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Quanti kg di CO2 emette un kWh elettrico in Italia? [2026]

Vi siete mai chiesti quante emissioni di CO2 genera un kWh elettrico in Italia? Scopri come si calcolano i kg di CO2/kWh in Italia con i fattori di emissione aggiornati.

Di Saverio Lapini |    Ultimo aggiornamento: Luglio 24, 2026    |    Emissioni

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PUNTI CHIAVE

Le emissioni di CO2 prodotte dall’energia elettrica sono tra le più facili da ridurre

I kg di CO2 per kWh elettrico si calcolano secondo i metodi location-based o market-based

Per un calcolo corretto è importante utilizzare i fattori di emissione adeguati e aggiornati

Emissioni di CO2 per kWh elettrico: perché è importante calcolarle?

Le emissioni di CO2 per kWh elettrico sono un dato importante quando si calcola la carbon footprint di un’azienda, ovvero l’insieme delle emissioni dirette e indirette associate alla sua attività.

Queste emissioni rientrano nello Scope 2 del GHG Protocol. Lo Scope 2 deriva per lo più dall’acquisto di energia elettrica, ma può derivare anche dall’acquisto di vapore ed energia termica.

Le emissioni di Scope 2 sono classificate come emissioni indirette, poiché sono generate dal fornitore di elettricità che, per produrre energia, può bruciare gas o carbone.

Il GHG Protocol ha isolato le emissioni di Scope 2 perché sono misurabili e facili da ridurre, al contrario delle emissioni di Scope 3 (tutte le altre emissioni indirette generate lungo la catena del valore).

Per maggiori info su Scope 1, 2 e 3, vedi il nostro articolo generale sull’impronta di carbonio.

Le emissioni derivanti dall’energia elettrica rappresentano in media circa il 20% delle emissioni di CO2 di un’azienda. Ridurle è fondamentale per raggiungere net zero emissioni e fermare il riscaldamento globale.

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Come si calcola la CO2 prodotta da un kWh di energia elettrica

Per calcolare le emissioni di CO2 per kWh elettrico è necessario utilizzare un fattore di conversione CO2 / kWh. Questo valore indica quanti kg di anidride carbonica vengono emessi per ogni kilowattora di energia elettrica consumata.

Esistono diversi metodi per effettuare questo calcolo, come quelli spiegati nei prossimi due paragrafi.

Metodi di calcolo emissioni CO2 energia elettrica

Il GHG Protocol prevede due metodi per calcolare la CO2 prodotta per kWh in Italia: l’approccio location-based e l’approccio market-based.

A seconda del metodo utilizzato, il valore in kg CO2e/kWh può cambiare anche in modo significativo.

Infatti, i due approcci mettono in evidenza aspetti diversi: in particolare, il market-based premia le aziende che adottano pratiche più sostenibili nella fornitura di energia elettrica. Nei prossimi paragrafi capiremo meglio questo aspetto.

La comparazione tra i due metodi è utile per comprendere se l’azienda sta migliorando la sostenibilità ambientale. Per questo, sia gli standard ESRS che i standard GRI, impongono di riportare entrambi i metodi di calcolo nel bilancio di sostenibilità.

Ridurre le emissioni di CO2 per kWh elettrico è una delle azioni fondamentali per raggiungere la neutralità carbonica.

Carbon Footprint - Azienda farmaceutica

Approccio Location-Based

Il metodo di calcolo location-based stima la CO2 emessa per kWh utilizzando il mix energetico della rete elettrica nazionale.

In pratica, indica quante emissioni di CO2 produce in media 1 kWh elettrico in Italia, considerando tutte le fonti da cui deriva l’energia elettrica della rete.

Infatti, la rete elettrica contiene elettroni prodotti da fonti diverse, come gas, carbone, fotovoltaico, eolico, idroelettrico, ecc. Una volta immessa in rete, non è possibile distinguere da quale di queste fonti provengano gli elettroni.

Per questo motivo, l’approccio location-based utilizza un fattore di emissione medio nazionale, calcolato sulla base del mix energetico. Il più utilizzato è il fattore di emissione ISPRA (vedi paragrafo dedicato).

Una strategia fondamentale per ridurre le emissioni legate al consumo di energia elettrica consiste nel ridurre i consumi energetici stessi (principio dell’Energy Efficiency First). Per poterlo fare, il primo passo essenziale è svolgere una diagnosi energetica approfondita per mappare i consumi energetici ed identificare le inefficienze.

Vantaggio: il metodo location-based rispecchia fedelmente l’energia elettrica realmente prelevata dalla rete.

