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Finanza sostenibile: tutte le opportunità per le imprese

La finanza sostenibile è un mondo in costante crescita: scopri come le imprese possono prepararsi per sfruttarne tutti i vantaggi.

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Di Davide Treghini |    Ultimo aggiornamento: Agosto 24, 2026    |    Finanza sostenibile

  • Lucio Zagonel

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La finanza sostenibile non riguarda più solamente i cosiddetti investimenti green, ma rappresenta un’opportunità per le imprese per accedere al credito a condizioni più vantaggiose.

Banche e investitori orientano sempre di più i capitali verso aziende solide sotto il profilo della gestione dei rischi ESG, con la sostenibilità che diventa una vera e propria strategia finanziaria.

Capire come funziona la finanza sostenibile, e perché può rappresentare un vantaggio competitivo concreto, è oggi essenziale per ogni impresa che vuole restare solida e attrattiva nel lungo periodo.

PUNTI CHIAVE

La finanza sostenibile orienta gli investimenti e i prestiti verso imprese che gestiscono in modo solido i rischi ESG

Le aziende più sostenibili accedono più facilmente a credito e finanziamenti agevolati

Dal 2026, la BCE terrà conto del rischio climatico nel calcolo dei collaterali per le banche

Cos’è la finanza sostenibile?

La finanza sostenibile è un concetto ampio che indica qualsiasi decisione finanziaria – investimenti, prestiti, mutui, linee di credito – che tenga conto non solo del profitto, ma anche delle ricadute ambientali, sociali e di governance (ESG).

In pratica, è l’applicazione della filosofia dello sviluppo sostenibile all’attività finanziaria. L’obiettivo consiste nella riconversione del settore finanziario, affinché i capitali vengano indirizzati verso attività sostenibili.

In origine la finanza etica sostenibile riguardava soprattutto il mondo degli investimenti etici. Oggi, invece, il suo ambito è più ampio, e si estende a tutte le possibili modalità in cui il sistema finanziario e bancario integra i fattori ESG nelle proprie decisioni, non solamente negli investimenti.

In particolare, la valutazione dei rischi ESG assume un valore centrale nell’orientare le decisioni finanziarie. Infatti, gli effetti del cambiamento climatico o l’instabilità sociale sono rischi finanziari concreti, che possono realmente compromettere il valore di un’azienda. Per questo, la finanza sostenibile non è più solo una scelta etica o reputazionale, ma una vera e propria strategia economica.

Finanza green: un mondo in forte crescita

La finanza sostenibile è in continua crescita. Ciò significa che la transizione ecologica non è promossa solamente da normative o dalla buona volontà delle imprese, ma dal sistema bancario stesso, che ha da tempo compreso che sostenibilità significa stabilità economica nel lungo periodo.

Possiamo comprendere meglio questa tendenza osservando i dati.

La crescita del debito sostenibile in Europa

Nel grafico sottostante, pubblicato dalla Banca Centrale Europea, possiamo vedere come le emissioni di titoli di debito sostenibile in UE siano in costante aumento negli ultimi anni. Rientrano in questa categoria i green bonds, social bonds, sustainability bonds e sustainability-linked bonds, ovvero strumenti che servono per finanziare iniziative con un impatto positivo sull’ambiente e società.

debito sostenibile eurozona

In pratica, le nuove emissioni di debito mostrate nel grafico, rappresentano il flusso di nuovi capitali immessi ogni anno nel mercato per finanziare progetti sostenibili.

Nonostante questi siano in costante aumento, la loro quota rispetto al totale del mercato del debito è ancora abbastanza limitata (si può vedere dalla linea nera nel grafico, indicante la “share of total issuances”). Ad agosto 2025, infatti, il debito sostenibile rappresentava solo il 7,5% del totale delle emissioni di debito nell’area euro. Ciò significa che, seppur in forte crescita, la finanza sostenibile è ancora relativamente limitata rispetto all’intero sistema finanziario.

La crescita dei prestiti sostenibili

Oltre al mercato delle obbligazioni, anche quello dei prestiti sostenibili è in forte espansione. In pratica, si tratta di strumenti di credito che vengono erogati per finanziare progetti o strategie aziendali che perseguono obiettivi di sostenibilità.

Rientrano in questa categoria i green loans, per finanziare progetti con impatto ambientale positivo; i social loans, per finanziare progetti con benefici sociali tangibili; i transition loans, pensati per sostenere le imprese nel percorso di decarbonizzazione; e, soprattutto, i Sustainability-Linked Loans (SLL), che legano le condizioni del prestito al raggiungimento di specifici obiettivi ESG, come la riduzione delle emissioni di CO₂ o l’aumento della quota di energia rinnovabile.

