Net Zero: cosa significa per le aziende?
Scopri il significato di Net Zero per le aziende, le strategie e le tecnologie disponibili per raggiungere questo obiettivo, e il ruolo di SBTI verso l’obiettivo Emissioni Nette Zero.
PUNTI CHIAVE
Net Zero significa raggiungere emissioni nette zero entro il 2050, obiettivo fissato dall’Accordo di Parigi per evitare gli scenari climatici peggiori.
Il percorso Net Zero è più ambizioso rispetto alla Carbon Neutrality, perché richiede riduzioni effettive delle emissioni prima di ricorrere a compensazioni
Le aziende che vogliono raggiungere il Net Zero devono fissare obiettivi scientificamente fondati (SBTi) sia near-term che long-term
Premessa: emissioni antropiche e riscaldamento globale
In questo articolo spiegheremo cosa significa Net Zero, approfondendo il significato di questo concetto in diversi ambiti. A tal fine, è doveroso fare una premessa: il raggiungimento di questo importante obiettivo climatico non può prescindere dal riconoscere che il riscaldamento globale è causato in modo inequivocabile dalle emissioni antropiche di gas a effetto serra.
Come dimostrano i report dell’IPCC, per evitare gli scenari peggiori la comunità scientifica concorda sul fatto che sono necessarie profonde riduzioni delle emissioni di gas serra in tutti i settori.
Per fissare ancora di più questo concetto, vi mostriamo un grafico rappresentante l’andamento delle emissioni globali di CO2 dalla rivoluzione industriale ad oggi:
Questo grafico mostra le emissioni di CO2 a livello globale dal 1940 al 2014
Cosa significa Net Zero?
Si sente sempre più spesso parlare di Net Zero, in contesti anche molto diversi tra loro: dagli accordi climatici internazionali, ai fondi di investimento, fino ai piani di decarbonizzazione aziendale. Ma qual è il significato di emissioni nette zero (Net Zero Emissions)?
In italiano, la formula “Net Zero” è un’abbreviazione di Net Zero Emissions, che significa appunto “emissioni nette zero”. Con questo termine si fa riferimento all’obiettivo fissato dall’Accordo di Parigi nel 2015: raggiungere emissioni nette zero entro il 2050 (Net Zero 2050).
Tale traguardo rappresenta un prerequisito ineludibile per limitare il riscaldamento globale a 1.5°C rispetto ai livelli preindustriali. Oltre questa soglia, si verificherebbero gli scenari climatici peggiori, come dimostrano i report dell’IPCC.
Il percorso verso il Net Zero coinvolge tutti i tasselli della società: istituzioni, cittadini e imprese. Proprio le aziende hanno un ruolo fondamentale nella transizione ecologica: infatti, gran parte dei piani di decarbonizzazione passano dal mondo produttivo. Non a caso, in ambito aziendale, si parla di Net Zero proprio all’interno dei piani di riduzione delle emissioni definiti da SBTi.
Net Zero vs Carbon Neutral: facciamo chiarezza
Il concetto di Net Zero viene spesso affiancato a quello di Carbon Neutral (o Climate Neutral), tuttavia essi non sono esattamente sinonimi. Vediamo brevemente qual è la differenza tra Carbon Neutral vs Net Zero:
Un’azienda viene considerata Carbon Neutral quando la quantità delle emissioni di gas serra che genera è compensata da una quantità uguale e contraria di emissioni rimosse, ad esempio attraverso progetti riforestazione o acquisto di crediti di carbonio (carbon offsetting). In questo caso, quindi, non è detto che l’azienda riduca effettivamente le proprie emissioni: può continuare a emettere e “bilanciare” tramite compensazioni le proprie emissioni, ed essere comunque Carbon Neutral.
Al contrario, un impegno verso l’obiettivo Net Zero è molto più ambizioso. Infatti, richiede una riduzione effettiva delle emissioni di Scope 1, 2 e 3, seguendo una traiettoria di decarbonizzazione allineata agli obiettivi di Parigi. Solamente dopo aver ridotto al minimo le emissioni (idealmente del 90-95% entro il 2050), è possibile neutralizzare le residue attraverso la rimozione del carbonio dall’atmosfera.
Net Zero: un percorso più impegnativo
Il concetto di Net Zero è quindi più stringente rispetto alla Carbon Neutrality, perché richiede innanzitutto la riduzione effettiva delle emissioni generate. Solamente dopo aver ridotto al minimo le emissioni alla fonte, è possibile neutralizzare quelle residuali con azioni di compensazione.
Raggiungere il Net Zero 2050 è quindi un percorso a lungo termine, non un traguardo puntuale raggiungibile grazie ad un acquisto ingente di crediti di carbonio (come purtroppo avviene in molte aziende “carbon neutral”).