Limite: per ridurre le emissioni di CO2 da energia elettrica secondo questo metodo, l’unico modo è ridurre il consumo totale di elettricità, un obiettivo non sempre facile da raggiungere.

💡 Calcolare le emissioni di Scope 2 con il metodo corretto — e integrarlo nel quadro complessivo della carbon footprint aziendale — richiede la scelta dei fattori di emissione aggiornati e una struttura di raccolta dati adeguata. Ollum supporta le aziende in questo percorso: come strutturiamo il calcolo della carbon footprint con le aziende che seguiamo.

Approccio Market-Based

Il metodo di calcolo market-based stima quanta CO2 si produce per 1 kWh elettrico in base alle caratteristiche del fornitore di energia elettrica scelto dall’azienda.

Questo approccio mette in evidenza l’impatto positivo della scelta di acquistare energia verde, invece di elettricità prodotta con combustibili fossili. Infatti, non tutti i fornitori di energia elettrica sono uguali: alcuni hanno un mix più sostenibile, con quote maggiori di fonti rinnovabili.

Alla base di questo metodo c’è il meccanismo delle Garanzie d’Origine (GO). Si tratta di certificati rilasciati dal GSE (Gestore dei Servizi Energetici) che attestano la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. Vengono emesse per ogni MWh prodotto da fonti rinnovabili.

In pratica, il produttore di energia elettrica rinnovabile riceve dal GSE una GO per ogni MWh di elettricità prodotta da fonti rinnovabili e immessa in rete. Il fornitore di energia elettrica può acquistare le GO e annullarle per conto dei propri clienti, certificando così che la quantità di elettricità consumata dai clienti è stata compensata da un quantitativo equivalente di energia rinnovabile immessa in rete dai produttori.

Con il metodo market-based, è possibile ridurre i kg di CO2 per kWh elettrico grazie all’acquisto di Garanzie d’Origine (GO), senza modificare il consumo energetico totale.

Di solito, le aziende adottano questo approccio, poiché è piuttosto facile da concretizzare. In seguito, molti scelgono di installare direttamente impianti rinnovabili presso i propri stabilimenti. Producendo elettricità in loco si riducono i prelievi dalla rete, e si può essere sicuri che i kWh elettrici consumati abbiano emissioni di CO2 pari a zero.

Vantaggio: premia le aziende che scelgono forniture di energie più sostenibili.

Limite: il risultato dipende dalla disponibilità e dalla tracciabilità delle GO acquistate.

Fattori di emissione di CO2 dell’energia elettrica in Italia

Le emissioni CO2 per kWh elettrico in Italia sono più basse di quelle di altri Paesi, grazie alla presenza di molte centrali idroelettriche, e alla crescente quota di impianti fotovoltaici ed eolici. Le emissioni CO2 per kWh Italia sono determinate in larga parte dalle centrali termoelettriche alimentate a gas e, in misura minore, a carbone.

Per il calcolo della CO2 equivalente emessa dall’energia elettrica, si utilizzano dei fattori di emissione. Alcuni comprendono solo le emissioni di anidride carbonica (CO2), altri invece includono tutti i gas climalteranti come il metano (CH4) e il protossido d’azoto (N2O).

I fattori di conversione che includono diversi gas serra utilizzano la CO2 equivalente (CO2e) come unità di misura. La difficoltà sta nell’individuare i fattori di emissione corretti e più aggiornati.

Carbon Footprint - Industria alimentare Fattori di emissione ISPRA 2026 (emissioni CO2 location-based)

I fattori di emissione location-based per la rete elettrica italiana sono molteplici. I più affidabili sono senza dubbio i fattori di emissione ISPRA 2026 (relativi al 2025), pubblicati ogni anno nel report sulla decarbonizzazione del sistema energetico nazionale tra aprile e giugno.

Questi fattori sono utilizzati sia per il calcolo della carbon footprint aziendale che per la carbon footprint di prodotto. Di seguito, i fattori di conversione CO2/kWh ISPRA degli ultimi anni:

  • Fattori di emissione ISPRA 2022: 0,307 kg CO2/kWh
  • Fattori di emissione ISPRA 2023: 0,256 kg CO2/kWh
  • Fattori di emissione ISPRA 2024: 0,209 kg CO2/kWh
  • Fattori di emissione ISPRA 2025: 0,213 kg CO2 per kWh Italia 

Come si può notare, nel 2025 si è verificata un’inversione del trend, e le emissioni di CO2 legate alla produzione di energia elettrica in Italia hanno ricominciato a salire, crescendo del 2,1% rispetto al 2024. Questo è dipeso dall’aumento dell’elettricità prodotta da gas naturale e dalla diminuzione di elettricità prodotta con l’idroelettrico.