Secondo un report di BBVA, il mercato globale dei prestiti sostenibili (green + sustainability-linked) nel 2024 ha raggiunto 907 miliardi di euro, con i sustainability-linked loans che da soli rappresentavano circa il 72% del totale.

Quali sono i principali strumenti della finanza sostenibile?

La finanza sostenibile comprende diversi strumenti attraverso cui banche e investitori possono indirizzare capitali verso imprese, attività e progetti con determinate caratteristiche ambientali o sociali.

Tra i principali troviamo i green bond, obbligazioni destinate a finanziare progetti con benefici ambientali; i social e sustainability bond, legati a obiettivi sociali o più ampi di sostenibilità; i green loan, destinati a progetti ambientali; e i Sustainability-Linked Loan, nei quali alcune condizioni del finanziamento sono collegate al raggiungimento di specifici KPI ESG.

A questi si aggiungono fondi e altri prodotti di investimento che integrano criteri ESG nella selezione e nella gestione degli asset.

Non tutti questi strumenti funzionano quindi allo stesso modo: alcuni finanziano direttamente un progetto sostenibile, mentre altri collegano le condizioni finanziarie alle performance ESG complessive dell’impresa.

Perché la finanza sostenibile interessa le imprese

Lo scenario finanziario in Europa sta cambiando, con la finanza sostenibile in continua crescita. Banche, governi e investitori orientano sempre più capitali verso le imprese che dimostrano di saper gestire in modo solido i propri rischi ESG.

Questo rappresenta una grande opportunità per le aziende, che possono accedere a prestiti e linee di credito più favorevoli attraverso lo sviluppo di strategie di sostenibilità, ma anche rafforzare la propria credibilità verso stakeholder, clienti e fornitori.

Leggi anche: Perché le banche richiedono sempre più dati ESG alle imprese?

Che ruolo ha il rating ESG nella finanza sostenibile?

Nel settore finanziario, i rating ESG possono fornire a investitori e altri operatori informazioni utili per valutare l’esposizione delle imprese a rischi e opportunità ambientali, sociali e di governance.

Questi rating non sostituiscono le tradizionali valutazioni economico-finanziarie e creditizie, ma possono integrarle offrendo informazioni aggiuntive su fattori che potrebbero incidere sulle performance dell’impresa nel medio-lungo periodo, come l’esposizione ai rischi climatici, l’evoluzione normativa o la capacità di gestire la transizione.

Il rating ESG è però solo uno degli strumenti utilizzati dal mondo finanziario: banche e investitori possono analizzare anche dati sulle emissioni, obiettivi di decarbonizzazione, informazioni contenute nei report di sostenibilità e specifici indicatori ESG.

La percezione in Italia della finanza sostenibile

Tuttavia, la conoscenza degli strumenti della finanza sostenibile è ancora limitata in Italia. Secondo un recente survey del Forum per la Finanza Sostenibile, in Italia, in media una PMI su due dichiara di conoscere o aver adottato almeno uno strumento di finanza sostenibile, ma quattro su dieci ammettono di avere solo una conoscenza superficiale o nulla del tema.

I prodotti più diffusi restano i fondi di garanzia con vincoli ESG (17%) e le linee di credito legate a progetti ambientali o sociali (14%), mentre strumenti più evoluti, come le obbligazioni ESG o i prestiti sostenibili (SLL), sono ancora poco utilizzati.

Dalla stessa ricerca emerge che molti operatori finanziari dichiarano che le PMI tendono a sottovalutare la strategicità della rendicontazione ESG, percependola più come un costo che come un investimento utile per accedere a nuove opportunità di finanziamento.

Gli operatori finanziari, tuttavia, concordano su un punto: le imprese che sapranno dotarsi di competenze e strumenti ESG concreti saranno le prime a beneficiare degli strumenti offerti dalla finanza sostenibile.

Cerchiamo quindi di capire come le imprese possono gestire questo cambiamento, non subendolo, bensì sfruttando le opportunità che esso offre.

Come sfruttare le opportunità della finanza sostenibile

Per sfruttare i vantaggi della finanza sostenibile, le imprese devono farsi trovare pronte. Non è sufficiente dichiarare di essere attenti alla sostenibilità: servono dati concreti, KPI, obiettivi e risultati verificabili.

