Normative e certificazioni di sostenibilità per le aziende del settore arredo
Il settore arredo italiano è sotto pressione: normative europee in evoluzione e richieste ESG dai grandi clienti internazionali. Ecco i requisiti da conoscere nel 2026.
Di Lucio Zagonel | Maggio 19, 2026 | Normative, Guide di settore
Le aziende italiane del settore arredo sono inserite in filiere internazionali sempre più attente ai criteri ESG. Normative europee in evoluzione e richieste dirette dai grandi clienti stanno trasformando la sostenibilità in una condizione competitiva, non solo un obbligo. In questa guida raccogliamo i principali riferimenti normativi e certificativi da conoscere nel 2026.
Indice
PUNTI CHIAVE
CAM e appalti pubblici: le aziende del settore arredo che partecipano a gare per edifici pubblici devono conoscere i requisiti ambientali dei CAM Arredi Interni e CAM Arredo Urbano, che riconoscono certificazioni specifiche come EPD, FSC/PEFC, LEVEL e ReMade in Italy.
EUDR: scadenza 30 dicembre 2026 per le aziende non-PMI. Le imprese che utilizzano legno, pannelli o derivati devono già oggi mappare i fornitori, verificare la tracciabilità e strutturare la documentazione per dimostrare che i prodotti sono a deforestazione zero.
Ecodesign (ESPR) e Passaporto Digitale di Prodotto: l’atto delegato per il settore mobili è previsto per il 2028, ma la direzione è già definita. Le aziende che oggi iniziano a raccogliere dati su materiali, emissioni e riparabilità si troveranno avvantaggiate.
Introduzione alla sostenibilità nel settore arredo
Il settore arredo è senza dubbio uno dei comparti più strategici nel nostro paese e rappresentativi del Made in Italy.
Con oltre 71.000 aziende, 300.000 addetti e oltre 15 miliardi di export, costituisce una filiera ampia e fortemente orientata all’export, e quindi spesso inserita in catene di fornitura internazionali.
Questa forte esposizione ai mercati internazionali, in combinazione con uno scenario normativo europeo in continua evoluzione, pone le aziende italiane dell’arredamento di fronte ad una crescente pressione sui temi ESG.
Spesso, alle aziende viene richiesto di fornire dati ESG solidi, documenti e certificazioni di sostenibilità . Informazioni come il contenuto di riciclato, gli impatti ambientali del prodotto, la conformità ai criteri degli appalti pubblici sono dei fattori sempre più importanti per rimanere competitivi in questo mercato.
Per questo motivo, abbiamo realizzato questa guida. In essa, analizziamo le principali normative di sostenibilità che interessano il settore arredo, dai criteri negli appalti pubblici al regolamento Ecodesign, fino all’EUDR e al CBAM. Vedremo anche quali certificazioni sono più richieste e perché la capacità di fornire dati ambientali solidi può diventare un fattore competitivo, soprattutto nei mercati export.
Sostenibilità nel settore arredo: perché è diventata una leva strategica
Per molte aziende del settore arredo, le richieste ESG non arrivano attraverso obblighi normativi diretti. Sempre più spesso arrivano dalla filiera: grandi clienti internazionali, general contractor, brand globali richiedono determinati KPI ESG e certificazioni di sostenibilità per valutare i propri fornitori.
Conseguenza: anche le aziende non direttamente soggette ad un obbligo normativo nel settore arredo possono trovarsi a dover rispondere a questionari ESG, fornire dati sulle emissioni di CO2 dei prodotti, svolgere un’analisi LCA, dimostrare il contenuto di riciclato dei materiali, presentare certificazioni ambientali di prodotto come EPD e simili.
Per le aziende orientate all’export, questi elementi stanno diventando sempre più rilevanti nei processi di selezione dei fornitori. La sostenibilità , quindi, non è solo un tema normativo: è sempre più una condizione per accedere a mercati, filiere e progetti ad alto valore
Normative di sostenibilità per il settore arredo: il quadro generale
Tracciamo ora il quadro generale per quanto riguarda le normative di sostenibilità che interessano le aziende italiane del settore mobili e arredo.
CAM Arredi Interni
In Italia, i Criteri Ambientali Minimi sono uno dei principali riferimenti normativi per la sostenibilità negli appalti pubblici. Per le aziende del settore arredo, questo significa che chi partecipa a gare per scuole, uffici pubblici, biblioteche, università , strutture sanitarie o altri edifici pubblici deve prestare attenzione ai requisiti ambientali previsti nei capitolati.
