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1300 kg di CO2 per 1 kg di antibiotico: l’inquinamento da farmaci non è solo nei fiumi

Uno studio LCA condotto da Ollum rivela un dato sorprendente: la produzione di un solo kg di antibiotico genera fino a 1300 kg di CO2. Un impatto ambientale spesso ignorato, che si somma al ben noto inquinamento da farmaci nei corsi d’acqua.

Di Saverio Lapini |    Agosto 5, 2025    |  Sostenibilità, Cambiamenti climatici

  • Lucio Zagonel

    SEO Specialist & Copywriter appassionato di natura e sostenibilità.

In questo articolo analizzeremo un aspetto molto spesso trascurato quando si parla di inquinamento da farmaci, ovvero l’impatto climatico nascosto degli antibiotici.

Quanta CO2 viene generata nella produzione degli antibiotici. Uno studio LCA di Ollum ha dimostrato che un solo kg di antibiotico può generare fino a 1.300 kg di anidride carbonica.

PUNTI CHIAVE

1300 kg di CO2 per produrre 1 kg di antibiotico: lo studio LCA condotto da Ollum rivela un’impronta carbonica sorprendente

Oltre al riscaldamento globale, l’inquinamento delle acque da farmaci contribuisce alla diffusione dell’antibiotico resistenza

L’entrata in vigore della Direttiva UE 2024/3019 sulle acque reflue urbane introduce l’obbligo di trattamento quaternario, imponendo al settore farmaceutico e cosmetico di sostenere l’80% dei costi

Inquinamento da farmaci: la faccia nascosta

Gli antimicrobici, ovvero tutti quei farmaci che servono per combattere le infezioni da parte di patogeni, sono una delle invenzioni più importanti nella storia dell’umanità. La loro rilevanza clinica non si discute: l’OMS, infatti, stima che 1 vita su 5 salvata in ospedale dipenda da una terapia antimicrobica efficace.

Gli antimicrobici comprendono gli antibiotici (contro i batteri), gli antivirali, gli antifungini e gli antiparassitari.

L’era degli antibiotici inizia con la scoperta della penicillina nel 1929 da parte di Alexander Fleming: infezioni un tempo letali come la polmonite e la sifilide diventano curabili.

Milioni di vite vengono salvate durante la Seconda Guerra Mondiale grazie a questa scoperta.

L’inquinamento delle acque e l’antibiotico resistenza

Tuttavia, l’utilizzo massiccio e prolungato degli antibiotici ha generato una grave minaccia: l’antibiotico resistenza (AMR). Con questo termine si indica la crescita di ceppi di batteri che, mutando geneticamente, diventano resistenti agli antibiotici esistenti. L’OMS considera l’antibiotico resistenza (AMR) una delle 10 principali minacce sanitarie globali.

Le cause sono diverse: utilizzo eccessivo degli antibiotici negli esseri umani, il loro impiego negli allevamenti intensivi, e – meno noto ma non meno importante – l’inquinamento da farmaci e antibiotici nei fiumi e nell’ambiente.

Numerosi studi scientifici hanno dimostrato la correlazione tra l’inquinamento delle acque e l’antibiotico resistenza, rendendo il monitoraggio ambientale un elemento cruciale nella lotta alla AMR.

Cosa significa inquinamento ambientale da farmaci?

Quando parliamo antibiotici ed inquinamento ambientale, ci riferiamo normalmente all’immissione di principi attivi farmacologici, spesso antibiotici, nei fiumi, laghi e corsi d’acqua. Questo può succedere in due modi principali:

  1. Dagli scarichi industriali delle aziende farmaceutiche – smaltimento delle acque di processo
  2. Dall’escrezione degli antibiotici da parte degli organismi viventi. Infatti, dopo l’assunzione, una parte della molecola o dei suoi metaboliti viene espulsa, e spesso non viene rimossa in modo efficace negli impianti di depurazione, soprattutto nei Paesi più poveri.

Questo fenomeno molto grave avviene su scala globale. Un macro studio del 2022 ha analizzato le concentrazioni di farmaci nelle acque di 258 fiumi in 104 paesi del mondo, rilevando la presenza di principi attivi farmacologici in quasi tutti i fiumi del mondo, compresa l’Antartide.

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Non solo fiumi: l’impatto climatico nascosto degli antibiotici

L’inquinamento da farmaci è un tema sempre più discusso, soprattutto nei termini dell’inquinamento delle acque e dell’antibiotico resistenza.

Tuttavia, c’è un altro impatto ambientale di cui molto spesso non si parla: si tratta della carbon footprint degli antibiotici.

