Ridurre le emissioni di CO2: perché è cruciale e come iniziare a farlo
La riduzione delle emissioni di CO2 è una sfida collettiva globale. Quali azioni hanno gli impatti maggiori sul clima? Cosa possiamo fare per limitarli? Scoprilo in questo articolo.
Ridurre le emissioni di CO2: perché è cruciale e come iniziare a farlo
La riduzione delle emissioni di CO2 è una sfida collettiva globale. Quali azioni hanno gli impatti maggiori sul clima? Cosa possiamo fare per limitarli? Scoprilo in questo articolo.
Di Lucio Zagonel | Agosto 1, 2025| Decarbonizzazione
Ridurre le emissioni di CO2 è una sfida collettiva globale e, allo stesso tempo, una delle priorità più urgenti del nostro tempo.
In questo articolo analizzeremo l’importanza della riduzione delle emissioni di gas serra, i principali rischi legati ai cambiamenti climatici, gli accordi internazionali e le normative europee, fino alle azioni pratiche che ognuno di noi può mettere in campo, sia a livello individuale che aziendale.
Ridurre le emissioni di CO₂ limita rischi sistemici (eventi estremi, perdita di biodiversità, impatti su salute ed economia) e ci mantiene sul percorso 1,5–2 °C.
L’Accordo di Parigi e il Green Deal UE Accordo di Parigi e il Green Deal UE fissano la rotta verso la neutralità climatica entro il 2050, con target intermedi vincolanti e strumenti normativi a supporto.
Ognuno può contribuire, dalle aziende che adottano piani di decarbonizzazione, ai singoli cittadini che agiscono nella vita quotidiana e nelle proprie abitazioni con scelte più sostenibili.
Perché è importante ridurre le emissioni di CO2 e gas serra
Ridurre le emissioni di CO2 è forse la sfida più importante del nostro tempo.
Ma perché è così importante?
L’anidride carbonica (CO2) intrappola calore nell’atmosfera. Se rilasciata in grandi quantità, essa provoca un aumento della temperatura media globale.
La CO2 è responsabile di circa tre quarti dell’effetto serra generato dall’uomo (effetto serra antropico). È quindi il principale gas serra di origine antropica.
Per questo motivo, ridurre le emissioni di CO2 è fondamentale per limitare i cambiamenti climatici.
L’Accordo di Parigi del 2015 ha individuato la soglia critica da non superare per evitare punti di non ritorno, stabilendo l’obiettivo di limitare il riscaldamento globale “ben al di sotto dei 2°C”.
Quali sono i rischi se non riduciamo le emissioni di CO2?
La riduzione delle emissioni di CO2 è cruciale per evitare un ulteriore aggravamento dei cambiamenti climatici. I principali rischi di questo scenario includono:
scioglimento dei ghiacci e innalzamento del livello dei mari, con inondazioni in molte zone costiere abitate (basti pensare a Venezia o ai Paesi Bassi)
aumento di eventi meteorologici estremi, come alluvioni, ondate di calore, siccità e incendi, con danni a persone, infrastrutture, raccolti
perdita di biodiversità e collasso di ecosistemi, spesso irreversibili
migrazioni climatiche forzate dai Paesi più vulnerabili
diffusione di malattie trasmesse da vettori tipici dei climi tropicali, come dengue e malaria
superamento di soglie critiche (tipping points) oltre le quali si innescherebbero cambiamenti irreversibili del clima globale
gravi impatti sull’economia mondiale e sulla salute pubblica
Questi sono solo alcuni degli effetti che un continuo peggioramento del riscaldamento globale porterebbe. Si tratta di un tema molto ampio, visto che riguarda il mondo intero, che meriterebbe di una trattazione a parte.
Ora torniamo a parlare di riduzione delle emissioni di gas serra, esaminando i principali accordi globali sulla questione.
Accordi e normative sulla decarbonizzazione
Dopo aver compreso quanto sia importante ridurre le emissioni di CO2, passiamo in rassegna i principali accordi globali sul clima, i loro obiettivi, e come le istituzioni europee intendono agire per raggiungerli.
Il Protocollo di Kyoto (1997)
La riduzione delle emissioni di CO2 è stata al centro del famoso Protocollo di Kyoto del 1997, in cui per la prima volta i Paesi industrializzati si sono impegnati a ridurre le emissioni di gas serra. Entrato in vigore nel 2005, il suo obiettivo era di abbattere le emissioni dei sei gas serra principali di circa il 5% entro il 2012 rispetto ai livelli del 1990.