Dal punto di vista ambientale, i CAM Arredi Interni introducono requisiti e criteri legati soprattutto a:
- provenienza del legno e dei materiali a base legno, che devono essere di origine legale, sostenibile o riciclata;
- contenuto di materiale riciclato, in particolare per componenti in plastica, metallo, pannelli o altri materiali;
- sostanze pericolose, con limitazioni su determinate sostanze chimiche, trattamenti superficiali, ritardanti di fiamma, vernici e finiture;
- emissioni indoor, in particolare per formaldeide e composti organici volatili, aspetto rilevante per arredi destinati a uffici, scuole, ambienti sanitari e spazi pubblici;
- durabilità , riparabilità e disponibilità di parti di ricambio, per favorire l’allungamento della vita utile del prodotto;
- disassemblabilità e fine vita, con attenzione alla possibilità di separare componenti e materiali;
- imballaggi, che devono essere progettati per ridurre l’impatto ambientale e favorire riciclo o riutilizzo;
- servizi di noleggio ed estensione della vita utile, per promuovere modelli circolari e ridurre la necessità di acquistare nuovi arredi.
Per dimostrare la conformità ai requisiti ambientali, i CAM riconoscono diversi mezzi di prova, tra cui: FSC e PEFC, EPD, Ecolabel UE, FEMB Level (in particolare il Level 3), GREENGUARD, ReMade in Italy, Plastica Seconda Vita, rapporti di prova di laboratorio, schede tecniche e documentazione sulla riparabilità e disassemblabilità del prodotto.
Per approfondire, leggi il nostro articolo di approfondimento sul decreto CAM Arredi Interni.
CAM Arredo Urbano
Un altro decreto che può interessare le aziende del settore arredo è il CAM Arredo Urbano, adottato il 7 febbraio 2023.
Sotto questo decreto rientrano panchine, tavoli, sedute, attrezzature ludiche, pavimentazioni antitrauma, fioriere, rastrelliere, pensiline, segnaletica e altri elementi destinati agli spazi pubblici.
Dal punto di vista ambientale, il CAM introduce requisiti specifici soprattutto su:
- uso di materiali riciclati, recuperati o sottoprodotti, con percentuali minime diverse a seconda del materiale;
- legno e derivati, che devono provenire da foreste gestite in modo sostenibile, da materiale riciclato o da una combinazione delle due fonti;
- plastica e miscele plastica-legno, con quote minime di plastica riciclata;
- gomma, calcestruzzo, ceramica, acciaio e altri materiali, con requisiti specifici sul contenuto riciclato o recuperato;
- durabilità , riparabilità e disassemblabilità dei prodotti, per favorire manutenzione, sostituzione delle parti e recupero a fine vita;
- imballaggi, che devono essere riciclabili, preferibilmente riutilizzabili e, in alcuni casi, contenere materiale riciclato;
- garanzia minima dei prodotti, prevista per almeno tre anni dalla consegna all’amministrazione.
Per dimostrare la conformità ai requisiti ambientali, il CAM Arredi Urbani riconosce FSC e PEFC, ReMade in Italy, Plastica Seconda Vita, EPD, Ecolabel UE, certificazioni equivalenti basate su tracciabilità dei materiali, schede tecniche e documentazione tecnica.
Per le aziende che producono o forniscono arredi per spazi pubblici, il CAM Arredo Urbano è rilevante non solo perché definisce requisiti minimi di partecipazione, ma anche perché prevede criteri premianti legati, ad esempio, al maggiore contenuto di riciclato, all’uso di legno locale, alle pavimentazioni drenanti e alla riduzione delle emissioni associate ad alcuni materiali.
Regolamento Ecodesign (ESPR) e Passaporto Digitale di Prodotto (DPP)
Uno dei temi di cui si sente spesso parlare nel settore dell’arredamento riguarda il nuovo regolamento Ecodesign (ESPR).
Entrato in vigore nel 2024, questo regolamento europeo estende requisiti di trasparenza ambientale e di ecodesign ad un’ampia varietà di prodotti. Per rendere effettivamente operativo il regolamento, ogni ambito settoriale deve attendere la pubblicazione degli atti delegati e delle norme tecniche di settore.
Tra i settori soggetti al regolamento Ecodesign vi è anche il settore “Mobili e arredo”. La pubblicazione dell’atto delegato per questo settore è prevista per il 2028.
Nonostante questa sembri una data lontana, moltissime aziende del settore si stanno già muovendo per adattarsi alle nuove normative. Infatti, a partire dal testo generale del regolamento possiamo già sapere che nei prossimi anni verranno introdotti requisiti specifici su:
- durabilità ;
- riparabilità ;
- riutilizzabilità ;
- riciclabilità ;
- presenza di contenuto riciclato;
- impronta ambientale basata su analisi LCA;
- disponibilità di informazioni tecniche e ambientali sul prodotto.