Vediamo quindi quali strumenti possono adottare le imprese per sfruttare i vantaggi della finanza sostenibile:

  1. Definire un piano di sostenibilità, con obiettivi chiari e misurabili, ad esempio: ridurre le emissioni di CO2 del 20% entro 2 anni, migliorare il tasso di riciclo del 30%, ecc. Questo è fondamentale per accedere a molti strumenti finanziari, come ad esempio i Sustainability-Linked Loans (SLL), che si legano al miglioramento di determinati KPI di sostenibilità, riducendo i tassi di interesse se l’azienda raggiunge i target di sostenibilità stabiliti.
  2. Strutturare dati e informazioni ESG affidabili, ad esempio attraverso un bilancio di sostenibilità, un rating ESG o altri sistemi di valutazione. Banche e investitori utilizzano sempre più informazioni sulla gestione dei rischi ESG, sulle emissioni e sugli obiettivi di transizione per integrare le tradizionali valutazioni economico-finanziarie. Disporre di dati strutturati permette quindi all’impresa di rispondere più facilmente alle richieste degli operatori finanziari.
  3. Dotarsi di una relazione di verifica climatica e dimostrare l’allineamento al principio DNSH (Do No Significant Harm) è un passo necessario per accedere ai finanziamenti pubblici e ai bandi europei a supporto della transizione ecologica. Questi strumenti attestano la compatibilità ambientale del proprio progetto e costituiscono un prerequisito per accedere a tali fondi. Il principio DNSH è, tra l’altro, alla base della Tassonomia UE, il sistema introdotto dall’UE per classificare le attività economiche che possono essere considerate sostenibili. Per le imprese, essere conformi al DNSH non è solo utile per ottenere fondi, ma rappresenta una dimostrazione di credibilità.
💡 Piano di sostenibilità, bilancio ESG, rating: costruire questi strumenti richiede dati solidi e un percorso strutturato. Per le imprese che si avvicinano per la prima volta al tema, il punto di partenza è spesso capire quali obiettivi fissare e come misurarli. Come affrontiamo questo percorso con le aziende che seguiamo.

Il nuovo approccio della BCE: il fattore clima entra nei criteri valutati

La crescente attenzione del settore finanziario verso i fattori ESG è evidente anche nelle scelte della Banca Centrale Europea, che ha iniziato a integrare le considerazioni climatiche nei criteri utilizzati per valutare alcune garanzie presentate dalle banche.

Quando una banca ha bisogno di liquidità può infatti ottenere finanziamenti dall’Eurosistema fornendo in garanzia determinati asset, i cosiddetti collaterali. Tra questi possono esserci, ad esempio, obbligazioni emesse dalle imprese. Alla garanzia viene attribuito un valore che determina, in sostanza, quanta liquidità la banca può ottenere utilizzandola.

Dal 15 giugno 2026, nel caso di determinate obbligazioni emesse da imprese non finanziarie, la BCE considera anche un climate factor. In pratica, se l’impresa che ha emesso l’obbligazione è particolarmente esposta a possibili shock legati alla transizione verso un’economia a basse emissioni, ad esempio cambiamenti normativi, tecnologici o nelle preferenze dei consumatori, il valore riconosciuto a quel titolo come garanzia può essere ulteriormente ridotto. A maggiore esposizione corrisponde quindi, potenzialmente, un valore inferiore del collateral.

Il passaggio più interessante per le imprese riguarda però i prestiti bancari. Nel luglio 2026 la BCE ha deciso di estendere in futuro questa stessa logica anche a determinati crediti che le banche vantano verso imprese non finanziarie e che possono essere utilizzati come garanzia presso l’Eurosistema. La misura sarà applicata non prima della fine del 2027.

Si tratta di un segnale importante: i fattori legati alla transizione climatica stanno entrando progressivamente nei meccanismi con cui il sistema finanziario valuta attività e garanzie. Per le imprese diventa quindi sempre più rilevante riuscire a misurare e documentare la propria esposizione a questi fattori e le azioni messe in campo per gestirli.

💡Con il fattore clima della BCE, la gestione dei rischi climatici diventa sempre più rilevante anche nell’accesso al credito. Scopri come Ollum supporta le aziende nell’analisi dei rischi climatici.

Come possiamo supportarti

La finanza sostenibile non è più solo una tendenza, ma una componente sempre più rilevante del sistema economico-produttivo. Per le imprese, la sostenibilità ESG diventa una leva strategica per accedere a nuove opportunità finanziarie: chi saprà dotarsi degli strumenti necessari — piano di sostenibilità, bilancio di sostenibilità, analisi dei rischi climatici — sarà avvantaggiato nell’accesso al credito green e nei rapporti con banche e investitori. L’introduzione del fattore clima da parte della BCE accelera ulteriormente questa dinamica, rendendo urgente per le imprese costruire un profilo ESG solido e documentato.

Fonti

Indicatori finanza climatica BCE

Ricerca 2024 del Forum per la Finanza Sostenibile

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