Tabella con i fattori di emissione pubblicati da ISPRA nel 2026, relativi all’anno 2025

Fattori di emissione del Residual Mix AIB 2025 (emissioni CO2 market-based)

Nel metodo market-based, il fattore di emissione dipende da quanta energia acquistata è coperta da Garanzie d’Origine (GO), e quanta invece non lo è. Dobbiamo quindi sapere se il nostro fornitore di energia acquista Garanzie d’Origine.

Avrò quindi che l’energia elettrica totale acquistata dalla mia azienda sarà composta da:

Energia elettrica coperta da GO + Energia elettrica non coperta da GO

  • Energia coperta da GO: in questo caso, si considera un fattore di emissione pari a 0 kg di CO2 per kWh elettrico, poiché proviene da fonti rinnovabili.
  • Energia non coperta da GO: la parte rimanente dell’energia consumata, ovvero il mix energetico senza la quota di energia rinnovabile coperta da GO, viene denominata residual mix. Per questa quota si applica il fattore di emissione del residual mix, pubblicato dall’AIB – Association of Issuing Bodies a maggio di ogni anno. Secondo questo metodo, le emissioni delle aziende che non acquistano energia rinnovabile sono molto più alte della media nazionale. Infatti, il metodo market-based incentiva le aziende ad acquistare energia da fonti rinnovabili.

Di seguito, i fattori di emissione del residual mix AIB degli ultimi anni:

  • Fattore di emissione del residual mix AIB 2023: 0,500 kg CO2/kWh
  • Fattore di emissione del residual mix AIB 2024: 0,441 kg CO2/kWh
  • Fattore di emissione del residual mix AIB 2025: 0,428 kg CO2/kWh

Anche nel 2025, le emissioni di CO2 per kWh del residual mix sono in diminuzione rispetto agli anni precedenti.

Tabella con i fattori di emissione dell’AIB residual mix 2025 di tutti i Paesi europei; il valore evidenziato è quello relativo all’Italia

Come ridurre le emissioni di CO2 per kWh elettrico

Ridurre le emissioni di CO2 per kWh elettrico in Italia può sembrare complicato, ma esistono diverse soluzioni efficaci.

Il modo più semplice è senza dubbio quello di acquistare elettricità rinnovabile. Un altro modo di ridurre le emissioni di Scope 2 è quello di installare un impianto fotovoltaico, riducendo così l’elettricità prelevata dalla rete.

Oltre all’acquisto di energia rinnovabile, una diagnosi energetica approfondita può essere una strategia vincente per comprendere i tuoi consumi e migliorare l’efficienza.

Siamo consapevoli che il mercato elettrico è molto complesso e che fare scelte strategiche può risultare difficile per molte aziende. Esistono tuttavia strumenti pensati per aiutare le aziende in questo ambito, come, ad esempio, i Power Purchase Agreement (PPA), un’opportunità interessante in quanto permettono di acquistare energia rinnovabile a buon prezzo. Tuttavia, nonostante i vantaggi, sono ancora poco diffusi.

Leggi anche: Come ridurre le emissioni di CO2 in azienda: strategie e azioni efficaci

Science Based Targets initiative (SBTi)

La Science Based Targets initiative (SBTi) è un programma internazionale che aiuta le aziende a definire obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra in linea con gli scenari scientifici per limitare il riscaldamento globale a 1,5°C. Aderire alla SBTi significa impegnarsi formalmente a un percorso di decarbonizzazione chiaro, misurabile e validato da un ente terzo.

Scopri di più nella nostra guida completa alla SBTi.

💡 Definire obiettivi di riduzione delle emissioni validati dalla scienza — incluse le emissioni di Scope 2 legate all’energia elettrica — è il cuore del percorso SBTi. Ollum affianca le aziende dalla misurazione alla validazione degli obiettivi: come supportiamo le aziende nel percorso SBTi.

Come possiamo supportarti

Le emissioni di Scope 2 legate all’energia elettrica sono tra le più misurabili e riducibili nel profilo di carbon footprint aziendale. Scegliere il metodo di calcolo corretto — location-based o market-based — e intervenire sulla fornitura energetica o sui consumi sono i primi passi di un percorso di decarbonizzazione strutturato. Ollum supporta le aziende nel calcolo della carbon footprint secondo il GHG Protocol e nella definizione di un piano di riduzione delle emissioni coerente con gli obiettivi climatici internazionali.

Fonti

Rapporto ISPRA 2026 – Settore elettrico: emissioni di CO2 e altri impatti

Rapporto AIB – European Residual Mixes 2026

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