Un ruolo centrale in questo nuovo sistema di informazioni di sostenibilità sarà svolto dal Passaporto Digitale di Prodotto, una sorta di “carta d’identità digitale” dei prodotti contenente tutte le informazioni sopra elencate.
Per il settore arredo, il punto chiave è questo: i dettagli tecnici non sono ancora tutti definiti, ma la direzione è chiara. Le aziende dovranno essere in grado di raccogliere, organizzare e rendere disponibili dati affidabili su materiali, componenti, fornitori, contenuto riciclato, riparabilità , durabilità , riciclabilità e impatti ambientali.
Per questo, anche se l’obbligo settoriale non è ancora operativo, molte imprese stanno già iniziando a strutturare sistemi di raccolta dati e strumenti digitali per prepararsi.
Regolamento EUDR
Un altro regolamento che interessa le aziende del settore arredi è il regolamento europeo contro la deforestazione, comunemente conosciuto come EUDR.
Soprattutto dopo che la Commissione europea ha confermato, in data 4 maggio 2026, le scadenze previste dal regolamento EUDR, ovvero 30 dicembre 2026 per le imprese medie e grandi, e 30 giugno 2027 per le imprese micro e piccole, l’EUDR è ritornato ad essere un tema “caldo” per le aziende del settore arredi.
Per il settore arredo, l’EUDR è particolarmente importante perché molte aziende utilizzano legno, pannelli, componenti o semilavorati derivati dal legno. Le imprese che immettono per la prima volta sul mercato UE prodotti rilevanti, o li esportano, devono dimostrare che tali prodotti:
- sono a deforestazione zero;
- sono stati prodotti nel rispetto della normativa del paese di produzione;
- sono tracciabili lungo la filiera.
Gli obblighi variano in base al ruolo dell’azienda nella catena di fornitura. Gli operatori a monte sono generalmente soggetti agli obblighi più completi di due diligence, mentre operatori a valle e trader possono avere obblighi diversi o più leggeri a seconda dei casi. La Commissione europea sottolinea inoltre che anche aziende extra-UE possono ricevere richieste informative da clienti europei, ad esempio sulle localizzazioni dove i prodotti sono stati coltivati, raccolti o prodotti, per aiutare le imprese UE a rispettare i propri obblighi.
Per un’azienda del settore arredo, prepararsi all’EUDR significa quindi mappare fornitori e materiali, verificare quali prodotti rientrano nel campo di applicazione, raccogliere dati di tracciabilità e strutturare un sistema documentale adeguato.
Per approfondire questi aspetti, vi invitiamo a leggere la guida completa al regolamento EUDR.
Regolamento CBAM
Il regolamento CBAM non è specificamente rivolto al settore arredo, ma può riguardare alcune aziende del comparto. In particolare, chi importa acciaio o alluminio da Paesi extra-UE in quantità superiori a 50 tonnellate annue rientra nel campo di applicazione del regolamento. Per i produttori di arredi metallici, componenti strutturali o packaging che si approvvigionano fuori dall’Unione Europea, è quindi opportuno verificare se e in che misura il CBAM si applica alla propria catena di fornitura.
Richieste ESG di filiera: cosa chiedono grandi clienti e mercati export
Oltre agli obblighi normativi, molte aziende del settore arredo ricevono richieste ESG dai propri clienti. Questo accade soprattutto quando l’impresa lavora come fornitore, OEM, terzista o produttore per grandi brand internazionali.
Le richieste più frequenti riguardano:
- analisi LCA;
- EPD;
- rating ESG, come EcoVadis;
- calcolo della carbon footprint;
- dati sulle emissioni di Scope 1, 2 e 3;
- obiettivi di riduzione delle emissioni;
- informazioni sull’origine dei materiali;
- contenuto riciclato;
- certificazioni del legno;
- questionari di sostenibilità o supplier code of conduct.
Il motivo è semplice: i grandi clienti devono gestire i propri rischi ESG, rendicontare gli impatti della catena del valore e dimostrare che i propri fornitori rispettano determinati standard ambientali e sociali.
Per le aziende italiane dell’arredo, soprattutto quelle orientate all’export, questo può trasformarsi in un vantaggio competitivo. Chi è in grado di fornire rapidamente dati verificabili e documentazione ambientale completa può risultare più affidabile nei processi di qualifica fornitore.
