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Green Data Center: nuovo rating UE e normative di sostenibilità

I data center sono infrastrutture sempre più strategiche, ma anche sempre più energivore. Vediamo quali requisiti ambientali e normativi devono considerare oggi operatori e progettisti in Italia.

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Di Lucio Zagonel     |    Ultimo aggiornamento: Settembre 22, 2026    |    Energia, guide di settore

  • Lucio Zagonel

    SEO Specialist & Copywriter appassionato di natura e sostenibilità.

La crescita del cloud e dell’intelligenza artificiale sta accelerando lo sviluppo dei data center in tutta Europa, ma anche il loro impatto su consumi energetici, acqua e reti elettriche.

Per questo il quadro normativo sta diventando sempre più articolato: agli obblighi di reporting introdotti dalla direttiva EED si aggiungono il nuovo sistema europeo di rating della sostenibilità dei data center, le procedure VIA e AIA e specifiche valutazioni ambientali richieste in fase di progettazione.

In questa guida vediamo quali sono oggi i principali obblighi e requisiti da considerare in Italia e quali aspetti rendono un data center realmente più sostenibile.

PUNTI CHIAVE

I data center con gruppi elettrogeni superiori a 50 MW termici sono soggetti a valutazione ambientale in Italia: la documentazione richiesta dalle linee guida MASE include LCA e verifica climatica

La direttiva EED e il relativo regolamento delegato UE 2024/1364 introducono obblighi di misurazione e reporting standardizzato per tutti i data center con potenza IT installata ≥ 500 kW, con prima scadenza al 15 maggio 2026

La sostenibilità ambientale di un data center non riguarda solo i consumi energetici: suolo, acqua, clima, biodiversità e paesaggio sono tutte componenti che devono essere analizzate e documentate

Cos’è un green data center

Un data center è un’infrastruttura fisica che ospita server, sistemi di storage e le relative apparecchiature di gestione. Fa funzionare il web, il cloud, le app, l’intelligenza artificiale.

Con il boom dell’AI, il mercato dei data center è in forte espansione. Per far girare modelli di linguaggio e sistemi di machine learning servono chip, infrastrutture di rete e, soprattutto, enormi quantità di energia e acqua.

È in questo contesto che nasce il concetto di green data center: l’applicazione dei principi di sostenibilità ambientale alla progettazione, costruzione e gestione di queste infrastrutture.

Quanto consumano i data center

Energia

Il consumo dipende dalla dimensione. Un data center piccolo può assorbire qualche centinaio di kW; uno di grande scala arriva a decine o centinaia di MW. Nel 2024, il settore in Italia è stato stimato intorno a 3,9–4,5 TWh/anno complessivi. Per riuscire meglio a quantificare, si tratta circa di un consumo complessivo comparabile a quello di circa un milione di famiglie italiane medio‑grandi alimentate per un intero anno.

Acqua

I server generano calore, che deve essere smaltito. I sistemi di raffreddamento ad acqua sono tra i più diffusi, ma comportano prelievi idrici significativi. I data center dedicati all’AI producono più calore degli impianti tradizionali, e questo ha fatto crescere ulteriormente i consumi idrici.

I principi del green data center

Un green data center si misura su quattro dimensioni principali:

  • Efficienza energetica: ridurre il consumo a parità di potenza IT installata, ottimizzando sistemi di alimentazione, raffreddamento e distribuzione.
  • Fonti rinnovabili: massimizzare la quota di energia proveniente da solare, eolico o altre fonti pulite, anche attraverso l’autoproduzione.
  • Raffreddamento sostenibile: privilegiare soluzioni come il free cooling, la geotermia a pompa di calore, il raffreddamento liquido diretto.
  • Riutilizzo del calore di scarto: il calore generato dai server può essere recuperato per il teleriscaldamento o altri usi industriali.

I data center in Italia: un settore in forte crescita

L’Italia è diventata uno dei principali hub europei per i data center, con una concentrazione significativa in alcune aree geografiche.

  • Milano è il polo principale per gli hyperscaler: strutture come Vantage MXP1 (64 MW) e Aruba IT3 (45 MW, Rating 4) ne fanno la capitale italiana del cloud.
  • Bologna ospita Leonardo, il supercomputer del CINECA da 250 PetaFLOPS, e il centro meteorologico europeo ECMWF.
  • Eni guida l’high performance computing industriale con HPC6, da 606 PetaFLOPS, il più potente supercomputer aziendale d’Europa.
  • TIM Enterprise gestisce 16 strutture distribuite sul territorio nazionale.
  • Polo Strategico Nazionale si appoggia a quattro data center Tier IV tra Lazio e Lombardia.
  • Sicilia — con Open Hub Med/Sicily Hub — è la porta d’ingresso del Mediterraneo digitale, punto di atterraggio dei flussi digitali che connettono Europa, Africa e Medio Oriente.

