Pacchetto Omnibus: cosa cambia per le aziende?
Il Pacchetto Omnibus ridisegna gli obblighi ESG in Europa: meno imprese obbligate alla CSRD, nuove soglie per CSDDD, novità su Tassonomia UE e CBAM, e più spazio alla rendicontazione volontaria.
PUNTI CHIAVE
La CSRD cambia perimetro: l’obbligo di rendicontazione riguarda ora solo le imprese con più di 1.000 dipendenti e oltre 450 milioni di euro di ricavi netti annui.
Molte imprese escono dall’obbligo, ma non dalla sostenibilità: PMI quotate e molte aziende della ex wave 2 possono orientarsi verso una rendicontazione volontaria, ad esempio secondo lo standard VSME.
Il pacchetto Omnibus modifica anche CSDDD, Tassonomia UE e CBAM: l’obiettivo è ridurre gli oneri amministrativi, concentrando gli obblighi sulle imprese più grandi e sui rischi più rilevanti.
Cos’è il pacchetto Omnibus?
Il pacchetto Omnibus è la riforma di semplificazione che l’Unione Europea ha avviato nel 2025 per ridurre gli oneri burocratici legati a CSRD, CSDDD, Tassonomia UE e CBAM.
Dopo l’approvazione definitiva da parte del Consiglio il 24 febbraio 2026 e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale UE, la riforma è oggi in vigore: ha innalzato drasticamente le soglie di applicazione della CSRD, escludendo dall’obbligo la maggior parte delle imprese che inizialmente ne sarebbero state coinvolte. In questo articolo trovi la timeline completa, l’esito definitivo dell’approvazione e cosa cambia per ciascuna normativa coinvolta.
Il pacchetto Omnibus in breve:
| Ambito | Cosa cambia | Impatto per le imprese |
|---|---|---|
| CSRD | Obbligo limitato alle imprese con oltre 1.000 dipendenti e oltre 450 milioni € di fatturato netto. | Escono dall’obbligo la maggior parte delle imprese inizialmente coinvolte, comprese le PMI quotate. |
| CSDDD | Nuove soglie: oltre 5.000 dipendenti e 1,5 miliardi € di fatturato. | Due diligence semplificata e obblighi concentrati sulle imprese di maggiori dimensioni. |
| Tassonomia UE | Rendicontazione volontaria per alcune imprese e possibilità di comunicare anche un allineamento parziale. | Maggiore flessibilità nella comunicazione delle attività sostenibili e in transizione. |
| CBAM | Esenzione per chi importa meno di 50 tonnellate/anno di beni soggetti al CBAM. | Riduzione degli adempimenti per gli importatori di piccoli volumi. |
| ESRS | Riduzione di oltre il 60% dei datapoint obbligatori ed eliminazione degli standard settoriali. | Rendicontazione più semplice e minori oneri amministrativi. |
Lo stop-the clock: la prima fase della riforma Omnibus
Prima ancora di sapere come sarebbe cambiata la CSRD nel merito, il 3 aprile 2025 il Parlamento Europeo approvò la cosiddetta proposta “stop-the-clock”, una misura temporanea che si limitava a posticipare di due anni le scadenze di rendicontazione per le imprese non ancora partite, senza ancora toccare i criteri di chi fosse effettivamente obbligato.
Serviva a dare tempo ai legislatori europei per definire la vera riforma, ovvero la revisione delle soglie e dei contenuti di CSRD e CSDDD, che è poi arrivata con l’approvazione definitiva del pacchetto Omnibus nel dicembre 2025 e febbraio 2026.
Approvazione del Pacchetto Omnibus: timeline
- Novembre 2024: Ursula von der Leyen annuncia pubblicamente l’intenzione di riformare le normative europee di sostenibilità, ovvero la CSRD, la CSDDD e la Tassonomia Europea, con l’obiettivo di ridurre gli oneri burocratici delle aziende.
- 26 febbraio 2025: la Commissione Europea presenta il pacchetto di semplificazione “Omnibus I”.
- 3 aprile 2025: il Parlamento Europeo approva la misura-ponte “stop-the-clock” (Direttiva (UE) 2025/794, in vigore dal 17 aprile 2025), che si limita a posticipare le scadenze di rendicontazione, in attesa della riforma sostanziale.
- Giugno 2025: il Consiglio dell’UE esprime parere favorevole alle semplificazioni, proponendo ulteriori modifiche al testo.
