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Come si calcola la carbon footprint aziendale?

Come si calcola la carbon footprint aziendale? Scoprilo in questa guida operativa su metodo, fasi della misurazione, e interpretazione dei risultati.

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Di Saverio Lapini |   Luglio 22, 2026    |    Emissioni

  • Lucio Zagonel

    SEO Specialist & Copywriter appassionato di natura e sostenibilità.

Una misurazione dettagliata è la base su cui costruire il miglioramento: senza conoscere con precisione le emissioni di gas serra generate da un’impresa non è infatti possibile costruire una strategia efficace di decarbonizzazione.

Questa guida spiega come si calcola la carbon footprint aziendale, illustrando le fasi del calcolo delle emissioni di CO2 di un’azienda, i principali standard da seguire, e come interpretare i risultati del calcolo in ottica di decarbonizzazione.

PUNTI CHIAVE

La carbon footprint aziendale rappresenta la quantità totale di gas serra associate alle attività di un’organizzazione

Il calcolo della carbon footprint aziendale si basa su dati misurabili e su standard riconosciuti a livello internazionale come il GHG Protocol e la ISO 14064-1

Misurare le proprie emissioni di CO₂ è il punto di partenza per individuare le aree più critiche, definire piani di riduzione efficaci

Cos’è la carbon footprint aziendale, in breve

La carbon footprint aziendale, o carbon footprint di organizzazione (CFO), rappresenta l’insieme delle emissioni di gas a effetto serra associate alle attività di un’impresa.

Ogni attività aziendale, infatti, lascia un’impronta sul clima. Consumare energia, acquistare materie prime, trasportare merci, produrre rifiuti: tutto genera una parte di emissioni di gas a effetto serra che contribuiscono al cambiamento climatico.

Il calcolo della carbon footprint di organizzazione serve proprio a misurare in modo preciso questa impronta.

La carbon footprint aziendale non va confusa con la carbon footprint di prodotto, che misura le emissioni associate a uno specifico bene o servizio lungo il suo ciclo di vita.

Calcolo carbon footprint aziendale: le fasi principali

Il calcolo della carbon footprint aziendale permette di quantificare le emissioni generate direttamente dalle attività dell’impresa e quelle prodotte indirettamente lungo la sua catena del valore.

Per ogni fonte di emissione si applica lo stesso principio: si moltiplica un dato di attività, come i litri di carburante consumati, i kWh di energia elettrica acquistati o i chilometri percorsi, per il relativo fattore di emissione.

Dato di attività × Fattore di emissione = Emissioni (in CO₂e)

La somma delle emissioni calcolate in questo modo per tutte le fonti di emissione costituisce l’inventario GHG dell’azienda.

Vediamo ora le tre fasi principali attraverso cui si sviluppa l’analisi delle emissioni CO₂ aziendali a livello operativo:

1. Definizione del perimetro della misurazione

Prima di raccogliere i dati è necessario stabilire con precisione che cosa includere nel calcolo. La definizione del perimetro comprende due decisioni differenti.

La prima riguarda il perimetro organizzativo: l’azienda deve stabilire quali società, sedi, stabilimenti e attività includere. Il calcolo può riguardare, ad esempio, una singola sede, una società oppure un intero gruppo.

La seconda riguarda il perimetro delle emissioni:

  • lo Scope 1 comprende le emissioni generate direttamente da impianti, processi e mezzi controllati dall’azienda;
  • lo Scope 2 comprende le emissioni indirette legate all’energia acquistata e consumata, come elettricità, calore o vapore;
  • lo Scope 3 comprende le altre emissioni indirette generate lungo la catena del valore, a monte e a valle: acquisto di materiali, trasporti, viaggi di lavoro, spostamenti dei dipendenti, utilizzo dei prodotti venduti e fine vita.

In alcuni casi la prima misurazione può concentrarsi su Scope 1 e Scope 2. Quando l’obiettivo è ottenere una carbon footprint di organizzazione completa, definire un piano di decarbonizzazione o rispondere a specifici obblighi di rendicontazione, è però necessario analizzare anche lo Scope 3 e individuare le categorie più significative.

Per approfondire la classificazione, consulta la guida dedicata alle emissioni Scope 1, 2 e 3.

2. Raccolta dei dati

Una volta definito il perimetro, vengono raccolti i dati relativi alle attività che generano emissioni: consumi di combustibili ed energia, perdite di gas refrigeranti, trasporti, viaggi, acquisto di materiali, produzione di rifiuti e altre attività rilevanti.

La qualità del risultato dipende in larga parte dalla completezza, dalla tracciabilità e dall’affidabilità dei dati raccolti. Quando non sono disponibili dati primari, possono essere utilizzate stime, dati medi o proxy, documentandone adeguatamente l’utilizzo.

3. Calcolo e analisi delle emissioni

I dati di attività vengono moltiplicati per specifici fattori di emissione, che indicano la quantità di gas serra associata a ogni attività, materiale o fonte energetica.

I fattori di emissione vengono reperiti da banche dati riconosciute a livello nazionale o internazionale, come ad esempio l’IPCC per i potenziali di riscaldamento globale dei diversi gas serra (GWP), l’ISPRA per i fattori di emissione dell’energia elettrica in Italia, DEFRA nel Regno Unito, ecc. Inoltre, nel calcolo delle emissioni legate all’energia acquistata (Scope 2), occorre differenziare tra approccio location-based e market-based, che possono influenzare il risultato. Per approfondire la differenza tra questi due metodi, consulta l’articolo: Quanti kg di CO₂ produce un kWh di energia elettrica in Italia?

