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Carbon Footprint di Prodotto: guida alla certificazione ISO 14067

Scopri cos’è la Carbon Footprint di Prodotto (CFP), come si calcola e certifica secondo la ISO 14067 e perché sempre più aziende scelgono di certificarsi.

Di Luca Borin |    Ultimo aggiornamento: Luglio 20, 2026    |    Emissioni, Certificazioni

  • Esperto in rischi climatici, calcolo LCA e carbon footprint.

In questo articolo vediamo cos’è la Carbon Footprint di Prodotto (CFP), come si calcola secondo lo standard ISO 14067, quali sono i vantaggi per le aziende e come funziona la certificazione. Vedremo anche la differenza rispetto all’EPD e il legame con il Passaporto Digitale di Prodotto e le nuove regole europee contro il greenwashing.

PUNTI CHIAVE

La carbon footprint di prodotto misura il riscaldamento globale generato da un prodotto.

La norma ISO 14067 definisce le regole per calcolare l’impronta di carbonio dei prodotti.

Le carbon footprint certificata serve a differenziare un prodotto nel mercato, senza rischiare il greenwashing.

Carbon Footprint di Prodotto (CFP): cos’è e a cosa serve

La Carbon Footprint di Prodotto (CFP) è un calcolo che quantifica le emissioni di gas a effetto serra (GHG) generate da un singolo prodotto o servizio lungo il suo intero ciclo di vita. Non solo le emissioni della fase di produzione, quindi, ma l’impatto climatico complessivo di tutte le fasi: dall’estrazione delle materie prime alla produzione, distribuzione, uso e smaltimento finale.

Viene anche chiamata impronta climatica di prodotto, e la sua unità di misura standard è la CO₂ equivalente (CO₂eq).

ISO 14067: cos’è questa norma tecnica

Lo standard UNI EN ISO 14067:2018 è la norma tecnica internazionale di riferimento per il calcolo della carbon footprint di prodotto; la ISO 14067-3 descrive requisiti e linee guida per ottenerne la certificazione. La norma definisce con scrupolosità la metodologia per quantificare le emissioni associate a un prodotto: definizione dei confini del sistema, unità funzionale, raccolta dei dati.

La ISO 14067 non vive isolata, ma si inserisce in un ecosistema normativo. È considerata una norma specialistica della ISO 14001 (Sistema di Gestione Ambientale) e, poiché ragiona sul ciclo di vita, poggia sugli standard del Life Cycle Assessment — la ISO 14040 e la ISO 14044 — pur mantenendo il focus sulle sole emissioni di gas serra. Sono standard scientifici e trasparenti, e proprio per questo strumenti concreti contro il greenwashing.

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Quali sono i vantaggi della carbon footprint di prodotto ISO 14067?

Sempre più aziende si avvicinano al calcolo della carbon footprint di prodotto, e quindi alla certificazione ISO 14067. C’è innanzitutto una ragione sempre più concreta: la certificazione ISO 14067 è spesso richiesta in modo esplicito da clienti, supply chain internazionali, bandi pubblici e gare private, soprattutto quando è necessario dimostrare in modo chiaro e verificato l’impatto climatico di un prodotto. In molti casi non è più un elemento distintivo volontario, ma un requisito d’accesso al mercato.

Oltre a questo, il calcolo porta tre vantaggi principali.

1) Differenzia il prodotto

La certificazione ISO 14067 ha un valore competitivo. In un mercato sempre più attento alla sostenibilità, dimostrare l’ecosostenibilità del prodotto aiuta ad acquisire clienti sensibili al cambiamento climatico. È utile per chi si rivolge ai consumatori — la CFP permette di esporre in etichetta le emissioni di COâ‚‚ del prodotto — ma anche per chi opera in B2B, perché fa guadagnare punti nei bandi di fornitura per clienti pubblici e privati.

2) Riduce sprechi e costi

Calcolare la carbon footprint di prodotto può generare risparmi, perché aiuta a identificare gli sprechi nella produzione e nel trasporto. La riduzione dei trasporti aerei, ad esempio, spinge a migliorare la gestione del magazzino e quindi a ridurre i costi; l’efficientamento energetico dei macchinari abbassa l’impronta ecologica e insieme la spesa per l’energia.

3) Protegge dal greenwashing

Sempre più aziende affrontano accuse di greenwashing, che spesso sfociano in cause legali. La ISO 14067 è uno standard internazionale certificato da auditor di terza parte: comunicare numeri certificati ISO 14067 mette al riparo da questo rischio.

Su questo fronte si inserisce anche la nuova direttiva europea contro il greenwashing (Empowering Consumers, UE 2024/825, applicabile dal 27 settembre 2026). Attenzione però a un punto spesso frainteso: la direttiva non obbliga a certificare la carbon footprint di prodotto secondo la ISO 14067. Vieta piuttosto di presentare un prodotto come “carbon neutral” o “a impatto zero” sulla sola base della compensazione delle emissioni (l’acquisto di crediti di carbonio). Per comunicare in modo conforme la neutralità climatica di un prodotto servono quindi due basi: una misurazione verificata delle emissioni — ciò che fornisce la ISO 14067 — e una neutralità reale, costruita secondo la gerarchia della ISO 14068 (prima ridurre, poi compensare solo le emissioni residue). In altre parole, la ISO 14067 non è imposta dalla direttiva, ma è lo strumento che rende una dichiarazione ambientale di prodotto solida e difendibile.

💡 Misurare e certificare la carbon footprint di un prodotto richiede una raccolta dati accurata e un audit di verifica secondo lo standard ISO 14067: come affrontiamo il calcolo e la certificazione ISO 14067.

ISO 14067 o EPD?

In alcuni casi i clienti richiedono genericamente “l’impatto ambientale del prodotto” senza specificare se serva sviluppare una Dichiarazione Ambientale di Prodotto (EPD) o certificare una Carbon Footprint di Prodotto secondo ISO 14067.

In questi casi la ISO 14067 può rappresentare la soluzione più flessibile, soprattutto quando non esiste una PCR (Product Category Rules) di riferimento per sviluppare un’EPD. A differenza dell’EPD, inoltre, la ISO 14067 non impone vincoli di omogeneità tra prodotti: mentre le EPD multi-prodotto richiedono che la variazione tra i prodotti inclusi sia inferiore al 10% su tutti gli indicatori ambientali, con la ISO 14067 è possibile certificare qualsiasi prodotto del portafoglio in modo indipendente, a prescindere dalle differenze di composizione o prestazione.

Può inoltre costituire un primo step strategico: consente di rispondere rapidamente alle richieste del mercato e, allo stesso tempo, costruire le basi dati e metodologiche per sviluppare un’EPD in una fase successiva.

Come ottenere la certificazione ISO 14067

Ottenere la certificazione carbon footprint ISO 14067 richiede un lavoro accurato: certificare l’impronta di carbonio di un prodotto è un processo complesso, e molte aziende scelgono di appoggiarsi a consulenti esperti. La certificazione può essere rilasciata solo in seguito all’audit di un ente accreditato, che di norma impiega 1 o 2 mesi. L’iter è il seguente:

  • analisi documentale delle informazioni e dei calcoli relativi alla carbon footprint di prodotto (CFP);
  • audit fisico e sopralluogo dello stabilimento produttivo, per verificare che le emissioni di COâ‚‚ riportate siano corrette;
  • redazione del report finale e rilascio dell’attestato di verifica della certificazione ISO 14067:2018.

Quali sono le fasi del calcolo della Carbon Footprint di Prodotto

Il calcolo della CFP secondo la ISO 14067 segue una procedura strutturata:

  • Definizione dell’obiettivo e del campo di applicazione: si determina la funzione del sistema-prodotto e i confini dell’impronta di prodotto.
  • Raccolta dati: si raccolgono i dati sugli input dei processi produttivi — materie prime, energia, materiali ausiliari.
  • Inventario delle emissioni di gas serra (GHG): si validano i dati e si calcolano le emissioni di COâ‚‚ e degli altri gas climalteranti.
  • Analisi critica: si analizzano i risultati e si identificano gli hotspot di emissione. Il consumo energetico è quasi sempre una fonte rilevante, per cui incide molto il fattore di emissione per kWh elettrico utilizzato.

Carbon footprint di organizzazione e di prodotto: quali differenze?

Esistono due tipi principali di impronta di carbonio in ambito aziendale. La carbon footprint di organizzazione (CFO) misura le emissioni complessive generate da un’organizzazione e da tutte le sue attività (standard di riferimento: ISO 14064-1 e GHG Protocol). La carbon footprint di prodotto misura invece le emissioni di un singolo prodotto lungo il suo ciclo di vita (standard: ISO 14067). La differenza chiave, oltre all’oggetto della misurazione, è metodologica: la CFP si basa sull’approccio LCA, la CFO no.

Per approfondire, leggi la guida alla certificazione ISO 14064 (Carbon Footprint di Organizzazione)

Carbon Footprint di Prodotto e Passaporto Digitale di Prodotto

Il calcolo della carbon footprint di prodotto è destinato a diventare sempre più rilevante con il Passaporto Digitale di Prodotto (DPP), introdotto dal regolamento Ecodesign for Sustainable Products (ESPR). Il DPP renderà disponibili in forma strutturata le informazioni ambientali di un prodotto lungo il ciclo di vita — impatti, composizione dei materiali, durabilità, riparabilità, riciclabilità — e l’impronta climatica sarà con ogni probabilità tra i dati più rilevanti fin dall’inizio.

Non è più uno scenario lontano. Il primo Piano di Lavoro ESPR (aprile 2025) ha già individuato le categorie prioritarie — tessili, mobili, pneumatici, ferro e acciaio, alluminio — e i requisiti arriveranno progressivamente tramite atti delegati: da ciascun atto le aziende avranno 18 mesi per adeguarsi, con i primi obblighi attesi tra il 2027 e il 2028.

