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Cosa significa essere carbon neutral per un’azienda?

Essere carbon neutral per un’azienda non significa semplicemente compensare le proprie emissioni. Significa in primo luogo ridurle: scopri come gestire riduzioni, rimozioni e compensazioni nella nuova ISO 14068, e quali differenze esistono con altri programmi, tipo SBTi.

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Di Lucio Zagonel     |   Settembre 16, 2026   |    Emissioni, decarbonizzazione

  • Lucio Zagonel

    SEO Specialist & Copywriter appassionato di natura e sostenibilità.

Per un’azienda, il tema della carbon neutrality può nascere in contesti diversi: all’interno di una strategia climatica, oppure in risposta a richieste di clienti e stakeholder, oppure ancora in relazione all’impatto climatico di un prodotto.

L’11 settembre 2026 è stata pubblicata la nuova ISO 14068:2026 dedicata alla carbon neutrality. Scopri come il significato di carbon neutral è diventato più preciso, e come gestire i claim legati alla neutralità carbonica in relazione alla nuova direttiva europea contro il greenwashing (EmpCo), applicabile dal 27 settembre 2026.

PUNTI CHIAVE

Essere carbon neutral non significa semplicemente compensare le emissioni

La nuova ISO 14068:2026 dà priorità alla riduzione delle emissioni e alle rimozioni nella value chain; l’offsetting interviene solo sulle emissioni residue

Dal 27 settembre 2026 un prodotto non può essere dichiarato carbon neutral se la neutralità deriva da compensazioni esterne alla propria value chain

Cosa significa carbon neutral?

Essere carbon neutral, o raggiungere la neutralità carbonica, significa in senso generale portare a zero il bilancio netto della propria impronta di carbonio.

Tuttavia, questa definizione generale è problematica, poiché ha portato spesso ad interpretazioni semplicistiche: calcolo le mie emissioni e acquisto crediti di carbonio per compensarle (ad esempio attraverso progetti di riforestazione). Seguendo questo approccio, molte aziende hanno pensato di potersi definire carbon neutral semplicemente perché compensano le proprie emissioni, anche se non intervengono per ridurre realmente.

Un percorso credibile verso la neutralità carbonica deve partire prima di tutto dalla riduzione delle emissioni dirette e di quelle legate alla propria catena del valore (Scope 3).

È qui che entra in gioco la nuova ISO 14068:2026. La norma definisce la carbon neutrality attraverso tre elementi: quantificazione, riduzione e offsetting della carbon footprint.

Tra questi elementi esiste però una gerarchia precisa. La riduzione delle emissioni e le rimozioni all’interno della value chain devono avere priorità sulla compensazione. L’acquisto di crediti di carbonio resta quindi possibile, ma solo per gestire le emissioni rimanenti dopo aver dato priorità alla loro effettiva riduzione.

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La carbon neutrality negli obiettivi climatici europei

L’obiettivo dichiarato nel Green Deal europeo è quello di diventare il primo continente “climate neutral”.

La Legge Europea sul Clima stabilisce che entro il 2050 le emissioni e gli assorbimenti di gas a effetto serra debbano raggiungere un equilibrio, realizzando l’azzeramento delle emissioni nette (il famoso Net Zero).

Nel quadro del Green Deal europeo, i concetti di neutralità climatica e emissioni nette zero (Net Zero) sono praticamente sinonimi. Tuttavia, in altri contesti questi due concetti presentano delle differenze.

Carbon neutral e Net Zero: qual è la differenza?

Spesso carbon neutral e net zero vengono utilizzati come sinonimi, come nell’ambito degli obiettivi UE.

Tuttavia, la differenza fondamentale che dovrebbe interessare alle aziende è quella che riflette i due principali standard di riferimento: la ISO 14068 per la carbon neutrality e il Corporate Net-Zero Standard di SBTi per il net zero.

La carbon neutrality secondo la ISO 14068 si raggiunge attraverso un percorso che dà priorità alla riduzione delle emissioni e alle rimozioni all’interno della value chain. Le azioni di compensazione intervengono solo successivamente, sulle emissioni rimanenti.

Il percorso verso il Net Zero secondo SBTi è ancora più ambizioso. Le emissioni devono essere ridotte fino a zero o a livelli residuali e, una volta raggiunto questo livello, le emissioni che non è possibile eliminare devono essere neutralizzate attraverso rimozioni di carbonio. In SBTi, la compensazione delle emissioni attraverso azioni climatiche fuori dalla propria value chain è prevista solo come azione volontaria ed aggiuntiva, e non contano per raggiungere i target.

carbon neutrality vs net zero

La nuova ISO 14068:2026 sulla carbon neutrality

La ISO 14068:2026, pubblicata l’11 settembre 2026, definisce principi, requisiti e linee guida per raggiungere e dimostrare la carbon neutrality, e sostituisce la ISO 14068-1:2023.

La norma può essere applicata a organizzazioni e prodotti (beni e servizi). Sono esclusi i territori, come regioni, Paesi o città.