Arredi per progetti edilizi certificati
Un ulteriore ambito da monitorare è quello dei progetti immobiliari certificati secondo schemi come LEED, BREEAM, WELL o protocolli simili.
In questi casi, i fornitori di arredi possono ricevere richieste documentali su: materiali utilizzati, emissioni indoor, contenuto riciclato, origine del legno, sostanze chimiche, trasparenza dei materiali, dichiarazioni ambientali o sanitarie di prodotto.
I fornitori di arredi che partecipano a progetti certificati secondo i rating system edilizi sopra elencati possono ricevere richieste di certificazioni specifiche, come EPD, Cradle to Cradle, UL GREENGUARD (molto utilizzata negli Stati Uniti per le emissioni indoor) e la certificazione LEVEL (FEMB), specifica per l’arredamento da ufficio.
Certificazioni ambientali più richieste nel settore arredo
Le certificazioni non hanno tutte la stessa funzione. Alcune servono a dimostrare l’origine sostenibile di una materia prima, altre comunicano l’impatto ambientale di un prodotto, altre ancora possono supportare la partecipazione a gare pubbliche o la qualificazione come fornitore in progetti certificati. Elenchiamo di seguito le certificazioni di sostenibilità più richieste nel settore arredo:
- EPD (Dichiarazione Ambientale di Prodotto): per comunicare dati ambientali di prodotto calcolati con LCA e verificati da un ente terzo indipendente.
- FSC e PEFC: per dimostrare origine sostenibile o controllata del legno.
- EcoVadis: uno dei rating ESG più riconosciuti al mondo, molto richiesto nelle supply chain internazionali.
- LEVEL (FEMB): certificazione europea specifica per l’arredo da ufficio, che valuta tutte le dimensioni della sostenibilità : materiali, energia, emissioni, salute umana, responsabilità sociale.
- Made Green in Italy: uno schema nazionale basato sulla metodologia PEF, simile all’approccio LCA. A differenza dell’EPD, la Made Green in Italy è un’etichetta che si ottiene solo se si soddisfano determinate performance ambientali.
- ReMade in Italy e Plastica Seconda Vita (PSV): per dimostrare il contenuto di materiale riciclato, recuperato o sottoprodotto.
La scelta delle certificazioni dipende dalle dinamiche di mercato e dalle richieste specifiche ricevute dai grandi clienti. Per le aziende che lavorano negli appalti pubblici, le certificazioni riconosciute dai CAM sono molto rilevanti (come EPD, PSV, ReMade in Italy). Per le aziende che lavorano con grandi clienti internazionali, invece, le più comuni sono EPD, carbon footprint e rating ESG come EcoVadis.
Checklist operativa per le aziende del settore arredo
In sintesi, le aziende italiane del settore arredo dovrebbero verificare:
- se partecipano a gare pubbliche regolate dai CAM Arredi Interni o dal CAM Arredo Urbano;
- se utilizzano legno, pannelli e derivati potenzialmente soggetti al regolamento EUDR (prima scadenza: 30 dicembre 2026);
- se commercializzano prodotti in UE che possono rientrare nel nuovo regolamento Ecodesign (ESPR), e quindi nell’obbligo futuro di dotarsi di Passaporto Digitale di Prodotto (adozione nel 2028);
- se dispongono già di dati su materiali, fornitori, contenuto riciclato, emissioni e origine delle materie prime;
- se hanno un sistema interno per raccogliere e aggiornare i dati ambientali di prodotto.
Come possiamo supportarti
Per le aziende del settore arredo, la sostenibilità incrocia oggi normative, appalti pubblici, export e qualificazione come fornitore. CAM, EUDR, Ecodesign e richieste ESG di filiera indicano una direzione comune: nei prossimi anni sarà sempre più importante disporre di dati ambientali affidabili, tracciabilità dei materiali e certificazioni riconosciute.
Prepararsi non significa fare tutto subito. Significa capire quali obblighi e richieste riguardano la propria azienda, quali dati mancano e quale percorso può generare valore commerciale concreto.
In Ollum supportiamo le aziende italiane del settore arredo su tutti i fronti che questo articolo ha toccato: dalla costruzione di un’analisi LCA e dall’ottenimento di una certificazione EPD — sempre più richiesta negli appalti pubblici CAM e dai grandi brand internazionali — alla strutturazione del percorso di due diligence EUDR per chi lavora con legno e derivati. Per le aziende che ricevono questionari ESG dai propri clienti, supportiamo anche l’ottenimento del rating EcoVadis e lo sviluppo degli strumenti digitali per la gestione delle informazioni ambientali di prodotto in ottica Passaporto Digitale.
Ti potrebbe interessare anche:







