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Direttiva CSDDD: Cos’è e cosa prevede dopo Omnibus? [2026]

Cos’è la CSDDD, cosa prevede per le imprese europee e come sono cambiati gli obblighi di due diligence dopo il decreto Omnibus?

Di Lucio Zagonel |    Ultimo aggiornamento: Febbraio 20, 2026    |    Normative & Reporting

  • Lucio Zagonel

    SEO Specialist & Copywriter appassionato di natura e sostenibilità.

La CSDDD è diventata uno dei temi più discussi nel dibattito europeo sulla sostenibilità e sulla competitività delle imprese. Negli ultimi mesi se ne è parlato molto, tra proposte di modifica e interventi del pacchetto Omnibus approvati a fine 2025.

Ma cosa prevede davvero oggi la direttiva? A chi si applica dopo le ultime modifiche? E cosa devono aspettarsi le imprese nei prossimi anni?

In questo articolo facciamo chiarezza su cos’è la CSDDD, come è stata modificata e quale sarà il suo impatto concreto.

PUNTI CHIAVE

L’obiettivo della direttiva CSDDD è promuovere comportamenti aziendali responsabili nei confronti dell’ambiente e dei diritti umani.

La direttiva CSDDD obbliga le aziende a gestire gli impatti negativi lungo tutta la catena del valore.

La direttiva CSDDD integra il dovere di diligenza nelle politiche dell’impresa.

Lo “stop the clock” approvato il 3 aprile 2025 posticipa di un anno, al 26 luglio 2027, il termine per il recepimento in Italia e l’applicazione per il primo gruppo di grandi imprese (obblighi dal 26 luglio 2028)

Cos’è la direttiva CSDDD e a cosa serve?

La CSDDD, o CS3D (Corporate Sustainability Due Diligence Directive) è una direttiva europea sulla sostenibilità entrata in vigore il 25 luglio 2024, che disciplina gli obblighi di due diligence in materia ambientale e diritti umani per le grandi imprese.

A seguito delle modifiche approvate con il pacchetto Omnibus di dicembre 2025, la direttiva si applica alle imprese di dimensioni molto elevate (oltre 5.000 dipendenti e 1,5 miliardi di euro di fatturato mondiale, oppure fatturato equivalente generato nell’UE per le imprese extra-UE).

La CSDDD impone alle aziende in ambito di applicazione di identificare, prevenire e mitigare gli impatti negativi non solo derivanti dalle proprie attività, ma anche da quelle della propria catena del valore, sia a monte (upstream) sia a valle (downstream), anche quando tali attività si svolgono al di fuori dell’Unione Europea.

Gli impatti considerati includono sia violazioni dei diritti umani – come lavoro forzato, lavoro minorile, condizioni di lavoro insicure o discriminatorie – sia danni ambientali significativi.

In sintesi, la CSDDD introduce un obbligo strutturato di gestione del rischio ESG lungo la catena del valore, con l’obiettivo di rafforzare la responsabilità delle grandi imprese rispetto agli impatti ambientali e sociali generati dalle loro attività economiche.

Quando entra in vigore la direttiva CSDDD

La direttiva CSDDD è entrata formalmente in vigore a livello europeo il 25 luglio 2024.

Tuttavia, con il pacchetto Omnibus approvato a dicembre 2025, sono state introdotte modifiche rilevanti sia sulle tempistiche sia sulle soglie di applicazione.

Trasposizione negli Stati Membri

Gli Stati membri hanno tempo fino al 26 luglio 2027 per recepire la direttiva nel proprio ordinamento nazionale (un anno di proroga rispetto al termine inizialmente previsto).

Questo significa che le norme nazionali di attuazione entreranno in applicazione solo dopo il recepimento, ma il quadro europeo è già definito.

A quali aziende si applica la CSDDD dopo le modifiche del 2025

La direttiva CSDDD si applica esclusivamente alle imprese di dimensioni molto elevate.

Dal 26 luglio 2028 si applicherà a:

  • Imprese europee con oltre 5.000 dipendenti e 1,5 miliardi di euro di fatturato netto mondiale, a livello consolidato;
  • Imprese extra-UE con almeno 1,5 miliardi di euro di fatturato generato nell’Unione Europea.

Le precedenti soglie intermedie (1.000 e 3.000 dipendenti) non sono più previste nel testo modificato.

In altre parole, dal 2028 la CSDDD si applicherà soltanto alle grandissime imprese, riducendo in modo significativo il numero di aziende direttamente obbligate rispetto alla versione originaria della direttiva.