Secondo un’analisi della Community Data Center Italia di TEHA Group, il mercato italiano potrebbe generare fino a 30 miliardi di euro entro il 2030.

Il quadro normativo europeo per i data center

La direttiva EED e gli obblighi di reporting per i data center

La direttiva (UE) 2023/1791 — Energy Efficiency Directive — è il principale atto normativo europeo sull’efficienza energetica. Tra le novità più rilevanti per le imprese, modifica in modo significativo gli obblighi di diagnosi energetica: amplia il perimetro dei soggetti obbligati, introduce i sistemi di gestione dell’energia come alternativa alla diagnosi periodica, e rafforza i requisiti di qualità e frequenza delle rilevazioni.

Per i data center specificamente, la direttiva introduce per le strutture con potenza IT installata ≥ 500 kW un obbligo di raccolta, pubblicazione e comunicazione dei dati energetici e ambientali verso la banca dati europea.

I gestori devono rendicontare su:

  • identificazione del sito e dell’operatore
  • caratteristiche dell’infrastruttura
  • KPI energetici e ambientali: consumo energetico, uso di acqua, calore di scarto, quota di rinnovabili

La logica della norma è la trasparenza e la comparabilità: creare un linguaggio comune che consenta di valutare le performance dei data center in modo standardizzato. La prima scadenza rilevante è il 15 maggio 2026.

Il nuovo schema UE di rating per i data center

Il 21 settembre 2026 la Commissione europea ha proposto un nuovo schema comune di rating ambientale dei data center, che completa il sistema di reporting introdotto dalla EED e dal Regolamento delegato (UE) 2024/1364. Il nuovo sistema riguarderà i singoli data center con capacità superiore a 500 kW e permetterà di confrontarne le prestazioni sulla base di indicatori relativi a consumi energetici e idrici, utilizzo del calore di scarto, integrazione di energia pulita e capacità di adattare i consumi alle condizioni della rete.

Il regolamento delegato è attualmente sottoposto al periodo di controllo di due mesi da parte di Parlamento europeo e Consiglio; le prime etichette di sostenibilità sono previste nel 2027. Parallelamente, la Commissione ha avviato una consultazione sui futuri standard minimi di prestazione dei data center, aperta fino al 14 dicembre 2026, in vista di una proposta legislativa prevista nel secondo trimestre 2027.

La direttiva sulle emissioni industriali (IED)

La direttiva (UE) 2024/1785, che modifica la direttiva sulle emissioni industriali (IED 2010/75/UE), è rilevante per i data center che ospitano gruppi elettrogeni e impianti di combustione con potenza termica complessiva uguale o superiore a 50 MW. In questi casi, infatti, lo stabilimento rientra nell’ambito della direttiva IED come impianto di combustione.

In questo caso il data center è soggetto a obbligo di sistema di gestione ambientale (SGA) in quanto installazione IED, dunque deve adottare un sistema conformemente alle Best Available Techniques (BAT), con audit e verifica periodici.

Il recepimento nazionale della direttiva in Italia deve avvenire entro il 1° luglio 2026; da quella data le norme di attuazione nazionale indicheranno le scadenze concrete per l’istituzione e l’operatività del sistema di gestione ambientale per i gestori degli impianti interessati.

La direttiva EPBD sugli edifici

La direttiva sulla prestazione energetica degli edifici non contiene disposizioni specifiche per i data center, ma si applica agli edifici che li ospitano con le regole generali: attestati di prestazione energetica, requisiti per i nuovi edifici a emissioni zero, obbligo di integrazione del solare sulle coperture, automazione degli impianti. Per i data center di nuova costruzione, progettare l’involucro in ottica EPBD è parte integrante di un approccio green.

Quando un data center è soggetto a VIA o AIA in Italia

Prima di capire quando un data center è soggetto a VIA oppure AIA in Italia, rivediamo brevemente cosa si intende con queste sigle.

La VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) è una procedura autorizzativa che valuta in modo sistematico tutti gli impatti significativi di un progetto sull’ambiente (aria, acqua, suolo, salute, biodiversità, paesaggio) prima che venga realizzato. L’esito è un provvedimento di compatibilità ambientale, senza il quale il progetto non può essere autorizzato.

L’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) è invece un’autorizzazione operativa che riguarda la gestione dell’impianto una volta costruito. Fissa le condizioni di esercizio per minimizzare l’inquinamento, stabilisce i limiti emissivi e i requisiti di monitoraggio. Per i data center di grande scala, VIA e AIA sono spesso procedure distinte ma collegate: la VIA viene prima e condiziona il rilascio dell’AIA.