Oltre ai settori indicati nell’ESPR, l’obbligo di DPP vige anche per il settore delle batterie, così come l’obbligo di calcolo della carbon footprint della batterie. Per approfondire questo argomento, leggi l’articolo dedicato al DPP Batterie.

Calcolare oggi la carbon footprint dei propri prodotti significa quindi non solo ottenere una certificazione o migliorare la comunicazione ambientale, ma costruire fin da subito la base dati per prepararsi ai futuri obblighi del Passaporto Digitale.

CFP e LCA: che differenza c’è?

La carbon footprint di prodotto esprime l’impatto climatico (le emissioni di gas serra) lungo tutte le fasi del ciclo di vita di un prodotto. Quando si parla di ciclo di vita viene in mente il Life Cycle Assessment (LCA): l’LCA misura però l’impatto ambientale complessivo “dalla culla alla tomba”, includendo tutti i parametri — inquinamento di acqua e suolo, consumo di risorse, e così via.

La CFP, al contrario, si concentra su una sola categoria di impatto: il riscaldamento globale (emissioni GHG). Si può quindi pensare alla Carbon Footprint di Prodotto come a un sottoinsieme dell’LCA.

Carbon Footprint Systematic Approach (CFP SA)

Quando un’azienda deve calcolare la Carbon Footprint di più prodotti simili, la ISO 14067 prevede la possibilità di adottare un Carbon Footprint Systematic Approach (CFP SA): un insieme strutturato di procedure, regole, dati e controlli che consente di quantificare in modo coerente e ripetibile la CFP di più prodotti della stessa organizzazione.

Il CFP SA può essere verificato da un ente terzo: ciò che viene certificato non è il singolo calcolo, ma il sistema di procedure che li governa. Una volta validato, permette di gestire in modo più efficiente lo sviluppo delle Carbon Footprint dei prodotti che rientrano nel suo ambito, velocizzando la verifica di ogni singolo studio. L’ambito, però, va definito con attenzione: riguarda di norma prodotti simili, riconducibili alla stessa tipologia, allo stesso processo produttivo e sito, con una variazione della CFP entro limiti definiti.

È una soluzione utile soprattutto per chi ha molti prodotti comparabili da analizzare. La sua implementazione richiede competenze tecniche, documentazione solida, procedure interne e controlli periodici — spesso con verifiche a campione sulle CFP sviluppate — e qui il supporto di un consulente esperto può fare la differenza, sia nella progettazione dell’approccio sia nel dialogo con l’ente di verifica.

Piattaforma digitale per la Carbon Footprint di prodotto

Accanto al CFP Systematic Approach, le aziende possono utilizzare una piattaforma digitale LCA Tool per rendere più rapido e scalabile il calcolo della Carbon Footprint di prodotto.

L’LCA Tool di Ollum viene configurato sui prodotti, materiali, processi e stabilimenti dell’azienda e permette di aggiornare facilmente i dati di input — materiali, consumi energetici, trasporti, packaging e rese produttive — ottenendo rapidamente la Carbon Footprint di più prodotti o varianti.

La piattaforma può inoltre essere utilizzata nell’ambito di percorsi di verifica e certificazione ISO 14067, rendendo particolarmente efficiente la gestione della Carbon Footprint quando il portafoglio prodotti è ampio o i dati devono essere aggiornati frequentemente.

💡 Devi calcolare e certificare la Carbon Footprint di molti prodotti? Con l’LCA Tool di Ollum puoi rendere scalabile il calcolo della CFP e utilizzarlo anche per percorsi di certificazione ISO 14067. Scopri la piattaforma digitale LCA Tool di Ollum.

Il primo passo verso la riduzione delle emissioni

Il calcolo della carbon footprint, di prodotto o di organizzazione, è il punto di partenza di ogni strategia di decarbonizzazione. Solo conoscendo con precisione dove e quanto si emette è possibile individuare le aree critiche, definire obiettivi realistici e costruire un piano di riduzione efficace. Senza questa base quantitativa, ogni impegno climatico rischia di restare una dichiarazione di intenti.

Se vuoi approfondire il tema della riduzione delle emissioni, ti consigliamo questi articoli:

Come possiamo supportarti

La carbon footprint di prodotto (ISO 14067) permette di misurare le emissioni di gas serra lungo l’intero ciclo di vita di un prodotto, differenziarsi sul mercato, ridurre sprechi e costi e proteggersi dal rischio di greenwashing. Il calcolo richiede una metodologia rigorosa e si inserisce in un ecosistema normativo più ampio, che comprende la ISO 14040/14044 per l’approccio LCA e la ISO 14064 per la carbon footprint di organizzazione.

Ollum supporta le aziende nella certificazione della carbon footprint di prodotto secondo ISO 14067, nella certificazione della carbon footprint di organizzazione secondo ISO 14064 e nella costruzione di un piano di decarbonizzazione fondato su dati reali.

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