Ha costituito un passo importante, poiché è stato il primo trattato globale sulla riduzione delle emissioni di gas serra, tuttavia i suoi risultati furono modesti. Alcuni Paesi si sono ritirati, come il Canada, altri non sono mai stati coinvolti, come gli Stati Uniti e la Cina.
L’Accordo di Parigi (2015)
Firmato a Parigi il 12 dicembre 2015, l’Accordo di Parigi è stato firmato da quasi tutti i Paesi del mondo, non solamente da quelli industrializzati. Rappresenta tutt’oggi la stella polare della lotta al cambiamento climatico globale, attraverso i suoi tre grandi obiettivi:
Limitare il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2°C rispetto ai livelli preindustriali, possibilmente a 1,5°C
Raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 (zero emissioni nette)
Aumentare la capacità di adattamento climatico dei Paesi, supportando i Paesi più poveri
Attualmente, gli unici Paesi non aderenti sono Iran, Libia e Yemen, seguiti dagli Stati Uniti, che usciranno per la seconda volta in seguito alla decisione di Donald Trump.
Il Green Deal Europeo: riduzione delle emissioni di CO2 e obiettivo Net Zero
Il Green Deal Europeo è la strategia adottata dalla Commissione Europea nel 2019, con l’obiettivo dichiarato di:
“Rendere l’Europa il primo continente a impatto climatico zero entro il 2050”
Per raggiungere questo ambizioso traguardo, tutti gli strati della società sono chiamati a contribuire:
Aziende: obblighi di rendicontazione di sostenibilità e doveri di diligenza in materia di sostenibilità (direttiva CSRD, CSDDD)
Energia: taglio dei consumi energetici dell’11,7% entro il 2030 (Direttiva EED) e almeno il 42,5% del consumo finale di energia deve provenire da fonti rinnovabili entro il 2030 (Direttiva RED III)
Industria: tetto annuale massimo di emissioni per le imprese dei settori più inquinanti (Sistema ETS – Emission Trading System). Se lo superano, devono acquistare delle quote sul mercato del carbonio; tassa del carbonio alle frontiere UE per importazioni di materiali ad alta intensità di carbonio (Regolamento CBAM)
Trasporti: stop alla vendita di auto nuove a benzina o diesel dal 2035; crescente spinta verso l’elettrificazione dei trasporti e i biocarburanti sostenibili
Finanza: obbligo di comunicazione dei rischi ESG nei prodotti finanziari (Regolamento SFDR)
Insomma, il Green Deal Europeo per la riduzione delle emissioni di CO2 non è solamente una strategia climatica, ma un vero e proprio piano per trasformare l’intera economia europea.
La Strategia Italiana di Lungo Termine sulla Riduzione delle Emissioni di Gas Serra
La “Strategia Italiana di lungo termine sulla riduzione delle emissioni di gas serra” è il piano d’azione che l’Italia ha sviluppato per raggiungere l’obiettivo Net Zero, in linea con la Legge europea sul clima. Si basa su tre pilastri fondamentali:
Ridurre la domanda di energia
Promuovere un mix energetico sempre più rinnovabile
Potenziare gli assorbimenti di CO2, sia naturali (foreste, suoli) che tecnologici (soluzioni di CCS e CCU)
La riduzione delle emissioni di CO2: una sfida globale
Per raggiungere gli ambiziosi obiettivi di decarbonizzazione spiegati sopra è necessario intervenire su tutte le attività umane che producono anidride carbonica e altri gas serra.
A livello globale, aziende, governi, istituzioni e cittadini devono unire le proprie forze per affrontare questa sfida cruciale per il nostro futuro. Vediamo quindi cosa fare per ridurre le emissioni di CO2 sia a livello aziendale, che individuale.
Come ridurre le emissioni di CO2 in azienda: strategie pratiche
È possibile ridurre le emissioni di gas serra in azienda intervenendo sulle principali fonti di emissione, derivanti dai comparti: energia, processi, materiali, trasporti. Ecco alcune azioni efficaci per abbattere le emissioni di CO2 della tua impresa:
1. Ridurre la domanda di energia
Il primo passo per ridurre la domanda di energia è una diagnosi energetica, per individuare gli sprechi di energia maggiori. Potremmo così orientare gli investimenti di efficientamento energetico in modo strategico. Ad esempio: installare pompe di calore, introdurre l’illuminazione al LED, recuperare il calore da processi industriali, ecc.