Nelle linee guida del MASE (paragrafo successivo), si parla inoltre di verifica di assoggettabilità a VIA. Si tratta di uno step preliminare, che serve a stabilire se un progetto, pur rientrando nelle categorie potenzialmente soggette a VIA, determini effettivamente impatti significativi tali da richiedere la procedura completa. In caso positivo si procede con la VIA; in caso negativo il progetto ottiene un provvedimento di esclusione e può procedere senza VIA, eventualmente con prescrizioni.

In Italia non esiste un testo unico sui data center. Il riferimento principale è il D.Lgs. 152/2006 (Codice dell’Ambiente), che fissa le soglie sulla base della potenza termica nominale complessiva dei gruppi elettrogeni di emergenza:

  • 50–150 MW termici: verifica di assoggettabilità a VIA
  • Oltre 150 MW termici: VIA obbligatoria
  • Oltre 50 MW termici: AIA obbligatoria
  • Oltre 300 MW termici: competenza statale

Le soglie si calcolano in forma aggregata su tutti i gruppi installati, inclusi quelli di riserva.

Le linee guida MASE agosto 2024: cosa chiedono

Le Linee Guida del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (agosto 2024) definiscono nel dettaglio i contenuti richiesti nella documentazione ambientale (Studio di Impatto Ambientale o Studio Preliminare Ambientale) per i data center soggetti a valutazione.

Il documento copre undici aree tematiche: aspetti progettuali, componenti ambientali e sanitarie, aspetti socio-economici, biodiversità, rischi accidentali, paesaggio, impatti cumulativi, misure di mitigazione e compensazione, decommissioning, piano di monitoraggio.

Tra le valutazioni richieste, due meritano un’attenzione particolare perché richiedono competenze specialistiche spesso non disponibili all’interno del team di progetto.

Life Cycle Assessment (LCA)

L’analisi LCA è richiesta esplicitamente nella sezione dedicata alla verifica delle migliori tecnologie disponibili. Il proponente deve dimostrare che la soluzione tecnologica scelta, dai materiali da costruzione agli approvvigionamenti energetici, dai sistemi di raffreddamento ai gruppi elettrogeni, è quella a minor impatto ambientale disponibile al momento della presentazione del progetto.

Le linee guida indicano l’LCA come la metodologia qualificata per fare questa dimostrazione in modo analitico. Non è sufficiente una valutazione qualitativa: serve un’analisi quantitativa basata su dati di inventario e su metodologie standardizzate (ISO 14040/14044).

Si applica a tutti i data center soggetti a valutazione ambientale, ovvero con gruppi elettrogeni di potenza aggregata superiore a 50 MW termici.

💡 La LCA richiesta nelle linee guida MASE deve essere condotta secondo metodologie standardizzate (ISO 14040/14044) e prodotta prima dell’avvio dell’iter autorizzativo: come strutturiamo questo tipo di analisi.

Verifica climatica (Reg. UE 1060/2021)

La verifica climatica è richiesta nella sezione sulle emissioni in atmosfera e il clima. Serve a dimostrare due cose:

  1. che l’infrastruttura è resiliente agli impatti climatici futuri (non vulnerabile a eventi estremi, siccità, ondate di calore)
  2. che le emissioni del progetto sono coerenti con l’obiettivo di neutralità climatica al 2050

Anche questa valutazione si applica a tutti i data center soggetti a procedura ambientale. Va prodotta prima dell’avvio dell’iter autorizzativo, all’interno del SIA o dello SPA.

👉 Approfondisci il tema della verifica climatica in questo articolo

Entrambe le valutazioni vanno predisposte prima che il progetto entri nel procedimento autorizzativo. Affrontarle in ritardo — o con un livello di dettaglio insufficiente — può tradursi in richieste di integrazioni da parte del Ministero, con conseguenti allungamenti dei tempi istruttori.

Altre valutazioni previste dalle linee guida

Le linee guida richiedono anche ulteriori analisi specialistiche, tra cui:

  • Valutazione di Impatto Sanitario (VIS) per impianti oltre 300 MW termici
  • Modellistica di dispersione degli inquinanti in atmosfera
  • Valutazione di Incidenza Ambientale (VIncA) per progetti vicini a Siti Natura 2000
  • Indagini faunistiche e ornitologiche con approccio BACI (durata minima 12 mesi ante operam)
  • Analisi acustica previsionale (incluse componenti a bassa frequenza)
  • Studio idrogeologico e modellazione della falda in caso di prelievi idrici
  • Piano di Monitoraggio Ambientale (PMA)
  • Piano di Decommissioning

Certificazioni e standard di riferimento

Certificazione Tier

Lo standard Tier (I–IV) valuta l’affidabilità e la ridondanza delle infrastrutture del data center, non la sua sostenibilità ambientale. Un Tier IV garantisce il massimo livello di resilienza operativa. Il Polo Strategico Nazionale italiano si appoggia a strutture Tier IV.