- Novembre 2025: il Parlamento Europeo approva la propria posizione, con ulteriori modifiche.
- Dicembre 2025: Parlamento, Consiglio e Commissione raggiungono l’accordo finale in sede di trilogo; il 16 dicembre 2025 il Parlamento approva in via definitiva il testo, che innalza le soglie della CSRD a 1.000 dipendenti e 450 milioni di euro di fatturato netto (e della CSDDD a 5.000 dipendenti e 1,5 miliardi di euro).
- 24 febbraio 2026: il Consiglio dell’Unione Europea approva definitivamente il testo.
- 26 febbraio 2026: pubblicazione della Direttiva (UE) 2026/470 in Gazzetta Ufficiale dell’UE — si conclude formalmente l’iter legislativo del pacchetto Omnibus I.
- 18 marzo 2026: la Direttiva (UE) 2026/470 entra in vigore. Gli Stati membri hanno ora dodici mesi per recepirla nei rispettivi ordinamenti nazionali.
Direttiva Omnibus e CSRD: le nuove soglie e chi inizierà davvero a rendicontare nel 2028
Il 26 febbraio 2025 la Commissione Europea presenta ufficialmente il pacchetto di semplificazioni Omnibus I, che conferma le informazioni trapelate in un documento che circolava da inizio febbraio.
Come anticipato, i cambiamenti riguardano i principali pilastri normativi sulla sostenibilità aziendale in UE: la Direttiva CSRD sulla rendicontazione di sostenibilità, la Direttiva CSDDD sui doveri di diligenza in materia di sostenibilità, la Tassonomia UE, e il CBAM.
Con l’approvazione definitiva, la CSRD si applica ora solo alle imprese con più di 1.000 dipendenti e un fatturato netto annuo superiore a 450 milioni di euro (in luogo dei criteri originari, molto più bassi: 250 dipendenti e 50 milioni di fatturato o 25 milioni di attivo). Questo significa che le PMI quotate, che facevano parte della cosiddetta ex wave 3, sono uscite completamente dall’ambito di applicazione: per loro la rendicontazione di sostenibilità diventa volontaria, tipicamente con lo standard semplificato VSME.
Anche la ex wave 2 — le grandi imprese non quotate che secondo il calendario originario avrebbero dovuto pubblicare il primo bilancio nel 2026 — si è ridotta drasticamente: delle imprese che ne facevano parte, solo quelle che superano le nuove soglie (1.000 dipendenti e 450 milioni di fatturato) restano effettivamente obbligate, e per queste la prima pubblicazione del bilancio è fissata al 2028, riferita all’anno finanziario 2027. Tutte le altre imprese della ex wave 2 che non raggiungono le nuove soglie sono uscite dall’obbligo.
Le imprese della ex wave 1 (grandi società quotate con più di 500 dipendenti, già soggette alla precedente NFRD) non hanno mai interrotto la rendicontazione, salvo un’esenzione transitoria per gli esercizi 2025 e 2026 se non rientrano più nelle nuove soglie.
Le altre modifiche della Direttiva Omnibus sulla sostenibilità
Oltre alle modifiche alle soglie di applicazione, la riforma introduce altri importanti cambiamenti legati alla rendicontazione di sostenibilità:
- Semplificazione degli standard di rendicontazione ESRS: la revisione proposta da EFRAG riduce i datapoint obbligatori di oltre il 60%, da 1.073 a circa 320.
- Eliminazione degli standard settoriali di rendicontazione, ovvero dei requisiti specifici di reporting ESG per determinati settori industriali.
- Introduzione del concetto di “impresa protetta”: le imprese con meno di 1.000 dipendenti che fanno parte della catena del valore di un’azienda soggetta a rendicontazione possono limitare le informazioni richieste agli standard volontari VSME (“value chain cap”).
Pacchetto Omnibus: cosa cambia per la CSDDD
Anche la Direttiva europea sulla due diligence di sostenibilità (CSDDD) è stata ridimensionata: le soglie di applicazione sono state innalzate a 5.000 dipendenti e 1,5 miliardi di euro di fatturato, una platea molto più ristretta rispetto ai criteri originari.
- Limitazione dell’obbligo di due diligence alle aree della catena del valore dove gli impatti negativi sono più probabili, tramite un esercizio di scoping, senza necessità di mappatura completa.
- Monitoraggio delle azioni intraprese ogni 5 anni (invece che ogni anno).