Il calcolo delle emissioni CO₂ dell’azienda consente così di ottenere un inventario espresso in CO₂e e di individuare gli hotspot emissivi, cioè le attività che contribuiscono maggiormente alla carbon footprint aziendale complessiva.

💡 Impostare correttamente perimetro, raccolta dati e calcolo è un passaggio tecnico che richiede metodo e coerenza con gli standard di riferimento. Come strutturiamo il calcolo della carbon footprint con le aziende che seguiamo

Quali standard si usano per calcolare la carbon footprint aziendale

Per garantire una misurazione rigorosa, trasparente e confrontabile, il calcolo della carbon footprint di organizzazione può seguire due principali riferimenti internazionali: il GHG Protocol e la norma ISO 14064-1.

GHG Protocol

Il GHG Protocol organizza le emissioni nelle tre categorie Scope 1, Scope 2 e Scope 3. È il riferimento più utilizzato per la rendicontazione climatica, per la definizione di obiettivi di riduzione e per l’analisi delle emissioni lungo la catena del valore.

Il GHG Protocol è lo standard metodologico richiesto da cornici come la Science Based Targets initiative (SBTi), l’organizzazione che aiuta le imprese a definire obiettivi di riduzione delle emissioni allineati con la scienza climatica e con l’obiettivo Net Zero, oppure nel questionario CDP (Carbon Disclosure Project).

ISO 14064-1

La ISO 14064-1 è l’altra norma tecnica di riferimento per la quantificazione e la rendicontazione delle emissioni e delle rimozioni di gas serra a livello di organizzazione.

La classificazione utilizzata dalla norma è differente da quella del GHG Protocol, ma consente comunque di distinguere le emissioni dirette, quelle legate all’energia acquistata e le altre emissioni indirette.

Un inventario predisposto secondo la ISO 14064-1 può inoltre essere sottoposto a una verifica indipendente.

Per approfondire questo tema, leggi la nostra guida alla certificazione ISO 14064-1

Per quali aziende è obbligatorio il calcolo della carbon footprint?

Il principale obbligo normativo è collegato alla Direttiva CSRD, che riguarda in via generale le imprese e i gruppi che superano entrambe le soglie di 1.000 dipendenti medi e 450 milioni di euro di ricavi netti.

Per queste imprese, il calcolo delle emissioni Scope 1, Scope 2 e Scope 3 diventa necessario quando il cambiamento climatico è stato identificato come tema materiale nell’analisi di doppia materialità.

Per le aziende non soggette alla CSRD, la carbon footprint può comunque essere richiesta da clienti, gruppi di appartenenza, investitori, bandi e sistemi di rating ESG.

Per maggiori informazioni su soglie e tempistiche, vedi la guida dedicata all’obbligo di rendicontazione di sostenibilità.

Dopo il calcolo: dagli hotspot emissivi al piano di riduzione

Il calcolo della carbon footprint aziendale non rappresenta il punto di arrivo, ma la base per decidere dove intervenire e con quali priorità.

La misurazione permette infatti di individuare gli hotspot emissivi e di concentrare risorse e investimenti sulle attività che possono generare le riduzioni più significative.

Definire un piano di decarbonizzazione

A partire dai risultati della carbon footprint, l’impresa può definire un piano di decarbonizzazione con azioni, responsabilità, investimenti, indicatori e scadenze.

Le possibili misure comprendono la riduzione dei consumi energetici, l’elettrificazione dei processi, l’impiego di energia rinnovabile, l’ottimizzazione della logistica, la modifica dei materiali utilizzati e il coinvolgimento dei fornitori.

💡 Trasformare i risultati della misurazione in un piano con priorità, target e scadenze richiede una pianificazione che tenga insieme dati emissivi, fattibilità tecnica e tempistiche aziendali. Come strutturiamo un piano di decarbonizzazione con le aziende che seguiamo.

Definire obiettivi climatici con SBTi

La carbon footprint di organizzazione può essere utilizzata anche come base per definire obiettivi di riduzione coerenti con la scienza climatica e sottoporli alla validazione della Science Based Targets initiative.

Raggiungere la neutralità carbonica secondo ISO 14068

Un ulteriore percorso è rappresentato dalla neutralità carbonica. La ISO 14068-1 stabilisce una gerarchia secondo la quale l’organizzazione deve innanzitutto quantificare e ridurre le emissioni, successivamente aumentare le rimozioni e soltanto per le emissioni residue ricorrere alla compensazione.

La neutralità carbonica non deve quindi sostituire la riduzione delle emissioni, ma inserirsi al termine di un percorso strutturato di gestione e decarbonizzazione.

Come possiamo supportarti

Calcolare la carbon footprint aziendale, o carbon footprint di organizzazione, permette di comprendere quante emissioni vengono generate dall’impresa, individuare le attività più impattanti e definire priorità di intervento concrete.

Ollum supporta le aziende nel calcolo della carbon footprint di organizzazione secondo i principali standard internazionali, sia attraverso il GHG Protocol sia secondo la norma ISO 14064-1.

Per le imprese che desiderano sottoporre il proprio inventario a una verifica indipendente, offriamo inoltre un servizio specifico di supporto alla certificazione ISO 14064-1.

La carbon footprint può essere sviluppata anche nell’ambito della rendicontazione di sostenibilità secondo gli ESRS oppure utilizzata come base per costruire un piano di decarbonizzazione, definire obiettivi climatici e monitorare nel tempo i risultati raggiunti.

Senza misurazione non può esserci miglioramento: conoscere le proprie emissioni è il primo passo per ridurle in modo credibile, strutturato e verificabile.

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