Infatti, l’inquinamento ambientale da antibiotici, oltre a contribuire alla diffusione dell’antibiotico resistenza, comporta anche la generazione di un carico significativo di anidride carbonica.

Quanta CO2 viene generata dalla produzione dei farmaci antibiotici?

Uno studio condotto da Ollum, basato sulla metodologia Life Cycle Assessment (LCA), ha calcolato l’impronta carbonica di un antibiotico.

L’analisi si è fondata su un approccio cradle-to-gate: sono state considerate tutte le fasi produttive dall’estrazione delle materie prime fino all’uscita dallo stabilimento, escludendo quindi distribuzione, uso e smaltimento.

Il risultato è sorprendente:

Produrre 1 kg di antibiotico può generare fino a 1300 kg di CO₂ equivalente

Un dato enorme: oltre 17 volte superiore alle emissioni associate alla produzione e all’intero ciclo di vita di un iPhone 15. Saverio Lapini, CEO di Ollum, commenta:

“Non ci aspettavamo un risultato così elevato. Tra tutti i prodotti che abbiamo analizzato con la metodologia LCA, questo è stato senza dubbio il più impattante. Ci ha colto davvero di sorpresa e ci conferma quanto sia importante portare attenzione al settore farmaceutico riguardo al dibattito sulla sostenibilità”.

carbon footprint antibiotico inquinamento da farmaci

1300 kg di CO2: cosa significa, concretamente?

Non è facile visualizzare cosa significhi realmente 1300 kg di CO2. Per aiutarci a capire, facciamo alcuni confronti:

  • È quanto emetteresti percorrendo circa 10.000 km con un’auto a benzina (le emissioni di CO2 generate da un’auto variano da modello a modello, ma ad esempio, un Audi A3 Sportback 1.5 litri da 110kW emette tra i 115-154 g/km
  • È molto di più di quanto produce una famiglia italiana media di 3-4 persone in un anno di consumi elettrici domestici, che si aggira sugli 800 kg di CO2 all’anno – senza contare l’eventuale gas per il riscaldamento. Per approfondire, vedi: Quanti kg di CO2 emette un kWh elettrico in Italia?
  • Corrisponde circa alla CO2 emessa per produrre 1,5 tonnellate di cemento (Portland, altri tipi di cementi come quello a clinker ridotto o il cemento a basse emissioni producono meno CO2) – Leggi anche: Emissioni di CO2 per settore: quali sono quelli che inquinano di più?

Le nuove normative ambientali e il settore farmaceutico

Il 1° gennaio 2025 è entrata in vigore la nuova Direttiva europea sul trattamento delle acque reflue urbane (Direttiva UE 2024/3019).

Per la prima volta viene formalmente riconosciuto il ruolo del settore farmaceutico nell’inquinamento delle acque reflue: farmaci e cosmetici sono responsabili di oltre il 90% dei microinquinanti identificati nelle acque urbane.

Non si tratta solo di parole: la direttiva, infatti, introduce l’obbligo di un trattamento speciale delle acque reflue, denominato trattamento quaternario. Si tratta di un sistema avanzato di depurazione, pensato per rimuovere i microinquinanti come farmaci, ormoni, cosmetici, pesticidi che resistono ai trattamenti tradizionali.

Purtroppo, questo trattamento sarà obbligatorio nei centri urbani con più di 10.000 abitanti equivalenti solamente dal 2045.

Le aziende farmaceutiche e cosmetiche dovranno sostenere almeno l’80% dei costi aggiuntivi legati all’introduzione del trattamento quaternario, secondo il principio “chi inquina paga”.

Le lobby farmaceutiche hanno già impugnato la direttiva davanti alla Corte di giustizia UE, sostenendo che il sistema non è equo rispetto ad altri settori inquinanti e che sia sproporzionato nei confronti del settore farmaceutico.

Carbon Footprint - Azienda farmaceutica Il futuro: misurare, innovare, trasformare

Nel contesto di una transizione ecologica ormai urgente, strumenti come l’LCA stanno diventando cruciali. Non solo per anticipare le normative, ma per guidare scelte strategiche con dati oggettivi.

E non si tratta solo di responsabilità etica. Considerando l’alto impatto ambientale del settore, muoversi verso pratiche produttive più sostenibili è anche una scelta di competitività. Quando i consumatori – sempre più attenti all’impronta ambientale dei prodotti – prenderanno consapevolezza dell’enorme impatto dei farmaci, cercheranno attivamente alternative più sostenibili, premiando le aziende che avranno saputo agire per tempo.

Noi di Ollum ti possiamo supportare nel tuo percorso verso la sostenibilità: dal calcolo della carbon footprint di prodotto a quella aziendale, fino allo sviluppo di un percorso strategico di decarbonizzazione.

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