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Green Public Procurement (GPP): cos’è e cosa implica per le aziende

In questo articolo scoprirai cos’è il Green Public Procurement, perché è obbligatorio in Italia e come i Criteri Ambientali Minimi (CAM) cambiano le regole del gioco per le aziende che lavorano, o vogliono lavorare, con la pubblica amministrazione.

Di Davide Treghini    |    Ultimo aggiornamento: Settembre 10, 2026    |    Sostenibilità, Normative & Reporting

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Dal 2023 partecipare a un appalto pubblico non significa solo offrire il prezzo migliore.

Significa anche dimostrare che i tuoi prodotti o servizi rispettano requisiti ambientali precisi, e che la tua azienda è pronta a farlo.

Con la nuova proposta europea sul Public Procurement, un approccio simile potrebbe presto estendersi in modo più uniforme anche al resto dell’UE.

In questo articolo capirai come funziona il Green Public Procurement, cosa sono i CAM e come trasformare la conformità ambientale in un vantaggio competitivo reale.

PUNTI CHIAVE

Il Green Public Procurement è obbligatorio in Italia: il Codice dei Contratti Pubblici impone l’applicazione dei CAM per l’intero valore di ogni gara nei settori coperti

I CAM non sono solo un requisito di accesso: i criteri premianti premiano le aziende più sostenibili con punteggi più alti

Avere una certificazione EPD o un’analisi LCA non serve solo agli appalti: rafforza la reputazione aziendale e risponde alle richieste crescenti di trasparenza nella filiera

Cos’è il Green Public Procurement?

Il Green Public Procurement (GPP), traducibile in italiano come “appalto pubblico verde” o “acquisto pubblico verde”, è una strategia con cui la pubblica amministrazione inserisce dei requisiti ambientali nelle procedure di acquisto di beni, servizi e lavori, gli appalti pubblici appunto.

In altre parole: quando un ente pubblico bandisce una gara d’appalto, il GPP fa sì che all’interno dei numerosi criteri di valutazione delle offerte rientrino anche elementi legati alla sostenibilità ambientale.

Questo ha una conseguenza diretta per le aziende che partecipano ad appalti pubblici: non basta più offrire il prezzo più basso o la soluzione tecnicamente migliore: al contrario, bisogna anche dimostrare che prodotti e servizi rispettano determinati standard ambientali.

L’obiettivo di questa strategia europea è usare il potere d’acquisto della pubblica amministrazione come leva per orientare il mercato verso soluzioni più sostenibili, stimolando le imprese a innovare e ridurre il proprio impatto ambientale.

Il Green Public Procurement è obbligatorio in Italia?

Sì. In Italia il GPP è obbligatorio.

Con l’entrata in vigore del nuovo Codice dei Contratti Pubblici (D.Lgs. n. 36 del 31 marzo 2023), le stazioni appaltanti sono tenute ad applicare i Criteri Ambientali Minimi (CAM) per l’intero valore dell’importo della gara, senza soglie minime o eccezioni per categoria.

Questo significa che qualsiasi azienda voglia partecipare a una gara pubblica nei settori coperti dai CAM deve essere in grado di dimostrare la conformità ambientale dei propri prodotti o servizi. Non si tratta di un vantaggio competitivo opzionale: è un requisito di accesso.

Il Green Public Procurement è obbligatorio anche in Europa?

Non ancora nello stesso modo in tutti gli Stati membri. Oggi le norme europee consentono già alle amministrazioni pubbliche di utilizzare criteri ambientali, sociali e di innovazione negli appalti, ma la loro applicazione resta molto disomogenea tra i diversi Paesi UE.

Questo scenario potrebbe però cambiare con il nuovo Public Procurement Act, proposto dalla Commissione Europea il 9 settembre 2026 (per maggiori info, leggi il comunicato ufficiale). La riforma punta a sostituire le tre attuali direttive con un unico Regolamento direttamente applicabile e a rendere più sistematico l’utilizzo di criteri legati a qualità, ambiente, innovazione, sicurezza e resilienza.

