Skip to main content

Ecodesign: cos’è, principi e come applicarlo in azienda

Scopri cos’è l’ecodesign, quali principi guidano l’ecoprogettazione, come applicarlo in azienda attraverso strumenti come l’LCA e cosa cambia con il nuovo Regolamento Ecodesign ESPR.

5
(8)

Di Lorenzo Baronti   |   Settembre 22, 2026   |    Economia Circolare, LCA & EPD

Secondo la Commissione europea, fino all’80% dell’impatto ambientale di un prodotto viene determinato nella fase di progettazione. Le decisioni prese prima ancora di iniziare a produrre, come i materiali da utilizzare, quanto dovrà durare il prodotto, se potrà essere riparato o come verrà gestito a fine vita, condizionano infatti buona parte delle sue prestazioni ambientali.

È proprio su questa fase che interviene l’ecodesign, o ecoprogettazione: un approccio che integra gli aspetti ambientali nello sviluppo del prodotto, con l’obiettivo di ridurne gli impatti lungo l’intero ciclo di vita.

Negli ultimi anni questo principio è diventato sempre più importante anche dal punto di vista normativo. Con il nuovo Regolamento europeo ESPR, infatti, l’ecodesign è destinato a interessare progressivamente un numero crescente di prodotti commercializzati nel mercato europeo.

PUNTI CHIAVE

L’ecodesign integra gli aspetti ambientali già nella fase di progettazione, considerando gli impatti del prodotto lungo tutto il suo ciclo di vita

Per le aziende, applicare l’ecodesign significa individuare i principali impatti ambientali del prodotto, confrontare diverse alternative progettuali e prepararsi ai nuovi requisiti europei

Il Regolamento Ecodesign ESPR (UE) 2024/1781 estenderà progressivamente i requisiti di ecoprogettazione a numerose categorie di prodotti commercializzati nell’Unione Europea.

Cos’è l’ecodesign?

Cosa si intende per ecodesign? Con questo termine, chiamato anche eco-design o ecoprogettazione, si indica l’integrazione delle considerazioni ambientali già durante la progettazione di un prodotto, senza limitarsi a intervenire quando questo è stato realizzato.

Significa quindi valutare le conseguenze delle scelte progettuali lungo tutte le principali fasi del ciclo di vita: estrazione e produzione delle materie prime, lavorazione, trasporto, utilizzo e fine vita.

L’obiettivo non è semplicemente utilizzare un materiale percepito come più “ecologico”. Una modifica può infatti migliorare una fase del ciclo di vita e peggiorarne un’altra. Per esempio, un materiale più facilmente riciclabile potrebbe richiedere maggiori consumi energetici in produzione o comportare un aumento del peso durante il trasporto.

L’ecodesign cerca quindi di individuare soluzioni che migliorino le prestazioni ambientali del prodotto nel loro complesso.

Il concetto non è nuovo. In Europa è stato sviluppato anche attraverso la Direttiva Ecodesign 2009/125/CE, inizialmente concentrata soprattutto sui prodotti connessi all’energia. Oggi il quadro è molto più ampio e coinvolge progressivamente numerose categorie di prodotti.

Perché serve ripensare i prodotti alla radice

Il modello tradizionale di produzione e consumo ha portato ad una crescente pressione sulle risorse naturali e a una produzione di rifiuti sempre più difficile da gestire. Prodotti con una vita utile breve, difficili da riparare o progettati senza considerare il fine vita contribuiscono ad alimentare questo problema.

Nel 2022 nell’Unione Europea sono stati generati oltre 2,2 miliardi di tonnellate di rifiuti, pari a circa 5 tonnellate per abitante. Solo il 40,8% dei rifiuti trattati è stato riciclato, mentre il 30,2% è finito in discarica.

Ma la questione non è soltanto ambientale. L’aumento della produzione e della domanda di materie prime coinvolge anche le catene di fornitura, dove possono emergere criticità legate alle condizioni di lavoro, alla tutela dei diritti e agli impatti sulle comunità. Sostenibilità ambientale e sostenibilità sociale sono infatti strettamente connesse: le scelte effettuate nella progettazione di un prodotto possono avere conseguenze lungo tutta la sua filiera.

L’ecodesign nasce proprio dalla necessità di intervenire a monte, ripensando il prodotto prima che venga realizzato e considerando fin dall’inizio materiali, durata, utilizzo delle risorse, riparabilità e fine vita.

I principi dell’ecodesign

Applicare l’ecodesign significa intervenire sulle caratteristiche concrete del prodotto. Le strategie possibili cambiano in base al settore e al prodotto analizzato, ma alcuni criteri ricorrono frequentemente.

Uno dei primi riguarda la riduzione dell’utilizzo di materiali e risorse: diminuire il peso del prodotto, eliminare componenti non necessari o ottimizzare il processo produttivo può ridurre sia il consumo di materie prime sia gli impatti delle fasi successive.

La scelta dei materiali è altrettanto importante. In funzione del prodotto può significare aumentare l’impiego di materiali riciclati, scegliere materiali più facilmente recuperabili oppure ridurre sostanze che ostacolano il riciclo.

Un altro principio fondamentale riguarda la durabilità. Progettare un prodotto affinché mantenga più a lungo le proprie prestazioni consente di ridurre la frequenza con cui deve essere sostituito.

A questo si collegano riparabilità, modularità e facilità di disassemblaggio: rendere accessibili i componenti, facilitarne la sostituzione e progettare pensando allo smontaggio può prolungare la vita utile e facilitare il recupero dei materiali.

Per alcuni prodotti è invece particolarmente rilevante la fase di utilizzo. L’ecodesign può quindi puntare a diminuire i consumi di energia, acqua o altri materiali necessari durante il funzionamento.

Infine, già durante la progettazione è possibile considerare cosa succederà a fine vita, facilitando riutilizzo, recupero dei componenti e riciclo.

Il punto centrale è non considerare questi aspetti isolatamente, ma analizzarli lungo tutto il ciclo di vita del prodotto.

Ecodesign ed economia circolare

L’ecodesign è strettamente collegato all’economia circolare, ma i due concetti non coincidono.

L’economia circolare è un modello che mira a mantenere prodotti, componenti e materiali in uso il più a lungo possibile, riducendo progressivamente il consumo di nuove risorse e la produzione di rifiuti.

L’ecodesign rappresenta uno degli strumenti attraverso cui questi principi vengono applicati concretamente ai prodotti.

È infatti durante la progettazione che si può decidere se un prodotto sarà facilmente riparabile, se potrà essere disassemblato, se alcuni componenti potranno essere riutilizzati o se i materiali potranno essere recuperati a fine vita.

In altre parole, la circolarità di un prodotto comincia spesso prima della sua produzione.

In questa video-pillola Saverio Lapini, CEO e Co-Founder di Ollum, approfondisce il rapporto tra progettazione dei prodotti ed economia circolare.

Perché l’ecodesign è importante per le aziende?

Per un’azienda, applicare l’ecodesign non significa solamente ridurre l’impatto ambientale dei propri prodotti.

Una progettazione più efficiente può innanzitutto permettere di ridurre l’utilizzo di materiali, energia e altre risorse, intervenendo anche su sprechi e inefficienze produttive.

L’ecodesign può inoltre diventare uno strumento di innovazione di prodotto. Ripensare materiali, componenti, durata, manutenzione o fine vita porta infatti a mettere in discussione soluzioni consolidate e può aprire nuove opportunità progettuali, dando prova di un impegno concreto di sostenibilità aziendale.

C’è poi un tema di competitività e filiera. Sempre più aziende devono fornire ai propri clienti informazioni sulle caratteristiche ambientali dei prodotti oppure rispondere a requisiti inseriti nei processi di acquisto e qualificazione dei fornitori.

Un esempio è Decathlon, che ha integrato l’ecodesign nei propri processi di sviluppo prodotto. L’azienda utilizza analisi del ciclo di vita basate sulle raccomandazioni del metodo europeo PEF (Product Environmental Footprint) per valutare gli impatti dei prodotti e individuare le principali aree di miglioramento già in fase di progettazione. Il PEF è, in termini semplici, paragonabile a un’EPD (Dichiarazione Ambientale di Prodotto) per l’attenzione alla prestazione ambientale del prodotto lungo il ciclo di vita, anche se non coincide esattamente: la PEF è una metodologia europea per valutare l’impronta ambientale di un prodotto lungo il suo ciclo di vita, basata sui principi della Life Cycle Assessment. Anche l’EPD si basa su uno studio LCA, ma ha una finalità diversa: è una dichiarazione ambientale di prodotto verificata secondo regole specifiche. Decathlon dichiara inoltre che nel 2025 il 54% delle proprie vendite proveniva da prodotti interessati dal suo approccio di ecodesign.

Naturalmente, questo dato non basta da solo a valutare la sostenibilità complessiva dei prodotti: occorre considerare anche dove e come vengono realizzati, le caratteristiche della filiera, le condizioni di lavoro e gli altri impatti ambientali e sociali. L’esempio è però utile per mostrare come le grandi aziende stiano progressivamente integrando l’ecodesign nelle proprie strategie di prodotto.

Infine, integrare questi criteri permette di prepararsi all’evoluzione della normativa europea. Il Regolamento ESPR introduce infatti un quadro attraverso cui potranno essere definiti requisiti relativi, tra gli altri aspetti, a durabilità, riparabilità, contenuto riciclato, riciclabilità, impronta di carbonio e altre prestazioni ambientali dei prodotti.

Per le imprese interessate dalle prime categorie prioritarie, quindi, l’ecodesign sta progressivamente diventando un elemento da integrare nei processi di sviluppo prodotto.

Come applicare l’ecodesign in azienda

Non esiste una soluzione di ecodesign valida per qualsiasi prodotto.

Prima di modificare materiali o processi è necessario capire dove si concentrano gli impatti ambientali e quali interventi possano produrre un miglioramento effettivo.

1. Studio LCA del prodotto

Uno degli strumenti più utili è il Life Cycle Assessment (LCA), metodologia che permette di quantificare gli impatti ambientali associati alle diverse fasi del ciclo di vita del prodotto.

Lo studio fornisce quindi una prima fotografia delle prestazioni ambientali, sulla quale basare le successive decisioni di progettazione.

2. Individuare gli hotspot ambientali

Attraverso l’LCA è possibile individuare gli hotspot ambientali, cioè i materiali, i processi o le fasi che contribuiscono maggiormente agli impatti del prodotto.

In questo modo l’azienda può capire dove intervenire prioritariamente, concentrando le attività di ecodesign sugli aspetti più rilevanti.

3. Confrontare scenari progettuali alternativi

Una volta individuati i principali impatti, è possibile costruire e confrontare scenari alternativi: modificare un materiale, diminuire il peso, cambiare un processo produttivo oppure riprogettare la gestione del fine vita.

L’obiettivo è confrontare diverse soluzioni progettuali prima di scegliere quella da implementare.

💡 Devi confrontare frequentemente materiali, processi o varianti di prodotto? Con l’LCA Tool di Ollum puoi simulare scenari alternativi e valutare gli impatti ambientali direttamente sui prodotti e processi della tua azienda.

4. Misurare il risultato della modifica

L’aspetto importante è poter misurare il risultato della modifica, verificando se la nuova soluzione determina effettivamente un miglioramento ed evitando di spostare semplicemente l’impatto da una fase del ciclo di vita a un’altra.

L’ecodesign può essere applicato a un singolo progetto oppure diventare un processo strutturato all’interno dell’organizzazione. Un riferimento specifico in questo ambito è la ISO 14006:2020, che fornisce linee guida per gestire l’ecoprogettazione all’interno di un sistema di gestione ambientale. La norma è pensata in particolare per le organizzazioni che adottano un sistema conforme alla ISO 14001, lo standard di riferimento per la gestione ambientale.

L’obiettivo è quindi passare dalla singola riprogettazione a un metodo attraverso cui gli aspetti ambientali vengono considerati sistematicamente durante lo sviluppo dei prodotti.

💡 Vuoi integrare l’ecodesign nello sviluppo dei tuoi prodotti e prepararti ai nuovi requisiti ESPR? Scopri come strutturiamo il nostro percorso di consulenza ecodesign.

Come applicare l'ecodesign in azienda

Perché l’ecodesign è importante per i consumatori?

I benefici riguardano anche chi utilizza il prodotto.

Una maggiore durabilità e riparabilità può allungarne la vita utile e ridurre la necessità di sostituzioni frequenti. Per i prodotti che consumano energia o altre risorse, una maggiore efficienza può inoltre ridurre gli impatti ambientali e i costi durante l’utilizzo.

Le nuove politiche europee puntano anche ad aumentare la disponibilità di informazioni sulle caratteristiche dei prodotti. Il Digital Product Passport previsto dall’ESPR permetterà, per le categorie a cui verrà applicato, di rendere disponibili le informazioni stabilite dai relativi requisiti di prodotto.

L’ecodesign può inoltre contribuire a ridurre la produzione di rifiuti, favorendo prodotti più durevoli, riparabili e pensati fin dall’inizio per il riutilizzo o il riciclo. La sostenibilità di un prodotto, però, non riguarda soltanto gli aspetti ambientali: lungo la sua filiera entrano in gioco anche temi legati alle condizioni di lavoro, ai diritti e agli impatti sulle comunità. Per questo sostenibilità ambientale e sostenibilità sociale sono strettamente connesse.

Ecodesign del packaging: un esempio concreto

Tra gli esempi di ecodesign applicati con il supporto dello studio LCA rientra il progetto realizzato da Ollum per Dryce, azienda attiva nel packaging isotermico per il trasporto a temperatura controllata.