Sostituire tecnologie alimentate da fonti fossili con alternative elettriche rinnovabili è un altro modo strategico per decarbonizzare un’azienda. È possibile farlo, ad esempio, introducendo veicoli aziendali elettrici, sostituendo caldaie a gas con pompe di calore, forni a gas con forni elettrici, fornelli a gas con pannelli a induzione, installando colonnine di ricarica per auto elettriche, e altro.
3. Passare alle fonti di energia rinnovabile
Smettere di acquistare energia da fonti fossili è un altro modo efficace per ridurre le emissioni. Si può fare sia autoproducendo energia (pannelli fotovoltaici), che acquistando energia elettrica da fornitori certificati, mediante contratti di fornitura green o Power Purchase Agreement (PPA)
4. Aumentare la circolarità dei materiali
Applicare l’economia circolare, oltre a ridurre i rifiuti, permette di diminuire l’utilizzo di materie prime vergini, che vengono sostituite con materiali riciclati. Questo permette di diminuire le emissioni cosiddette “a monte” (Scope 3 “upstream”), ovvero generate nelle fasi precedenti la produzione.
5. Ottimizzare la logistica e i trasporti
La soluzione che garantisce il maggior impatto positivo in questo campo è passare dalla gomma al treno, dove possibile. Infatti, i tre quarti delle emissioni dei trasporti vengono dal trasporto su gomma. Altre soluzioni possono essere: scegliere fornitori locali per accorciare la filiera, ottimizzare carichi e percorsi, adottare veicoli elettrici e car pooling per i dipendenti.
6. Utilizzare l’idrogeno verde
L’idrogeno verde permette di decarbonizzare alcuni settori industriali difficili da elettrificare, come l’industria siderurgica, quella chimica, e il settore del trasporto pesante. Tuttavia, questo tipo di tecnologia è tuttora estremamente costoso.
Ma in quale misura è necessario ridurre le emissioni aziendali per poter raggiungere gli obiettivi climatici globali, ed evitare così gli scenari più gravi derivanti dai cambiamenti climatici?
A rispondere a questa domanda ci ha pensato la Science Based Targets initiative (SBTi), un’organizzazione internazionale che, basandosi sulla scienza climatica, aiuta le aziende a definire obiettivi di riduzione delle emissioni, spesso chiamati target SBTi.
Il percorso SBTi prevede di fissare sia obiettivi a breve-medio termine (5-10 anni) che obiettivi a lungo termine (2050). Le aziende che perseguono entrambi questi obiettivi, contribuiscono in modo efficace al raggiungimento dell’obiettivo Net Zero 2050.
Ridurre le emissioni di CO2 nel quotidiano: le 10 azioni più efficaci
Vi siete mai chiesti come ridurre le emissioni di CO2 nel quotidiano?
Uno studio del 2020, sintetizzando oltre 7.000 ricerche scientifiche, fornisce forse la risposta più affidabile a questa domanda, stilando una classifica delle 10 azioni più efficaci per ridurre la carbon footprint individuale. Ecco quali sono:
Vivere senza auto: -2,04 tonnellate di CO2eq/anno
Passare all’auto elettrica: -1,95 t CO2eq/anno
Evitare voli a lunga distanza: -1,68 t CO2eq/anno
Installare un sistema di riscaldamento da fonti rinnovabili: -1,60 t CO2eq/anno
Utilizzare i trasporti pubblici: -0,98 t CO2eq/anno
Limitare il consumo di prodotti di origine animale: -0,36 t CO2eq/anno
Ridurre i consumi domestici: -0,21 t CO2 eq/anno
Da questa ricerca vediamo che i veri driver per ridurre le proprie emissioni nel quotidiano sono i trasporti, la casa e l’alimentazione. In particolare, i trasporti sono la voce più impattante. Notiamo inoltre che la differenza tra vivere senz’auto e usare un’auto elettrica è minima, segno che l’elettrificazione del parco auto è una strategia efficace.
La tabella mostra i risultati dello studio del 2020 che ha sintetizzato oltre 7.000 ricerche scientifiche nell’ambito della riduzione dell’impronta carbonica individuale.
Come ridurre le emissioni di CO2 in casa: risparmio energetico e rinnovabili
Vediamo adesso come ridurre le emissioni inquinanti prodotte dalla propria casa. Le abitazioni, infatti, generano emissioni di gas serra sia direttamente (come nella combustione del gas nella caldaia), che indirettamente (come quelle legate all’energia elettrica acquistata).