In termini semplici, si va verso una sorta di “CAM europei”: regole e criteri più uniformi a livello UE che potrebbero ridurre le differenze oggi esistenti tra i diversi mercati nazionali.

La proposta prevede inoltre che il miglior rapporto qualità-prezzo diventi il metodo di aggiudicazione standard, riducendo quindi il peso del solo prezzo più basso e creando maggiore spazio per prodotti e soluzioni innovativi e sostenibili.

La proposta dovrà ora essere negoziata e approvata dal Parlamento Europeo e dal Consiglio prima di entrare in vigore.

Cosa sono gli appalti verdi?

Gli appalti verdi sono semplicemente gli appalti pubblici in cui si applicano i principi del GPP. Questo si traduce in requisiti concreti che riguardano l’intero ciclo di vita del prodotto o servizio: dalla produzione e approvvigionamento delle materie prime, fino allo smaltimento finale.

Questo approccio, conosciuto come Life Cycle Thinking, o approccio del ciclo di vita, è alla base della valutazione ambientale negli appalti verdi: non si guarda solo all’impatto immediato, ma all’impatto complessivo lungo tutta la vita utile del prodotto.

CAM e Green Public Procurement: qual è il legame?

I Criteri Ambientali Minimi (CAM) sono lo strumento operativo con cui il GPP viene attuato in Italia. Se il GPP è la strategia, i CAM sono le regole pratiche che la rendono applicabile.

I CAM definiscono, per ciascun settore merceologico, i requisiti ambientali minimi che prodotti, servizi e lavori devono rispettare per poter partecipare a una gara d’appalto pubblica. Sono stabiliti dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) tramite decreti ministeriali, e la loro applicazione è obbligatoria per le stazioni appaltanti ai sensi del Codice dei Contratti Pubblici.

👉 Per approfondire cosa sono i CAM, quali sono quelli vigenti e cosa implicano concretamente per le imprese, leggi la nostra guida: Criteri Ambientali Minimi (CAM): cosa sono e cosa implicano per le aziende

Il PAN GPP: il piano d’azione nazionale

Il Piano d’Azione Nazionale per il Green Public Procurement (PAN GPP) è il documento strategico del Ministero dell’Ambiente che stabilisce le linee guida per rendere gli appalti pubblici uno strumento di sostenibilità. È il documento con cui il Ministero definisce i CAM e ne stabilisce il perimetro di applicazione.

Il PAN GPP traduce gli obiettivi generali del GPP in indicazioni operative, settore per settore, e costituisce il riferimento normativo di base per tutte le stazioni appaltanti italiane.

Qual è il perimetro di applicazione del GPP in Italia?

Il GPP si applica alla pubblica amministrazione in senso ampio: ministeri, enti locali, regioni, aziende sanitarie, università e tutti gli altri soggetti che rientrano nella definizione di stazione appaltante ai sensi del Codice dei Contratti Pubblici.

Non si applica al settore privato, salvo nei casi in cui un’azienda privata agisca come stazione appaltante in forza di concessioni o altri istituti pubblici.

Per le imprese, il perimetro rilevante è diverso: non sono tenute ad applicare il GPP, ma devono conformarsi ai CAM se vogliono partecipare agli appalti pubblici nei settori coperti. In pratica, il GPP è obbligatorio per chi bandisce le gare; la conformità ai CAM è obbligatoria per chi vuole vincerle.

Cosa implica il GPP per le aziende?