In sintesi

  • Entrata in vigore formale: 25 luglio 2024
  • Trasposizione negli Stati membri: entro il 26 luglio 2027
  • Applicazione alle imprese: dal 26 luglio 2028
  • Nuove soglie: oltre 5.000 dipendenti e 1,5 miliardi di euro di fatturato

Cosa stabilisce la CSDDD (aggiornato 2026)?

La direttiva CSDDD 2026 richiede alle imprese rientranti nell’ambito di applicazione di integrare nei propri processi e nella governance una due diligence su diritti umani e ambiente.

L’obiettivo è identificare, prevenire e mitigare gli impatti negativi e, quando necessario, attivare misure di rimedio lungo la propria catena del valore.

Identificazione dei rischi e scoping exercise

La CSDDD distingue tra impatti reali (già in corso) e impatti potenziali (che potrebbero verificarsi).

L’Omnibus 2025 ha rafforzato l’approccio basato sul rischio introducendo il concetto di scoping exercise, ossia una fase preliminare di analisi con cui l’impresa individua, utilizzando informazioni ragionevolmente disponibili, le aree della propria catena di attività dove gli impatti sono più probabili o più gravi.

In pratica, non è più richiesto un controllo approfondito indiscriminato su tutta la supply chain, ma una prioritizzazione dei rischi, concentrando le verifiche sulle aree critiche.

💡 Strutturare una scoping exercise efficace richiede un metodo chiaro per mappare la catena del valore e graduare i rischi ESG per probabilità e gravità. Ollum accompagna le aziende in questa fase, dalla mappatura degli impatti alla definizione delle priorità di analisi. Richiedi una consulenza gratuita

La due diligence riguarda solo i partner diretti (tier 1)?

No. Con la versione definitiva della CS3D, la due diligence continua a riguardare l’intera catena del valore (upstream e downstream) e non è stata limitata ai soli partner diretti (tier 1).

Durante il dibattito politico era stata proposta una restrizione ai soli fornitori diretti, ma questa soluzione non è stata adottata nel testo finale.

La differenza rispetto alla versione originaria non riguarda quindi l’ambito della catena (che resta ampio), ma l’intensità e proporzionalità degli obblighi, che ora sono calibrati sul rischio.

Richieste di informazioni ai partner commerciali: cosa cambia

Nella versione iniziale della direttiva, le imprese potevano essere chiamate a raccogliere informazioni lungo la catena del valore con un approccio più esteso e strutturato, generando forte preoccupazione per l’effetto “a cascata” sulle PMI.

Dopo l’Omnibus 2025, le richieste di informazioni ESG ai partner commerciali devono essere necessarie e proporzionate, limitate a quanto serve per valutare rischi concreti.

Questo significa che le imprese in scope non possono imporre raccolte massive di dati alla supply chain in modo automatico, ma devono giustificare le richieste in base al rischio effettivo.

Prevenzione, mitigazione e misure correttive

Quando emergono rischi potenziali, le imprese devono adottare misure preventive adeguate, come clausole contrattuali o piani correttivi.

Se vengono identificati impatti reali, occorre intervenire per interromperli o ridurli e, ove possibile, porre rimedio.

Un elemento importante introdotto dall’Omnibus è che la terminazione del rapporto commerciale non è più prevista come obbligo: la sospensione resta la misura di ultima istanza, in funzione della gravità del caso.

Monitoraggio e pubblicazione delle informazioni

L’efficacia delle misure adottate deve essere monitorata. Il monitoraggio è previsto almeno ogni cinque anni, salvo esigenze legate a nuovi rischi o cambiamenti significativi.

Le imprese in ambito di applicazione dovranno inoltre pubblicare sul proprio sito un annual statement sulle attività di due diligence, a partire dagli esercizi finanziari che iniziano dal 1° gennaio 2030.

CSDDD climate transition plan: cosa cambia dopo l’Omnibus

Nella versione originaria della direttiva CSDDD era previsto un obbligo esplicito per le imprese di adottare un climate transition plan, cioè un piano strategico con cui l’azienda definisce come ridurrà progressivamente le proprie emissioni di gas serra nel tempo, quali investimenti intende effettuare e quali obiettivi intermedi si pone per contribuire alla lotta contro il cambiamento climatico.

In particolare, il piano avrebbe dovuto essere coerente con l’Accordo di Parigi, quindi con la cosiddetta traiettoria di 1,5°C, ossia l’obiettivo di limitare l’aumento medio della temperatura globale a 1,5 gradi rispetto ai livelli preindustriali.

Con il pacchetto Omnibus approvato a dicembre 2025, questo obbligo autonomo è stato eliminato: la CSDDD non richiede più alle imprese di redigere e pubblicare formalmente un piano di transizione climatica. Resta comunque l’obbligo generale di considerare, nell’ambito della due diligence, anche i rischi ambientali e climatici quando sono rilevanti per l’attività dell’impresa.

💡 Per le aziende che vogliono comunque dotarsi di una strategia credibile di riduzione delle emissioni — indipendentemente dagli obblighi normativi — un piano di decarbonizzazione strutturato resta uno strumento rilevante per la competitività e le relazioni con investitori e clienti. Ollum affianca le imprese in questo percorso: come supportiamo le aziende nella definizione degli obiettivi di riduzione.

Sanzioni previste dalla CSDDD

Con le modifiche introdotte dal pacchetto Omnibus nel dicembre 2025, la CSDDD non prevede più un regime sanzionatorio uniforme a livello europeo. Le sanzioni sono definite e applicate dalle autorità nazionali competenti degli Stati membri.

Il massimale non è più fissato al 5% del fatturato globale (come previsto nella versione originaria), ma è stato ridotto: le sanzioni possono arrivare fino a circa 3% del fatturato netto mondiale, secondo quanto stabilito dalle normative nazionali di recepimento.

Oltre alle sanzioni amministrative, le imprese inadempienti possono subire conseguenze reputazionali e, nei limiti previsti dal diritto nazionale, azioni di responsabilità civile da parte di soggetti danneggiati.

La CSDDD e le Direttive Europee sulla Sostenibilità

La direttiva CSDDD completa il quadro delle direttive europee sulla sostenibilità, integrando la Direttiva CSRD, la legge sulla reportistica che obbliga molte aziende a rendicontare in modo trasparente le loro performance di sostenibilità tramite un bilancio di sostenibilità.

Mentre la CSRD si concentra principalmente sulla rendicontazione della sostenibilità, la CSDDD introduce un concetto di due diligence (letteralmente “diligenza dovuta”) molto più ampio e dettagliato.

Questa direttiva obbliga le aziende ad assumersi la responsabilità attiva per gli impatti socio-ambientali lungo tutta la catena di fornitura, anche se tali impatti avvengono fuori dall’Unione Europea. Le aziende sono quindi responsabili:

  • per gli impatti che avvengono nel territorio UE;
  • per gli impatti che avvengono al di fuori dell’UE, legati alle loro operazioni e catena di fornitura.

CSDDD e CSRD: Come interagiscono tra di loro

La CSDDD e la CSRD verranno applicate congiuntamente alle aziende in Europa, ma hanno focus e finalità diverse riguardo alla sostenibilità.

  • La CSDDD si concentra sulla due diligence lungo tutta la catena del valore, richiedendo alle aziende di identificare, mappare e mitigare gli impatti ambientali e sociali, sia derivanti dalle proprie attività dirette che dalla catena di fornitura, includendo le operazioni upstream e downstream.
  • La CSRD, invece, impone alle aziende di rendicontare in modo trasparente le loro performance di sostenibilità, includendo tutti gli indicatori ambientali e sociali, anche quelli relativi alla catena di fornitura. Per essere del tutto precisi, anche la CSRD prevede l’inclusione di azioni e obiettivi futuri per il miglioramento, tuttavia il suo focus primario rimane sulla trasparenza e rendicontazione, piuttosto che sull’azione attiva.

Mentre la CSRD è piuttosto generica riguardo alla gestione della catena di fornitura, la CSDDD è molto più prescrittiva e dettagliata riguardo alle azioni pratiche che le aziende devono intraprendere per gestire i rischi socio-ambientali.

Come possiamo supportarti

La CSDDD ridisegna la responsabilità delle grandi imprese lungo l’intera catena del valore, con obblighi concreti su identificazione dei rischi, proporzionalità delle verifiche e pubblicazione annuale delle attività svolte. La sua interazione con la CSRD richiede un approccio integrato, in cui due diligence e rendicontazione si alimentano a vicenda. Ollum affianca le imprese nella costruzione di questo sistema: dalla mappatura degli impatti ESG al bilancio di sostenibilità, fino alla definizione di un piano di decarbonizzazione coerente con gli obiettivi strategici aziendali.

Fonti

Direttiva CSDDD originale (2023)

Comunicato stampa del Consiglio dell’Unione Europea sull’accordo Omnibus

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