La ISO 14068 struttura il percorso verso la neutralità carbonica partendo dalla definizione del perimetro e dalla quantificazione delle emissioni, per poi passare alla loro riduzione, alla gestione delle emissioni residue e alla rendicontazione dei risultati.

La gerarchia delle azioni climatiche

La norma stabilisce una priorità precisa tra le azioni da intraprendere:

1. Riduzione delle emissioni

Intervenire sulle emissioni dirette e indirette generate dall’organizzazione o lungo la value chain.

2. Rimozioni nella value chain

Aumentare, dove possibile, le rimozioni di gas serra direttamente collegate alla propria catena del valore.

3. Offsetting delle emissioni residue

Compensare le emissioni che rimangono attraverso crediti di carbonio conformi ai requisiti previsti.

La compensazione resta quindi ammessa, ma rappresenta l’ultimo passaggio del percorso: non deve sostituire la riduzione effettiva delle emissioni.

carbon neutrality iso 14068

Come raggiungere la carbon neutrality?

Il percorso verso la carbon neutrality può riguardare un’intera organizzazione oppure uno specifico prodotto. Il punto di partenza è in entrambi i casi conoscere la relativa carbon footprint, quantificando le emissioni associate al perimetro considerato.

Da questa base è possibile definire un piano di riduzione, intervenendo sulle principali fonti emissive dell’organizzazione oppure sulle diverse fasi del ciclo di vita del prodotto.

La ISO 14068 richiede inoltre di dare priorità alle rimozioni all’interno della value chain. Solo per le emissioni che rimangono dopo queste azioni è previsto il ricorso all’offsetting, attraverso crediti di carbonio che rispettino i requisiti della norma.

Il percorso deve infine essere monitorato e rendicontato nel tempo, dimostrando i progressi compiuti e le modalità con cui vengono gestite le emissioni residue.

Cosa cambia per i claim “carbon neutral” con la direttiva EmpCo

Raggiungere la carbon neutrality e poterla comunicare su un prodotto non sono necessariamente la stessa cosa.

Dal 27 settembre 2026, con l’applicazione delle nuove regole introdotte dalla direttiva EmpCo, diventano più stringenti anche le condizioni per utilizzare claim come “carbon neutral” o “climate neutral” rivolti ai consumatori. Ricordiamo che la direttiva EmpCo riguarda i claim relativi a prodotti e rivolti ai consumatori.

In particolare, un prodotto non può essere dichiarato carbon neutral sulla base della compensazione delle sue emissioni attraverso carbon credit esterni alla propria value chain.

Il motivo è semplice: un claim come “carbon neutral” potrebbe portare il consumatore a pensare che il prodotto non generi emissioni o non abbia alcun impatto climatico, quando in realtà le emissioni continuano a essere generate e vengono compensate attraverso un progetto realizzato altrove.

Questo significa che anche un prodotto che segue un percorso di carbon neutrality secondo ISO 14068, se utilizza la compensazione per le emissioni residue, non può automaticamente utilizzare il claim “carbon neutral” nei confronti dei consumatori.

Quando si può utilizzare il claim “carbon neutral”?

Il principio cambia quando la neutralità deriva dall’effettivo impatto del ciclo di vita del prodotto, e non da compensazioni realizzate altrove.

È il caso, ad esempio, di alcuni prodotti biobased che possono immagazzinare CO₂ lungo il proprio ciclo di vita. In queste situazioni, la neutralità deve essere dimostrata attraverso un Life Cycle Assessment (LCA).

Come possiamo supportarti

Raggiungere la carbon neutrality richiede prima di tutto dati affidabili, una corretta definizione del perimetro e una strategia di riduzione coerente con le caratteristiche dell’organizzazione o del prodotto.

In Ollum supportiamo le aziende lungo le diverse fasi di questo percorso.

Possiamo affiancarti nella Carbon Footprint di Organizzazione, attraverso la quantificazione delle emissioni Scope 1, Scope 2 e Scope 3 e l’individuazione delle principali fonti emissive.

Per singoli prodotti o famiglie di prodotti realizziamo Product Carbon Footprint e analisi LCA, utili per misurare gli impatti lungo il ciclo di vita e individuare le leve di miglioramento.

Supportiamo inoltre le aziende nella definizione di percorsi di carbon neutrality secondo ISO 14068:2026, dalla quantificazione iniziale alla pianificazione delle riduzioni, fino alla gestione delle emissioni residue e alla predisposizione della documentazione necessaria.

Per le imprese che vogliono impostare obiettivi climatici di medio e lungo periodo sviluppiamo strategie di decarbonizzazione e percorsi SBTi, collegando i target climatici agli interventi effettivamente realizzabili sulle operations e sulla supply chain.

La carbon neutrality non è quindi soltanto un claim finale. È il risultato di un percorso che parte dalla misurazione, passa dalla riduzione delle emissioni e deve oggi tenere conto anche di come i risultati possono essere dimostrati e comunicati.

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