Per le imprese che lavorano, o vogliono lavorare, con la pubblica amministrazione, il GPP ha implicazioni concrete su tre livelli:

  • Accesso al mercato: nei settori coperti dai CAM, la conformità ambientale non è facoltativa. Un’azienda che non rispetta i CAM è semplicemente esclusa dalla gara.
  • Competitività: anche quando i CAM non escludono direttamente, i criteri premianti legati alla sostenibilità possono fare la differenza nell’aggiudicazione. Avere una certificazione EPD, ad esempio, consente di ottenere punteggi più alti in fase di valutazione dell’offerta.
  • Pressioni dalla filiera: le grandi aziende soggette a obblighi di rendicontazione (CSRD) richiedono sempre più spesso dati ambientali ai propri fornitori. Avere una documentazione ambientale certificata diventa un requisito di competitività anche nei rapporti B2B, non solo negli appalti pubblici diretti.
💡 Conformarsi ai CAM richiede spesso di disporre di documentazione ambientale verificata — dall’analisi del ciclo di vita alle dichiarazioni di prodotto. Ollum supporta le aziende nel costruire questa documentazione in modo strutturato

CAM come opportunità: dai requisiti minimi ai criteri premianti

I CAM non si limitano a definire una soglia minima di accesso. Ogni decreto CAM prevede anche criteri premianti: requisiti ambientali aggiuntivi, non obbligatori, che le stazioni appaltanti possono inserire come elementi di valutazione dell’offerta tecnica.

Per le aziende questo è un aspetto strategico spesso sottovalutato. Un’impresa che va oltre la semplice conformità ai requisiti minimi, ad esempio impegnandosi a svolgere uno studio LCA per individuare soluzioni migliorative, oppure ottenendo un rating ESG allineato alla ISO 17029 (come ad esempio Get it Fair o CertiClaim), ottiene un punteggio più alto in sede di gara.

In pratica, la sostenibilità diventa competitività: un’azienda più sostenibile può permettersi di presentare un’offerta economicamente meno aggressiva e compensare con il punteggio tecnico, senza necessariamente vincere al ribasso. In un mercato in cui la concorrenza si gioca spesso solo sul prezzo, i criteri premianti aprono uno spazio competitivo diverso, più favorevole per chi ha investito in qualità ambientale.

La certificazione EPD negli appalti verdi

Uno degli strumenti più utili per dimostrare la conformità ambientale nei contesti regolati dai CAM è la certificazione EPD (Environmental Product Declaration). L’EPD certifica l’impatto ambientale di un prodotto lungo l’intero ciclo di vita, sulla base di uno studio LCA verificato da terzi, e fornisce dati oggettivi e confrontabili che le stazioni appaltanti possono valutare in sede di gara.

Avere un’EPD significa poter dimostrare in modo trasparente e verificabile le prestazioni ambientali del proprio prodotto — un elemento sempre più richiesto sia negli appalti pubblici che nelle catene di fornitura private.

👉 Approfondisci: EPD in edilizia: cos’è e come ottenerla

Investire nella sostenibilità come vantaggio competitivo

L’orientamento degli appalti pubblici verso criteri ambientali più stringenti non è un fenomeno temporaneo. È una direzione strutturale, sostenuta da normative europee e nazionali che si aggiornano continuamente.

Per le aziende, questo significa che investire oggi nella sostenibilità dei propri prodotti, attraverso strumenti come l’analisi del ciclo di vita (LCA) e le certificazioni EPD, non è solo una questione di conformità normativa, ma una scelta strategica per rimanere competitivi nel mercato degli appalti pubblici e non solo.

💡 Uno studio LCA è il punto di partenza sia per ottenere una EPD che per rispondere ai criteri premianti dei CAM. Ollum affianca le aziende in entrambi i percorsi: come strutturiamo gli studi LCA con le aziende che seguiamo.

Come possiamo supportarti

Il GPP ha trasformato la conformità ambientale in un requisito di accesso al mercato pubblico. Strumenti come l’LCA e la certificazione EPD non sono più opzionali per le aziende che lavorano con la pubblica amministrazione: definiscono chi partecipa alle gare e chi le vince.

Ollum supporta le imprese nello svolgimento di studi LCA funzionali ai CAM e nel percorso di certificazione EPD; inoltre, offriamo supporto alle aziende nell’ottenimento delle principali certificazioni di sostenibilità richieste all’interno dei CAM.

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