Certificazione LEED

La certificazione LEED (Leadership in Energy and Environmental Design) valuta la sostenibilità dell’edificio in cui è ospitato il data center: efficienza energetica, gestione dell’acqua, qualità degli ambienti interni, uso di materiali sostenibili. È uno strumento utile per dimostrare l’approccio green all’involucro edilizio.

👉 Scopri di più sul protocollo di certificazione LEED per edifici

Standard ISO

Le norme ISO 14001 (sistema di gestione ambientale) e ISO 50001 (gestione dell’energia) forniscono un framework operativo per misurare e migliorare le performance ambientali nel tempo.

👉 Scopri di più sulla norma ISO 14001 per i sistemi di gestione ambientale

Roadmap operativa: dalla progettazione alla conformità

Per i nuovi data center

  1. Valutazione ambientale (MASE): verifica di assoggettabilità o VIA completa, con LCA e verifica climatica integrate nel SIA/SPA.
  2. Progettazione sostenibile: fotovoltaico su tetti e superfici impermeabilizzate, raffreddamento ottimizzato, predisposizione al recupero di calore.
  3. Edificio EPBD-compliant: attestato di prestazione energetica, impianti automatizzati, integrazione di rinnovabili.
  4. Classificazione UE e reporting: avvio del sistema di misurazione e rendicontazione ai sensi dell’EED entro le scadenze previste.

Per i data center esistenti

  1. Audit energetico e diagnostica: analisi degli impianti, benchmark KPI rispetto agli standard UE (PUE, RUE, CUE).
  2. Retrofit impiantistico: ottimizzazione del raffreddamento, gestione dei rack, integrazione di rinnovabili.
  3. Adeguamento normativo: allineamento al quadro EED/regolamento delegato, avvio del reporting standardizzato.
  4. Monitoraggio continuo: report di sostenibilità, gestione dei rifiuti elettronici, strategia di riduzione delle emissioni nel lungo periodo.

Come possiamo supportarti

I data center sono soggetti a un quadro normativo in rapida evoluzione, che richiede valutazioni ambientali sempre più strutturate: dalla LCA obbligatoria nelle procedure VIA/AIA alla verifica climatica, fino agli obblighi di reporting introdotti dalla direttiva EED. Affrontare queste analisi con il giusto anticipo riduce i rischi di rallentamenti nell’iter autorizzativo.

Ollum supporta progettisti e team HSE nella Life Cycle Assessment e nella verifica climatica richieste dalle linee guida MASE, con un approccio metodologico basato sugli standard ISO 14040/14044 e sul quadro normativo europeo.

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Domande frequenti

Cosa si intende per green data center?

Un green data center è un’infrastruttura progettata e gestita secondo principi di sostenibilità ambientale: efficienza energetica, utilizzo di energie rinnovabili, raffreddamento ottimizzato, riduzione dei consumi idrici e minimizzazione dell’impatto sul territorio.

Quali sono le soglie che obbligano un data center alla valutazione ambientale in Italia?

La soglia rilevante è la potenza termica nominale aggregata dei gruppi elettrogeni di emergenza. Tra 50 e 150 MW è richiesta la verifica di assoggettabilità a VIA; oltre 150 MW la VIA è obbligatoria. L’AIA scatta sopra i 50 MW.

Cos'è la verifica climatica richiesta dalle linee guida MASE?

È un’analisi che dimostra che l’infrastruttura è resiliente agli impatti climatici futuri e che le sue emissioni sono coerenti con l’obiettivo di neutralità climatica al 2050. È richiesta all’interno dello Studio di Impatto Ambientale o dello Studio Preliminare Ambientale per tutti i data center soggetti a valutazione ambientale.

Cos'è il PUE e perché è importante per un green data center?

Il PUE (Power Usage Effectiveness) è il rapporto tra l’energia totale consumata dal data center e quella effettivamente utilizzata dai sistemi IT. Un PUE vicino a 1 indica la massima efficienza. È uno dei KPI principali richiesti dal regolamento delegato UE 2024/1364 e dalla direttiva EED.

Entro quando i gestori di data center devono adeguarsi agli obblighi di reporting EED?

La prima scadenza rilevante è il 15 maggio 2026, data entro cui i gestori di data center con potenza IT installata ≥ 500 kW devono aver comunicato i dati richiesti alla banca dati europea, secondo quanto previsto dall’articolo 12 della direttiva (UE) 2023/1791.

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