Anche in questo caso, efficienza energetica e fonti di energia rinnovabile sono due parole chiave per la decarbonizzazione di questo settore. Ma vediamo, nello specifico, quali azioni concrete possiamo effettuare per ridurre le emissioni di CO2 in casa:
Ridurre gli sprechi, sia di energia (elettrica o termica) che di risorse (es. acqua calda)
Migliorare l’isolamento termico, sostituendo gli infissi oppure attraverso il cappotto termico
Scegliere elettrodomestici con una classe energetica elevata (come A+++)
Installare pannelli fotovoltaici per autoprodurre energia elettrica
Installare delle pompe di calore per il riscaldamento e raffrescamento degli ambienti
Usare il riscaldamento o il condizionatore in modo responsabile, senza esagerare
Sostituire le vecchie lampadine con LED a basso consumo
Oltre alle azioni volontarie a livello domestico, le normative europee in materia di edilizia introdurranno nei prossimi anni alcuni obblighi vincolanti.
Ad esempio, la nuova direttiva EPBD IV, approvata nel 2024, stabilisce che tutti gli edifici residenziali nuovi dovranno essere a emissioni zero a partire dal 2030 e vieta definitivamente l’uso di caldaie a gas dal 2040.
Edifici a emissioni zero e certificazioni di edilizia sostenibile
Con edifici a emissioni zero si intendono edifici che non producono emissioni dirette di CO2. Ciò è reso possibile dall’utilizzo quasi esclusivo di fonti rinnovabili e da un’altissima efficienza energetica. Il concetto di “edifici a emissioni zero” presente nella normativa rende sempre più rilevanti le certificazioni di edilizia sostenibile, come ad esempio la certificazione LEED o BREEAM. Infatti, molti dei criteri su cui si basano queste certificazioni sono allineati con i futuri obblighi normativi.
Compensazione e cattura della CO2: cosa fare quando non si può ridurre le emissioni alla fonte
Nella lotta al cambiamento climatico, l’obiettivo principale rimane sempre quello di ridurre al minimo le emissioni di gas serra alla fonte.
Tuttavia, ci sono delle situazioni in cui l’abbattimento diretto delle emissioni di CO2 è particolarmente complicato. Si tratta delle cosiddette emissioni “hard-to-abate”, ovvero “difficili da abbattere”. Sono quelle generate da settori come ad esempio l’industria pesante (cementifici, acciaierie, raffinerie) e il trasporto pesante (soprattutto l’aviazione).
Questi settori, quando non riescono a ridurre direttamente le emissioni più di un certo limite, possono fare ricorso a progetti di compensazione della CO2, o carbon offsetting.
Si tratta di iniziative che hanno la capacità di assorbire oppure rimuovere la CO2 dall’atmosfera, bilanciando quindi quelle emissioni residue “hard to abate” così difficili da abbattere.
Tuttavia, è importante ribadire che i progetti di compensazione devono essere complementari alla riduzione delle emissioni, e non sostituirsi ad essa. La priorità è sempre ridurre le emissioni reali, non limitarsi a bilanciarle.
Crediti di carbonio: utili solo se di alta qualità
A supporto di questa visione c’è la Science Based Targets initiative (SBTi), uno degli standard maggiormente riconosciuti a livello globale per lo sviluppo dei piani di decarbonizzazione aziendale. SBTi, infatti, non considera la compensazione della CO2 come un’azione valida ai fini del raggiungimento degli obiettivi di riduzione. Al contrario, le azioni di compensazione possono essere utilizzate solamente per bilanciare le emissioni residuali (residual emissions) impossibili da eliminare nel breve-medio termine.
Similmente, il recente Regolamento UE 2024/3012 sui crediti di carbonio, stabilisce dei criteri stringenti specifici per definire quali crediti di carbonio possono essere considerati di alta qualità.
(Extra) A che punto siamo nel 2025?
A maggio 2025 la Commissione europea ha comunicato la sua valutazione dei piani nazionali per l’energia e il clima (PNEC), dichiarando che l’UE è nel complesso vicina al raggiungimento degli obiettivi previsti dalla legge europea sul clima.
Siamo quindi sulla buona strada per ridurre le emissioni nette del 54% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990 (stime della Commissione), quindi siamo indietro solo di 1 punto percentuale rispetto agli obiettivi stabiliti a Parigi nel 2015 (se gli stati attueranno pienamente le misure previste, senza fare dei passi indietro – fatto non scontato).
Attualmente le emissioni sono diminuite del 37% dal 1990 (dichiarato dal commissario europeo Wopke Hoekstra)