- Minori obblighi per le PMI: le grandi aziende possono richiedere alle imprese protette nella loro catena di fornitura solamente le informazioni previste dagli standard volontari VSME.
- Limitazione delle sanzioni pecuniarie, svincolandole dal fatturato dell’azienda.
- Eliminazione dell’obbligo di implementare (e non solo adottare) il piano di transizione climatica, che resta comunque armonizzato con la CSRD.
- Eliminazione della responsabilità civile a livello UE. Saranno gli Stati Membri a determinare le proprie normative in materia.
Pacchetto Omnibus e Tassonomia Europea
Il pacchetto Omnibus ha introdotto importanti novità anche per la Tassonomia Europea. In particolare, per alcune imprese che restano nell’ambito della CSRD ma hanno un fatturato netto non superiore a 450 milioni di euro, la rendicontazione della Tassonomia UE diventa volontaria. Inoltre, le aziende possono comunicare anche un allineamento parziale alla Tassonomia, favorendo la valorizzazione dei percorsi di transizione verso attività sempre più sostenibili.
Pacchetto Omnibus e CBAM: quali sono le modifiche approvate
Oltre a CSRD, CSDDD e Tassonomia, il pacchetto Omnibus interviene anche sul CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism), il meccanismo europeo che applica un costo sulle emissioni di carbonio incorporate nei beni importati in settori come acciaio, cemento, alluminio, fertilizzanti, energia elettrica e idrogeno.
La modifica approvata con il pacchetto Omnibus introduce una soglia minima di esenzione per gli importatori di piccoli volumi: l’obbligo si applica solo alle aziende che importano almeno 50 tonnellate annue di uno dei beni regolamentati, escludendo così dagli obblighi di rendicontazione le imprese che movimentano quantità marginali, senza intaccare l’efficacia ambientale del meccanismo per i grandi importatori.
Per maggiori info: Cos’è il regolamento CBAM e cosa cambia dal 2026?
Semplificazione Standard ESRS: a che punto siamo
Nell’ambito della revisione CSRD, EFRAG ha proposto una semplificazione degli standard ESRS che riduce i datapoint obbligatori di oltre il 60%, da 1.073 a circa 320. La revisione è ora in mano alla Commissione Europea, che condurrà consultazioni interne ed esterne e si confronterà con Parlamento e Consiglio prima dell’adozione definitiva tramite atto delegato.
L’obiettivo è che gli standard ESRS rivisti si applichino dall’anno finanziario 2027 (con pubblicazione del bilancio nel 2028).
Cosa cambia davvero per le imprese dopo la riforma Omnibus
Il pacchetto Omnibus I ha completato il suo iter legislativo ed è oggi pienamente in vigore. L’effetto più rilevante non è la proroga in sé — che era solo una misura-ponte temporanea — ma la revisione delle soglie: con i nuovi criteri, le PMI quotate sono uscite completamente dall’obbligo di rendicontazione, e tra le grandi imprese non quotate inizieranno a rendicontare nel 2028 solo quelle che superano le nuove soglie più alte. Gli Stati membri, incluso il nostro, hanno ora dodici mesi di tempo per recepire la riforma nei rispettivi ordinamenti nazionali.
Conviene comunque investire in sostenibilità?
Indipendentemente dall’esito della riforma, molte aziende scelgono di continuare a investire nella rendicontazione di sostenibilità: la richiesta di dati ESG da parte di banche, investitori e grandi clienti di filiera resta in crescita, e il mercato — dagli investitori istituzionali ai consumatori finali — premia da tempo le imprese più trasparenti su questi temi.
Come possiamo supportarti
Che la rendicontazione di sostenibilità sia obbligatoria o volontaria, il percorso verso una gestione più strutturata dei temi ESG continua a rappresentare un’opportunità per molte imprese.
Ollum supporta aziende di ogni dimensione nella predisposizione del bilancio di sostenibilità conforme agli ESRS, nella redazione del report volontario secondo lo standard VSME, nell’analisi di doppia materialità, nella definizione della strategia ESG e nella raccolta degli indicatori necessari per rispondere alle richieste di banche, clienti, investitori e sistemi di rating.
Grazie a un team multidisciplinare specializzato in sostenibilità, accompagniamo le imprese lungo l’intero percorso: dalla valutazione iniziale dei requisiti normativi fino alla pubblicazione del report e all’individuazione delle azioni di miglioramento, trasformando gli obblighi normativi in strumenti di crescita e competitività.
Fonti:
https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/qanda_25_615