Obiettivi Net Zero secondo la Science Based Targets initiative (SBTi)
Per poter raggiungere l’obiettivo dell’Accordo di Parigi, le aziende devono sviluppare un piano di riduzione delle emissioni in linea con i requisiti stabiliti dalla Science Based Targets initiative (SBTi).
Si tratta di un’organizzazione internazionale che si occupa di definire standard e linee guida per aiutare le imprese a fissare degli obiettivi di riduzione scientificamente fondati.
Infatti, per essere allineati con gli obiettivi climatici globali, non bastano le buone intenzioni: le imprese devono dimostrare riduzioni concrete delle emissioni generate, rispettando percentuali e scadenze precise.
In generale, il percorso Net Zero secondo SBTi richiede alle aziende di ridurre le proprie emissioni del 90% entro il 2050. Le emissioni residue, difficili o impossibili da eliminare, possono essere neutralizzate con rimozioni certificate, che non devono mai sostituirsi alla riduzione reale delle emissioni.
Il target Net Zero di SBTi e i percorsi di decarbonizzazione
All’interno dei percorsi previsti da SBTi, quello verso l’obiettivo Net Zero è il più ambizioso. Esistono diversi percorsi a seconda della tipologia di azienda, e i target da fissare possono variare. Tuttavia, gli obiettivi SBTi possono essere divisi in due categorie:
- Obiettivi near-term: sono target fissati a 5-10 anni, che prevedono la riduzione del 42% delle emissioni di Scope 1 e 2 entro il 2030 (riduzione lineare del 4,2% all’anno), e la riduzione dello Scope 3 solo se quest’ultimo supera il 40% delle emissioni totali
- Obiettivi long-term (Net Zero): sono target che prevedono riduzioni molto elevate, in generale del 90-95% delle emissioni di Scope 1, 2 e 3 entro il 2050 o anche prima. È possibile neutralizzare le emissioni residue con rimozioni permanenti certificate.
Per aderire a SBTi, è sufficiente fissare almeno degli obiettivi near-term.
Tuttavia, le aziende che vogliono ottenere la validazione Net Zero da parte di SBTi, devono fissare sia gli obiettivi near-term che quelli long-term.
Strategie Net Zero per decarbonizzare le aziende
Ora che abbiamo chiarito “quanto” e “entro quando” le aziende devono ridurre le proprie emissioni, cerchiamo di capire il “come”.
Con quali strategie net zero è quindi possibile ridurre effettivamente le emissioni aziendali? Quali tecnologie net zero consentono di raggiungere questo obiettivo? Le principali includono:
- Elettrificazione dei processi produttivi
- Riduzione della domanda energetica e maggiore efficienza
- Utilizzo di fonti energetiche rinnovabili
- Elettrificazione della flotta aziendale
- Filiera sostenibile
Guarda il webinar dedicato al percorso verso il Net Zero con SBTi:
Rimozione del carbonio per neutralizzare le emissioni residue
Quando si parla di decarbonizzazione della società, ci si scontra presto con una dura realtà: le emissioni di gas serra di alcuni settori sono quasi impossibili da azzerare completamente. Si tratta dei famosi settori hard to abate, come cemento, acciaio, chimica, aviazione, ecc.
In questi casi, anche dopo aver implementato tutte le strategie di riduzione delle emissioni disponibili, rimarranno delle emissioni residue che non si riesce ad eliminare.
È qui che entra in gioco la rimozione del carbonio dall’atmosfera, per neutralizzare le emissioni residuali che non si riesce a tagliare alla fonte. Questa operazione può avvenire essenzialmente in due modi:
- Metodi naturali (nature-based): si tratta della cattura del carbonio basata su processi naturali come la fotosintesi, o la capacità degli oceani di assorbire CO2. Alcuni esempi concreti sono: forestazione e riforestazione, l’agricoltura rigenerativa che sequestra carbonio nel suolo, oppure l’utilizzo del biochar
- Metodi tecnologici: come ad esempio il DACCS (Direct Air Carbon Capture and Storage), che consiste nell’utilizzo di filtri che catturano la CO2 dall’aria per poi stoccarla in formazioni geologiche; il BECCS (Bioenergy with Carbon Capture and Storage), in cui si coltiva biomassa, che assorbe CO2 mentre cresce, per poi utilizzarla per produrre energia (le emissioni generate nella fase energetica vengono poi catturate a loro volta e stoccate); oppure si può inoltre stoccare la CO2 in prodotti come cemento e plastiche.