L’obiettivo era confrontare attraverso uno studio LCA la soluzione di packaging PURE®, progettata secondo principi di ecodesign, con una soluzione isotermica standard funzionalmente equivalente.

L’analisi ha considerato l’intero ciclo di vita, dalle materie prime al fine vita, permettendo di individuare in quali fasi le scelte progettuali generassero i principali miglioramenti.

Tra gli aspetti emersi figuravano la sostituzione di materiali ad alta intensità emissiva, la riduzione dell’utilizzo di plastiche convenzionali, un peso e un volume inferiori con benefici nella logistica e una gestione del fine vita più semplice grazie alla maggiore riciclabilità dei componenti.

Il caso mostra bene il rapporto tra LCA ed ecodesign: l’analisi ambientale consente di verificare con dati quantitativi se le alternative introdotte in fase di progettazione producono effettivamente un miglioramento.

Per gli imballaggi, inoltre, le scelte di progettazione sono sempre più legate anche ai requisiti introdotti dal nuovo Regolamento PPWR.

👉  Approfondisci il caso studio LCA comparativo nel packaging.

Regolamento Ecodesign ESPR e normative europee

Il principale riferimento europeo è oggi il Regolamento Ecodesign ESPR (UE) 2024/1781, che ha sostituito la precedente Direttiva Ecodesign 2009/125/CE.

Il nuovo regolamento amplia notevolmente il campo di applicazione della disciplina e crea un quadro per introdurre progressivamente requisiti di ecodesign applicabili a numerose categorie di prodotti fisici commercializzati nell’Unione Europea.

I requisiti concreti non saranno però identici per tutti i prodotti: verranno definiti attraverso specifici atti delegati, che potranno riguardare aspetti come durabilità, riparabilità, riciclabilità, contenuto riciclato, impronta ambientale e disponibilità di informazioni.

Il primo Working Plan ESPR 2025-2030 individua le prime categorie prioritarie su cui la Commissione intende intervenire, tra cui tessili, mobili, pneumatici, materassi, ferro e acciaio e alluminio.

👉 Per approfondire abbiamo dedicato due guide specifiche al Regolamento Ecodesign ESPR e al primo piano di lavoro ESPR.

Ecodesign e comunicazione ambientale

Migliorare le prestazioni ambientali di un prodotto attraverso l’ecodesign non significa automaticamente poterlo definire “green”, “ecologico” o “sostenibile”.

Le dichiarazioni ambientali devono riferirsi a caratteristiche concrete e poter essere supportate da evidenze adeguate. Un’analisi LCA può essere particolarmente utile proprio perché permette di quantificare gli impatti e confrontare in modo documentato diverse soluzioni progettuali.

Questo tema è diventato ancora più importante con la Direttiva (UE) 2024/825 – Empowering Consumers for the Green Transition, che rafforza la tutela dei consumatori contro pratiche come il greenwashing, i claim ambientali generici e le informazioni fuorvianti sulle caratteristiche ambientali o sociali dei prodotti. Le nuove regole si applicano dal 27 settembre 2026.

Come possiamo supportarti

Ollum offre servizi di consulenza ecodesign per supportare le aziende nella valutazione e nel miglioramento delle prestazioni ambientali dei propri prodotti.

Attraverso studi LCA possiamo individuare gli hotspot ambientali, confrontare materiali, processi e scenari alternativi e verificare quantitativamente gli effetti delle diverse scelte progettuali.

Per le aziende che devono svolgere analisi in modo frequente o confrontare numerose varianti di prodotto, abbiamo inoltre sviluppato l’LCA Tool di Ollum: una piattaforma configurata sui prodotti, materiali e processi specifici dell’azienda, che permette al team di simulare scenari e confrontare materiali o soluzioni progettuali in autonomia, mantenendo il supporto metodologico di Ollum.

Affianchiamo inoltre le imprese nello sviluppo di strategie di ecodesign e nella preparazione ai nuovi requisiti introdotti dal Regolamento ESPR, trasformando i dati ambientali in informazioni utili per orientare concretamente le decisioni di progettazione.

 

 

Fonti:

Quanto hai trovato utile questo post?

Valutazione media 5 / 5. Numero di valutazioni: 8

Ti potrebbe interessare anche:

End of Waste: cos’è e come funziona
end of waste
End of Waste: cos’è e come funzionaEconomia CircolareNormative

End of Waste: cos’è e come funziona

Cosa significa "End of Waste"? Scopri come questo processo può diventare un'opportunità nella gestione dei…