Made Green in Italy: il Marchio di Sostenibilità Italiana
Nato nel 2015, lo schema volontario del Made Green in Italy permette la valorizzazione dei prodotti italiani dalla bassa impronta ambientale, promuovendo le scelte ecosostenibili da parte degli attori di mercato.
Di Anna Aceto | Ultimo aggiornamento: Giugno 1, 2026| Certificazioni
Esperta in reporting ESG e politiche per l'ambiente.
In questo articolo scopriremo i dettagli del marchio Made Green in Italy, lo schema volontario gestito dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica per valutare e rendere nota l’impronta ambientale dei prodotti.
Analizzeremo questo prezioso strumento, e vedremo come le imprese possono sfruttarlo per rendere i loro prodotti ecosostenibili riconoscibili dai consumatori.
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Indice
PUNTI CHIAVE
Lo schema Made Green in Italy utilizza il metodo Product Environmental Footprint per valutare e certificare l’impronta ambientale dei prodotti, classificandoli in tre categorie di prestazione (A, B, C).
Possono richiedere il Made Green in Italy tutti i prodotti la cui ultima trasformazione sostanziale avviene in Italia e che rientrano in categorie con Regole di Categoria di Prodotto (PCR) approvate.
Le aziende ricorrono al marchio Blue Angel per la sua elevata notorietà, la vasta copertura di categorie merceologiche, i rigorosi criteri di valutazione e l’indipendenza garantita dallo standard ISO 14024.
Made Green in Italy: il Marchio Che Valorizza i Prodotti Italiani Sostenibili
Nell’ambito della transizione ecologica verso un modello socio-economico climaticamente neutrale, tutti gli attori di mercato sono chiamati a svolgere il proprio ruolo: se da una parte le amministrazioni pubbliche puntano sul green procurement per i loro acquisti, anche i consumatori possono dare il loro contributo scegliendo prodotti più ecosostenibili, dotati ad esempio del logo Made Green in Italy.
Sin dalla sua introduzione nel 2015 (e la successiva emanazione del regolamento del 2018), lo schema volontario del Made Green in Italy rappresenta una risposta alla domanda di una maggior facilità, da parte del mercato, nell’individuare quei prodotti che spiccano per la loro maggiore ecosostenibilità.
Per comprendere il funzionamento del Made Green in Italy è utile partire dal concetto di Life Cycle Assessment (LCA), la metodologia internazionale che permette di valutare gli impatti ambientali di un prodotto lungo tutto il suo ciclo di vita, dall’approvvigionamento delle materie prime fino alla gestione del fine vita.
Per quantificare il livello delle prestazioni ambientali dei prodotti, si fa riferimento ad uno studio basato sul metodo del Product Environmental Footprint (PEF), una metodologia sviluppata dalla Commissione Europea che deriva dai principi dell’LCA e ne definisce regole più dettagliate e armonizzate per garantire una maggiore comparabilità tra prodotti, con tanto di certificazione da parte di un ente indipendente.
Il Rating del Made Green in Italy
Lo schema del Made Green in Italy si articola attorno all’attribuzione di una delle tre classi di prestazione ambientale, che sono le seguenti:
Classe A (il valore riconosciuto al prodotto è superiore a quello del benchmark);
Classe B (il valore riconosciuto al prodotto è prossimo a quello del benchmark);
Classe C (il valore riconosciuto al prodotto è inferiore a quello del benchmark).
I prodotti ai quali è attribuita la valutazione “Classe A” viene riconosciuta la possibilità di utilizzare il logo del Made Green in Italy. I prodotti ai quali è assegnata la valutazione “Classe B” possono far ricorso al logo, ma in questo caso i loro produttori devono impegnarsi a migliorare le prestazioni ambientali.
I prodotti classificati nella “Classe C” non possono invece ottenere l’uso del logo.
Per approfondire, guarda il nostro webinar sulle certificazioni ESG:
Sostenibilità Reale Come Leva di Green Marketing
Quando si parla di marketing e di ecosostenibilità dei prodotti e dei servizi, è molto importante basare le proprie affermazioni su certificazioni attendibili, tali da fugare immediatamente il sospetto di greenwashing.
Il Made Green in Italy (lo schema è noto anche come MGI) offre un importante assist nella valorizzazione della componente ecosostenibile quale vantaggio competitivo per la tua azienda per questi motivi:
La certificazione permette di creare un connubio tra la catena di creazione di valore nel nostro paese e la relativa ecosostenibilità, rendendo il già appetibile “Made in Italy” ancor più interessante;
La certificazione dell’MGI si basa sul metodo europeo Product Environmental Footprint ed è un modello sviluppato da un’istituzione pubblica (Ministero dell’Ambiente);
Oltre a tenere conto delle regole di calcolo europee, lo schema del Made Green in Italy contiene anche requisiti nazionali di qualità ambientale definiti ambiziosi;
L’MGI miscela e integra i requisiti dei label di “Tipo 3” (comunicazione dell’impronta ambientale secondo lo standard ISO 14025, come la certificazione EPD) a quelli dei label di “Tipo 1” (accesso allo schema solo per i prodotti eccellenti che superano il test di benchmarking di categoria, secondo lo standard ISO 14024, come la certificazione Ecolabel o la tedesca Blue Angel).
Dalle considerazioni precedenti, puoi facilmente intuire come il Made Green in Italy rappresenti un’opportunità per trasformare l’ecosostenibilità dei prodotti della tua azienda in un vantaggio competitivo che il marketing può sfruttare nel confronto sul mercato.
La Tua Azienda Può Richiedere il Made Green in Italy?
Lo schema volontario del Made Green in Italy di per sé può essere applicato a tutti quei prodotti – cioè, beni e servizi – la cui origine è in Italia, secondo le normative esistenti in materia. A questo proposito, il riferimento è al codice doganale dell’Unione (cioè, il Regolamento 952 del 2013).
Ciò significa che, da un punto di vista pragmatico, anche per un prodotto che non si può definire al 100% “Made in Italy” – perché vi sono delle fasi della lavorazione che avvengono in altri paesi – si può richiedere l’applicazione dello schema del Green Made in Italy.
Questo è possibile se l’ultima sostanziale trasformazione del prodotto, che abbia una sua giustificazione dal punto di vista economico, avvenga all’interno del territorio nazionale.
Lo schema del Made Green in Italy può essere applicato però solo a quei prodotti per i quali siano già state proposte ed approvate delle Regole di Categoria di Prodotto (PCR), indispensabili per l’applicazione concreta del concetto di impronta ambientale ad una categoria.
Come possiamo supportarti
Ottenere la certificazione Made Green in Italy richiede molto più di una semplice raccolta dati ambientali. Alla base del percorso vi è infatti uno studio LCA (Life Cycle Assessment) sviluppato secondo la metodologia europea Product Environmental Footprint (PEF), necessario per quantificare in modo rigoroso gli impatti ambientali del prodotto lungo l’intero ciclo di vita e per sottoporre i risultati alla verifica di un organismo indipendente.