Normative di sostenibilità nel settore food: cosa cambia nel 2026
Il panorama normativo europeo per le aziende del settore food è in rapida evoluzione. Ecco i requisiti più rilevanti da tenere sotto controllo.
Di Lucio Zagonel  |  Maggio 12, 2026   |   Guide di settore, normative
Le aziende del settore food si trovano oggi a fare i conti con una doppia pressione: da un lato le nuove normative europee, dall’altro le richieste ESG sempre più stringenti che arrivano direttamente dalla filiera — dai grandi marchi GDO alle multinazionali del food. Anche per chi non è obbligato direttamente dalla legge, ignorare questi segnali può tradursi in un’esclusione silenziosa dai mercati più importanti. In questo articolo raccogliamo le normative principali da monitorare nel 2026.
Indice
PUNTI CHIAVE
Il mercato chiede dati ESG anche a chi non è obbligato per legge. Le grandi aziende soggette a CSRD scaricano sulle PMI fornitrici richieste di dati sulle emissioni, rating ESG e target di decarbonizzazione — spesso come condizione per rimanere in filiera.
Per il settore food entrano in vigore obblighi concreti già dal 2026. Il regolamento PPWR vieta dal 12 agosto 2026 gli imballaggi alimentari con PFAS oltre soglia; il recepimento della nuova direttiva IED introduce l’obbligo di sistema di gestione ambientale per numerosi impianti del settore.
L’EUDR riguarda anche molte PMI food. Aziende che lavorano con cacao, caffè, soia, olio di palma e altri prodotti elencati devono conoscere i propri obblighi di due diligence, con scadenze già definite tra il 2026 e il 2027.
L’evoluzione delle normative di sostenibilità nel settore food
Il panorama normativo europeo che interessa le aziende del settore food è in evoluzione.
In questo articolo vedremo i principali requisiti normativi che le aziende del settore food devono tenere sott’occhio nei prossimi mesi.
Inoltre, sebbene ci siano state delle importanti semplificazioni nell’ambito della rendicontazione di sostenibilità , il mercato continua a richiedere dati ESG solidi. Questo avviene in particolare per le aziende che hanno rapporti commerciali con grandi aziende del comparto food and beverage, come grandi marchi della GDO, multinazionali del food, catene, ecc.
Vediamo quindi le principali normative di sostenibilità che interessano le imprese del settore food and beverage.
1. Regolamento EUDR
La Commissione europea ha comunicato, lo scorso 4 maggio, le sue ultime disposizioni riguardo il regolamento europeo contro la deforestazione (EUDR), che confermano le modifiche effettuate a fine 2025.
Le aziende attive nei settori interessati (bovini, cacao, caffè, olio di palma, gomma, soia e legno e oltre 300 prodotti derivati) sono chiamate ad adeguarsi ai requisiti.
In particolare, sono tenuti ad effettuare il processo di due diligence completa e a presentare la dichiarazione di dovuta diligenza gli operatori che immettono per primi sul mercato UE i prodotti elencati nel regolamento; inoltre, sono previsti obblighi più leggeri per le micro e piccole imprese europee che producono queste materie in UE (i cosiddetti micro e piccoli operatori primari), che potranno effettuare una due diligence semplificata una tantum.
Tutti gli altri, ovvero gli attori downstream (a valle, ovvero le imprese che trasformano o commercializzano prodotti già immessi sul mercato UE, e quindi già provvisti di una dichiarazione di dovuta diligenza), dovranno semplicemente conservare i riferimenti della dichiarazione prodotta dai loro fornitori.
Vengono mantenute le scadenze del 30 dicembre 2026 per le imprese non-PMI, e il 30 giugno 2027 per le micro e piccole imprese.
Per approfondire, leggi il nostro articolo dedicato al regolamento EUDR.
2. Nuovo regolamento imballaggi e rifiuti da imballaggio (PPWR)
Il 12 agosto 2026 entra in applicazione il nuovo regolamento europeo sugli imballaggi e rifiuti da imballaggio.
Si tratta di un regolamento molto ampio, che introdurrà gradualmente numerosi requisiti ambientali per gli imballaggi, a scaglioni nei prossimi anni.
Per le aziende del settore food and beverage, i primi obblighi concreti che scattano sono:
Dal 12 agosto 2026: tutti gli imballaggi a contatto con alimenti che contengono PFAS oltre i limiti fissati dal regolamento (art. 5) non possono più essere immessi nel mercato europeo.
Soglie limite:
- Qualsiasi PFAS misurato con analisi mirata: 25 ppb
- Somma dei PFAS misurati con analisi mirata: 250 ppb
- PFAS totali, inclusi PFAS polimerici: 50 ppm
(ex. Art. 5, par. 5 del regolamento)
Questo requisito riguarda tutti gli imballaggi a contatto con alimenti, quindi ad esempio confezioni d’asporto, vaschette, carte anti-grasso, incarti, vaschette di cartone (come quelle usate nei fast-food), ecc.
Come anticipato, il regolamento imballaggi introdurrà obblighi progressivi nei prossimi anni, come ad esempio l’obbligo di etichetta armonizzata contenente informazioni sulla composizione materiale, obblighi di riciclabilità e di materiale riciclato, restrizioni su determinati formati, riduzione degli imballaggi monouso e altro.