Le soluzioni tecnologiche emergenti sono numerose, tuttavia è importante ricordare che la rimozione del carbonio non rappresenta una scorciatoia magica per raggiungere il Net Zero. Proprio per questo, l’UE ha introdotto un regolamento per definire dei criteri stringenti per certificare le rimozioni di carbonio di alta qualità (regolamento CRCF), evitando pratiche di greenwashing.
Net Zero Industry Act: il regolamento sull’industria a zero emissioni nette
Il Net Zero Industry Act è il regolamento sull’industria a zero emissioni nette, e ha l’obiettivo di favorire la produzione di tecnologie per la decarbonizzazione (tecnologie net zero) in UE. Attualmente, infatti, l’Europa è ancora molto dipendente dalle importazioni in questo campo.
Con questo atto legislativo, l’UE punta a:
- produrre almeno il 40% delle tecnologie net zero necessarie entro il 2030,
- raggiungere il 15% della quota di mercato globale delle net zero technologies,
- accelerare le autorizzazioni e la diffusione di impianti strategici (energie rinnovabili, nucleare, stoccaggio energia, tecnologie industriali di decarbonizzazione).
Questa legge si integra con i vari Piani nazionali per l’energia e il clima (PNEC).
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Quali Paesi e aziende si sono impegnati verso il Net Zero 2050?
Il raggiungimento del Net Zero non è solo responsabilità delle aziende, ma di tutta la società. Tuttavia, non tutti i Paesi si sono impegnati formalmente al raggiungimento di questo importante obiettivo.
Il progetto Net Zero Tracker analizza a che punto sono i Paesi e le più importanti aziende globali nell’implementazione del Net Zero.
Ad oggi, solamente 49 nazioni hanno approvato una legge per il Net Zero (inclusi i membri UE che, pur senza una legge nazionale specifica, lo hanno adottato come parte della normativa europea).
In Italia, ad esempio, esiste un impegno formale all’interno di una strategia ufficiale, ma questo non è ancora stato tradotto in legge nazionale, come invece avviene in molti altri Paesi europei, come Francia, Germania, Spagna, Paesi Bassi, Austria, Portogallo, Slovacchia, Svizzera, Repubblica Ceca, Regno Unito, e altri.

Quali paesi non hanno un impegno Net Zero?
In Europa, i Paesi che non hanno un impegno a raggiungere il Net Zero sono: Polonia, Bosnia e Erzegovina, Albania, Serbia, Bielorussia, Macedonia del Nord.
Si accodano a questi Stati Uniti, Iran, Venezuela, Afghanistan, e molti altri. A livello globale, sono 63 i Paesi che non hanno nessun impegno per raggiungere il Net Zero.
Aziende o Paesi: chi è più virtuoso?
Il Net Zero Tracker analizza, oltre ai Paesi, le 2000 aziende più grandi al mondo per fatturato (società della lista Forbes Global 2000). Di queste, circa il 50% hanno implementato il Net Zero nelle strategie aziendali. Un dato importante, che dimostra quanto la nostra convinzione per cui le aziende sono al centro del cambiamento verso un mondo più sostenibile sia effettivamente reale.
(Extra) Cosa sono le strategie di investimento Net Zero?
Il concetto di Net Zero non riguarda solo governi e aziende, ma viene utilizzato anche in ambito finanziario, in particolare quando si parla di investimenti.
Le strategie di investimento Net Zero possono essere definite come un insieme di approcci in cui un investitore sceglie di allocare il proprio capitale in modo da contribuire al raggiungimento dell’obiettivo Net Zero 2050. Questo può avvenire in diverse modalità:
- Riallocando il portafoglio verso settori e aziende che hanno target SBTi validati o piani di transizione climatica credibili.
- Seguendo i benchmark climatici europei come il Climate Transition Benchmark (CTB) e il Paris-Aligned Benchmark (PAB), che forniscono criteri standardizzati per portafogli allineati agli obiettivi climatici.
- Utilizzando lo standard PCAF (Partnership for Carbon Accounting Financials) per misurare le emissioni finanziate, ossia quelle generate indirettamente tramite prestiti e investimenti, classificate come Scope 3, categoria 15 del GHG Protocol.
I numerosi strumenti di investimento Net Zero esistenti dimostrano come la società e i mercati stiano premiando sempre di più aziende con piani di decarbonizzazione credibili.
Come possiamo supportarti
Il Net Zero non è un traguardo puntuale, ma un percorso strutturato che richiede di misurare le emissioni, definire target scientificamente fondati e implementare strategie di riduzione concrete lungo tutta la catena del valore. Ollum supporta le imprese in ogni fase: dalla misurazione della carbon footprint aziendale alla definizione e validazione dei target SBTi, fino alla costruzione di un piano di decarbonizzazione allineato agli standard internazionali.
Tools utili
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