG?

Per calcolare le emissioni FLAG occorrono competenze specializzate nella misurazione delle emissioni di gas serra.

In particolare, il GHG Protocol ha sviluppato uno standard specifico, il Land Sector and Removals Standard, pensato per definire in modo specifico le metodologie di contabilizzazione delle emissioni e rimozioni legate a terreni, uso del suolo, cambiamenti di uso del suolo, gestione agricola/forestale, prodotti biogenici ecc.

Il documento è stato pubblicato il 30 gennaio 2026 ed è disponibile come Land Sector and Removals Standard sul sito del GHG Protocol.

💡 La carbon footprint di prodotto e di organizzazione è il punto di partenza per costruire un inventario GHG affidabile, anche per le emissioni FLAG. Come strutturiamo il calcolo delle emissioni con le aziende che seguiamo.

Come possiamo supportarti

Le emissioni FLAG richiedono un approccio specifico: vanno correttamente distinte da quelle non-FLAG, misurate con metodologie adeguate alla natura biogenica dei processi coinvolti, e tradotte in target SBTi FLAG verificabili. Con la pubblicazione del GHG Protocol LSRG, le metodologie di riferimento si consolideranno ulteriormente.

Affianchiamo le aziende nella costruzione dell’inventario GHG, nella separazione delle componenti FLAG e non-FLAG, e nella definizione di piani di decarbonizzazione allineati agli standard SBTi, incluse le traiettorie specifiche per i settori agricoli e forestali.

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