Per le aziende del settore food è importante ricordare che ai sensi del regolamento, se il prodotto imballato viene immesso sul mercato con il proprio marchio, l’azienda viene considerata “fabbricante” ai fini del regolamento.
3. Direttiva CSRD e impatti lungo la filiera
La direttiva CSRD, al netto delle semplificazioni Omnibus, richiede a tutte le aziende europee con oltre 1.000 dipendenti e 450 milioni di fatturato in UE di effettuare la rendicontazione di sostenibilità secondo gli standard europei di riferimento (ESRS).
Questa riforma riduce gli obblighi diretti di reporting ESG per le aziende di dimensioni inferiori a tali soglie: tuttavia, la pressione normativa esercitata sulle grandi aziende discende poi a cascata lungo la filiera.
Questo si ripercuote sulle aziende italiane del settore food and beverage che vendono i propri prodotti a grandi aziende del settore, soprattutto all’estero (ma non solo).
Le grandi aziende soggette a CSRD, infatti, tra le tante cose devono rendicontare lo Scope 3, ovvero le emissioni di CO2 provenienti dalla filiera. Questo si traduce in richieste di dati sulle emissioni inviate ai fornitori, con penalizzazioni previste per chi non sa fornire questi dati (fino all’esclusione dal rapporto commerciale).
Spesso queste aziende hanno anche dei target di riduzione delle emissioni, e possono richiedere ai propri fornitori di fare lo stesso, ad esempio attraverso la certificazione di target SBTi. In Ollum abbiamo supportato diverse aziende italiane che esportavano a grandi catene GDO estere, soprattutto in Germania e nei Paesi Bassi, che avevano ricevuto la richiesta di validare dei target SBTi di riduzione delle emissioni per poter rimanere nelle loro filiere.
4. Nuova direttiva sulle emissioni industriali (IED 2.0)
Entro luglio 2026, deve essere recepita negli Stati membri la nuova Direttiva sulle emissioni industriali, in vigore dal 4 agosto 2024 (Direttiva UE 2024/1785 – Industrial and Livestock Rearing Emissions Directive).
Questa direttiva rafforza i requisiti ambientali soprattutto per i grandi allevamenti intensivi di suini e pollame. Sono interessate dalla direttiva:
- grandi macelli
- grandi caseifici industriali
- grandi impianti di trasformazione alimentare
- mangimifici sopra soglia
- grandi impianti di trasformazione vegetale, conserve, surgelati, oli, zuccherifici, ecc.
- impianti che trattano sottoprodotti animali
- grandi allevamenti intensivi di suini
- grandi allevamenti intensivi di pollame
Alcune attività del settore food erano in realtà già coperte dalla vecchia direttiva IED 2010/75/UE, quindi non si tratta di una novità assoluta. Tuttavia la nuova norma rafforza l’attenzione su decarbonizzazione, economia circolare ed efficienza.
Una delle novità più rilevanti introdotte riguarda l’obbligo di adozione di un sistema di gestione ambientale previsto per ogni installazione soggetta alla nuova IED. Un sistema di gestione ambientale prevede, tra le altre cose:
- procedure per la conformità normativa
- ottimizzazione delle risorse ed efficienza energetica
- definizione di obiettivi e indicatori di performance ambientali
- riduzione delle sostanze pericolose
- piano di miglioramento
La direttiva prevede inoltre che tale sistema di gestione ambientale venga sottoposto ad un primo audit entro il 1° luglio 2027.
La recente revisione della norma internazionale sui sistemi di gestione ambientale, ovvero la ISO 14001:2026, si pone ancora di più come un riferimento fondamentale in questo scenario.
5. Regolamento CBAM
Anche se non è un regolamento che riguarda primariamente le aziende del settore food, il regolamento CBAM le può interessare, almeno indirettamente.
Tra i materiali soggetti al regolamento CBAM vi sono infatti anche i fertilizzanti. Le aziende del settore food che importano più di 50 t all’anno di fertilizzanti da Paesi extra-UE sono quindi soggette al regolamento.
Il CBAM riguarda anche l’alluminio, quindi può interessare anche aziende che producono packaging alimentare, come vaschette di alluminio, film, laminati ecc.
Per approfondire, leggi la guida completa sul regolamento CBAM.
Come rispondere alle nuove normative di sostenibilità nel food
Se la tua azienda food riceve richieste di dati sulle emissioni dai propri clienti — o teme di riceverle — il punto di partenza più concreto è capire qual è oggi la tua carbon footprint e dove si concentrano le emissioni.
In Ollum supportiamo le PMI del settore food nel calcolo della carbon footprint aziendale e di prodotto, nella definizione di un piano operativo di decarbonizzazione e nella validazione di target SBTi — lo standard internazionale sempre più richiesto da GDO e multinazionali del food per qualificare i propri fornitori. Lo abbiamo fatto con aziende italiane che esportavano in Germania, nei Paesi Bassi e in altri mercati europei con supply chain particolarmente attente alle emissioni Scope 3.
Oltre alla decarbonizzazione, possiamo affiancarti su tutti gli altri fronti che questo articolo ha toccato: dall’adozione di un sistema di gestione ambientale ISO 14001, all’ottenimento di un rating EcoVadis o CDP, fino alla redazione di un bilancio di sostenibilità che risponda alle richieste dei tuoi clienti di filiera.
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